Natalia Castaldi - Inediti
QUALE SENSO D’INSANA ACQUIESCENZA
Sono cadute le ultime rose nel tramonto di fine estate. Nel caldo umido che segue la pioggia si alzano ancora nugoli di zanzare: la pelle si assapora nel sudore stanco di una luna tersa, appena autunnale.
Pietra dopo pietra costruisco la mia tomba: sepoltura di lavanda fresca e di verbena.
*
Rincorrere il tempo nella lentezza delle ore
e’ come affacciarsi stretti al muro
per paura di lanciarsi nella bellezza del vuoto
me ne sto qui, imbrigliata nel sibilo delle parole
come un pavimento vischioso che s’inceppa nelle suppliche dei topi.
Voglio tornare ad essere bivio d’incertezze,
chiudere il rubinetto all’ossessione della goccia:
drop …
drop …
drop …
per stendere le palpebre su un masso e bisbigliare:
Quale senso d’insana acquiescenza
può venire alla terra dal mare?
Saranno ancorati a mille lidi
i ricordi ovattati di ieri
ed avranno negl’occhi gl’umori
sulle carni i percorsi e gl’artigli
di carezze il sapore nei pianti
mai vissuti nei sogni che avevi
Essere volo di rondini
che non fa primavera
mentre la neve si compatta
e dormono le primule.
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***
LA NOIA DI SCRIVERE
Abbiamo avuto il nostro penoso tramonto,
la ruggine delle foglie,
la noia delle primavere quando invadono l’inverno,
i silenzi della notte
e tutto qui per noi
a sobillarci la stoltezza di scrivere prolissità
nella pronunzia sorda del vento
impigliato ai denti aguzzi delle stelle
quando, lento, rimastica le ottuse ipocondrie del giorno
Vedrai, anche questa funesta pagina di male
si scioglierà nei giardini segreti degli istinti
ove soggiacendo oltre ogni logico volere
guariremo nel libarci alla fonte dell’inganno
Oh mia scure!
Famelica lama abbatti il mio tronco
fino al battesimale incontro
delle vene al cuore
e che non ammetta il minimo dubbio
riguardo la rotondità della terra
ed al vagare risucchiati dal suo ventre di legenda
come mesta novella sul divagare delle cose,
come fosse tutto puerile invenzione dell’arte,
come se un platonico sussulto
potesse rendere giustizia alla monotonia del verso
Non senso:
penuria di parole alla penna digiuna d’argomenti
Senti la ruggine mangiare i corpi, le lamiere, le giunture?
È anch’essa noia nelle cose inanimate
e fuori tutto è fermo nel suo ferruginoso aspetto,
almeno piovesse.
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SE CHIEDI IL MIO NOME
é
un’anima pura nella sua dannazione che espia le colpe e le macchie di chi se n’é servito
un purgatorio di vento che lascia annodati i capelli alle unghie ed ai sassi
un fiume di lava che incendia i sensi per purificarne la carne nel desiderio terreno
se chiedi il mio nome - é un insieme di parole maledette - ti rispondo
é l’altrove che si consuma nella neve come una fiamma senza speme
la cartilagine che avvolge le ossa nella fatica della leva alle ginocchia
la malsana onda che sconquassa la riva di detriti ed incuria
la notte folle delle ombre infantili dietro il vetro
l’ultimo inverno prima di morire
mi svesto del mio nome:
e volano le sillabe
Nenia d’autunno
Avanzi lenta agl’occhi
Triste l’azzurro m’
Ágita le foglie ———————————————————————– re-surr-exit
Lieve la carezza t’
Insegua il passo - dell’ultimo [mio] -
Addio
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Natàlia Castaldi nasce a Messina il 13 gennaio 1971, dopo una formazione classica si iscrive dapprima alla facoltà di Lettere classiche della sua città, poi abbandonerà quel percorso di studi per trasferirsi tra Milano e Roma dove frequenterà il corso di Laurea e specializzazione in Interpretariato e Traduzione, conseguendo nel 1997 la specializzazione in Traduzione di lingua inglese e spagnola. Dopo anni di viaggi tra Italia e Inghilterra, dal 2000 è tornata a vivere e svolgere la sua attività di traduttrice libero professionista e scrittrice nella sua città natale. La traduzione poetica, la poesia e la partecipazione attiva alla vita politica e civile, sono i suoi principali campi di interesse, che considera dipendenti e consequenziali gli uni dagli altri.
Publicazioni: Il giardino dei poeti – antologia di poeti italiani – Historica – Il Foglio Letterario, novembre 2008 - Pro/Testo – Versi – antologia – Fara Editore, giugno 2009