progetto lettura 72 = marmo legge marmo

Roma, giovedì 26 novembre, ore 18, via V. E. Orlando, 86

La LibreriaFeltrinelli International presenta
 
 incontro con la poesia di
 ANNAMARIA FERRAMOSCA
 
 presentazione del libro antologico
 
 Other Signs, Other Circles          
             ( Altri Segni, Altri Cerchi )
Poesie edite e inedite 1990-2009 in versione bilingue
Chelsea Editions, New York 
Lettura scenica a tre voci di Almerica Schiavo, Alessandra Grego, Annamaria Ferramosca
 
Commenti dì: Marcello Carlino –docente di Letteratura Italiana.Università la Sapienza
                    Anna Maria Robustelli – docente di Letteratura Inglese e traduttric
Coordina la scrittrice Luciana Vasile
                  
          
                                                                                         (dal retrocopertina)     
 “Brani da ascoltare con amore e stupefazione. Una poesia ricchissima:
sia di concrete presenze scientifiche sia di lontane suggestioni elleniche
e bibliche.” –Letizia Lanza
 
 “Questa scrittura ha qualcosa di ancestrale e di cosmico per cui si espande
 fino a comprendere ogni manifestazione della vita ordinaria, anzi ne diventa
l’intima giustificazione, la tessitura che lega “le tracce e i fuochi”.
Ecco, questa sublimazione della prassi del vivere è il fulcro di questa poesia.” 
Donato Valli
 
 “ Proprio questa mitopoiesi, come attraversamento e confronto con le culture
e con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di Annamaria Ferramosca.”
 –Marcello Carlino

 

Giovanna Marmo

 
 
 
 
 
 
 

Giovanna Marmo, da "Fata morta", Edizioni d’if, 2006.

 
 
Guardami
 
Sono la fata morta,
sono il tuo specchio,
la mia dolce vendetta e
 
non ho voce.
 
Non dormire. I miei occhi ti sorvegliano.
 
Sono il tuo letto,
la tua bara con i frutti morti,
il tuo letto con i tuoi stupidi angeli.
 
Fermagli di donna ti mostrano i denti.
 
Sono la stanza dove tu,
 
cospargi il tuo corpo
di tossici unguenti.
 
Sono quella che dice, ti amo bimbo mio malato.
 
Sono la doccia di sabbia disperata,
quella in ginocchio,
che si tinge i capelli di nero,
che ti trapassa il volto.
 
Mia fata morta, mia dolce vendetta.
 
Quella che dici, quanto sei bella,
mangiatrice di fango,
delicata bambina, senza guinzagli
morente tra le tue braccia.
 
  

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Canoa
 
Cade.
 
È il cielo che è nero e pieno di uccelli
muti.
 
I sentieri dormono.
 
La roccia taglia la luna.
E le grandi foglie sono bianche.
 
E il lago è profondo,
sotto le foglie immobili
 
E i fiumi sono lunghi.
toccano i sentieri.
 
Lenti scorrono tra la tundra e la taiga.
 
Il fondo del lago si solleva
La canoa affonda tra le alghe
 
 

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Giovanna Marmo Ha pubblicato: Occhio da cui tutto ride (No Reply, Milano 2009), Lunghe piogge (Ogopogo, Potenza 2008), Fata morta (edizioni d’if, Napoli 2006), il cd audio Sex in Legoland (DeriveApprodi, Roma 2002), Poesie (Studiozeta, Napoli 1998). È presente in antologie e riviste, come Doni di-versi in rete (edizioni d’if, 2003), Verso, l’immagine. Sulla soglia tra arte e poesia (Fond. Baruchello, Roma 2004), 1° non singolo. sette poeti italiani (Oédipus, Salerno/Milano 2005), “Exit” n.40 (Montréal, Quebec 2005), “Sewanee Theological Review” (Michaelmas 2006). Slam, antologia europea (No Reply, Milano 2007). Veus paralleles (Rema 12, Barcellona 2007), “Il Verri” (Milano 2009). Nel 2000 ha fondato il gruppo “Nani Nudi” con i quali ha realizzato performances musicali (Sex in Legoland, La banana della morte, Osservazioni sul regno dei muti. Ha collaborato con musicisti, in particolare ha scritto testi per Le Loup Garou (Francesco Prota) e Nino Bruno e le otto tracce. Con Nino Bruno ha realizzato l’installazione sonora Fata morta. Ha vinto il premio per la poesia Antonio Delfini (Modena 2005). Dipinge e illustra libri.

 

Con preghiera di massima diffusione
 
CITTÀ DI SASSO MARCONI
www.comune.sassomarconi.bologna.it/
PROVINCIA DI BOLOGNA
&
Circolo Culturale “Le voci della luna”
 
Presentano

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “RENATO GIORGI” 2009 - XV Edizione
CERIMONIA DI PREMIAZIONE
 
Sabato 31 ottobre 2009 - ore 16.00
 
Sala “Renato Giorgi” – Città di Sasso Marconi
 
Via del mercato 13, Sasso Marconi
 
tell.: 347 5124366 – 349 4295503
 
vincitori premio renato giorgi 2009

Normanno da "O il capriccio o il fato"

(Normanno ‘93 autoritratto)
 
Trènos per cosmonauti sovietici
 
Pensando allo stare su un greto
tra odorose conchiglie fruscianti steli
con sulle labbra la strenua fragranza
dei Sali, nelle orecchie il tamburio
delle navi fameliche! Gabbiani
di perlaceo piumaggio, calcareo strido
volare sopra di noi silenziosi
lungo la riva del mare loquace e congruo!…
 
E fossero pur piombate a terra
con strepito le Piramidi o i ponti
spavaldi di Manhattan la temeraria,
allora, quando le tegole del Sole
né sofismi né venti avrebbero scosso,
o dopo, quando caprino tanfo avrebbero
offerto le sconquassate case a Demetra,
nessun fastidio avrebbe segnato
la leggera corteccia del mio orecchio,
nessuna moneta mi avrebbe comprato
una stilla di pianto, un “oh!” desolato!…
 
Impresa grande sopravvivere agli estremi
delle stagioni, all’invadenza delle maree,
siglando aforismi diari, graffiando simboli;
sfuggire alla lama del vento
in altopiani, in calanchi, in abissi
con indumenti di lana o di stoppa!…
 
E in un attimo voi, cari, capiste
cosa contengono tutte le angosce
dei viaggi, di traslochi, dei rapimenti;
capiste il pianto della serva licenziata
e il dispetto della recluta comandata,
la torva malinconia del detenuto
e l’isterico riso del superstite
assordato, smagrito, bruciacchiato,
la querimonia del cane estromesso,
l’occhio mite del bue segregato,
tutti gli anonimi fascini dei macelli!…
 
Pensando allo stare in poltrone
damascate, con crivelli enigmatici
tra le mani, sorteggiando o pasteggiando
le vite delle tribù raccolte presso
una frana o una fonte! Fissare insegne
da usarsi in pochi anni o in generazioni
tra miasmi di canfore o di muffe,
tramandole di private convenienze!
 
Qua, in questa nostra angusta crosta
Friabile, velata da grasse scorie,
spaccata dalle macchine irriverenti,
orbata dei figli animali,
oltraggiata nel costume dei ragionevoli,
arsa nei boschi, invasa nelle montagne,
rigata per giuoco da fanciulli criminali,
fatta deserta di ingenui viventi
tra le onde, nell’aria, tra le erbe,
comprata e rivenduta da sovrani
isterici, smaniosi, prepotenti!
 
Impresa grande perdonare il debole,
palpeggiare la spalla al ladro pentito,
sorridere riguardando le schegge vitree
iridescenti delle nostre lenti
di miope, di temerario, di rassegnato,
colpite di pugno del Titano!…
 
Dunque un ermetico ghigno avrà brillato,
nei funebri musei della nostra storia,
sopra i crani sdentati degli oranghi,
dei sauri, dei cetacei, dei marsupiali,
quando sulle violette borse i vostri
umidi occhi si sono serrati
a questa cardiopatica potenza…
Era la sacra vendetta dei moduli eterni
ad adattare sul segreto cosmico
il nostro miope mistero, il blioso dubbio?
Se c’è limitata scelta (o c’è, ormai!…),
preferisco voi vittime, la Natura superstite!…
 
                             (Cagliari, 8 Luglio 1971)
 

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A fregiarsi del titolo di epigoni – Da “Liminaria
 
Il giorno dopo la gara dei ciclisti
le siepi di vitalba apparivano invase
dai biocchi bianchi di bava sputata
dai ragazzetti agonisti alle finestre
dell’afa domenicale con rabbia sadica.
L’aurora vestì camicie inamidate;
si affacciarono spettri alle mansarde
chiedendo gli ultimi calibri della storia
percorsa elegantemente dalle gazzette…
 
Io, setacciando la valle Garfagnana
come un antico pellegrino, avevo
alle porte di Lucca intimamente
compreso nella luce e nel marasma
cosa gorgoglia nel canto spiegato di Mignon:
quelle note di alba australe,
le cavalcate al margine degli oceani,
le sofferenze di Gaugain prodotte
sull’altra ampolla vitrea della clessidra!
 
E avevo visto donne scarmigliate
distribuire orciuoli di acqua diaccia,
lontano da tutti gli sguardi dei giuri,
a questo o a quello degli irsuti contendenti;
avevo scorto fanciulle impermalite
strepitare meccaniche di inganno
ad ogni transito della ronda cicalante,
raccolto il loro invito disumano
a una vittoria “costo quel che costi”
 
Perciò, poi, solo, ritto accanto all’urna
di te, Ilaria, nel tepore della chiesa
e nel verde silenzio vespertino
tramato dalle superstiti vocazioni,
quando provvidenziali refezioni
irroravano gli ultimi affamati,
come irrazionalmente provocando
il mio puro amore che giaceva lontano,
dolorante, ho domandato:
 
“Tu che sapevi di giuochi di erotismo?
Quanta bontà sgorgava nel tuo giorno
da tante repressioni del primo istinto
e quanto si misurava sugli aforismi
platonici, nei meriggi penetrati
da tutti i sornioni effluvi di glicini e tigli?…
La tua morte immatura è proprio un fiore
maligno di papille non sfiorate,
di temerari giudizi non covati!…
 
Guarda come hanno leso questa Natura
perché nell’altoparlante la voce roca
possa ben declamare il nostro diritto
a fregiarci il titolo di epigoni estremi,
di maestri di buona vita!
Nei silenzi cullati dai telai,
nelle attese scandite da letture
la tua bellezza fu forzata al gusto
del bene, dell’equilibrio, dell’amicizia!”
                     (Lucca, 29 Luglio 1974)
 

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E dunque nella parcella catastale
che nutre il modesto orto del mio scetticismo
per tante insane promesse dell’estro civile
un brulichio di voci e di tensioni
anima il poggio verde,la zolla bruna.
Si espandono per deserti e per foreste
gli appelli ed i messaggi, voti e minacce,
calcoli estremi di meriti e di colpe
sono stenteoreamente declamati
oppure scaltramente alterati e occultati
da alcuni fortunati o da avventurieri.
…Sui tratti fisionomici indiscernibili
emerge il sigillo vocale inimitabile,
l’impronta di ciascun pollice denuncia
i caratteri vani tuttavia unici
di sfruttate,spossate identità…
-Quella prostituitasi con la mosca,
quella carpita dal rovo no, Signore;
la nutritasi in fango, no, Signore,
non redimerla, non beatificarla!
Abbi la massima stima del tuo genio,
non farlo sgretolare a tante miserie!
Se bene impiegherai il tuo Sacro Talento
vedrai utilmente restringersi il nostro convegno,
cordiali moniti potremo palleggiarci
tra scranno e scranno del Radioso Paradiso
con te Pantocrate noi degni superstiti.
Attraverso il tuo occhio scruteremo
il rogo delle storiche cataste
in cui è andata dispersa l’onda vitale
quando le moltitudini spronate
a razionale alacrità non seppero
più come conciliare istinto e ragione…-”

 
Normanno (Luigi Romano) nasce a Roma dove studia filosofia e musica, dal 1974 risiedi a Cori (Lt). Ha insegnato Filosofia e Lettere. Ha pubblicato tra il ’58 e il 62’ in riviste specializzate recensioni e studi sulle problematiche di massa. Agli inizi degli anni ’60 ha svolto intensa attività editoriale presso una nota casa editrice romana, redigendo tra le altre cose “storia della musica” enciclopedia per ragazzi. Nel 1962 una sua commedia “Il verde Giorgio” veniva selezionata in un concorso bandito dall’Istituto del Dramma Italiano.
Dalla metà degli anni sessanta si è dedicato alla pittura e fino al 1974 ha esposto in personali e collettive. In poesia ha pubblicato: Sintagma (1963) “Il miracolo intenso della casa” (De Luca 1971) “O Capriccio o il fato” (1973) “Avanguardia della primavera” (1974) “Liminaria” (1983) “Replicare alla sfinge” (Edizione del Leone, 1994) “Mentre uomini ed astri tornano in ciclo “(1995) “Urgenti per la fine alchimia” (Edizioni del Leone 1996) “Ellenica è la ragione” (Fermenti 1998)
“Poeta in Ninive” (Book Bologna, 1999)“Due poemetti: “Confessione fisiologica di Albrecht Durer e Quando Pierre Clastres decisenon più viver”e ( Fermenti 2001) “Da Alchera alla City” (Book Bologna, 2005).Sue poesie sono comparse in varie epoche su varie riviste: Scena illustrata, Arte e Poesia, Prospetti, Galleria, Tempo presente, Forum Italicum ecc). Dal 2008 si è quasi completamente impegnato nella composizione posizione musicale su computer.
 

 

  Angelo Tozzi

Da: Abrasione da rivoluzione" Clepsydra Edition
letture Anila Resuli
The fly
 
Dubbi di ritorno
atterrano sul davanzale
sono
richiami acrobati
tra salti di rane da imitare
io
apro la finestra
ai looney tunes
occhi già sull’asfalto
prima del tonfo
è
il volo di una mosca
che non aspetterà l’inverno.

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Il nido
 
 
 
E di tempo io poi ne avrò abbastanza
per incendiare un lutto ormai elaborato
 
è il suicidio tumulato da fiondate di bisbigli
è la mano tesa a un orizzonte senza nord 
è la notte che arranca sbriciolando gradini
 
saliti dondolando verso la stanza che russa
rantola e silenzia le albe strangolate.
 
Una volta sola nella vita si ascolta un grido
che entra nelle orecchie e rimane lì
a costruire eternamente il proprio nido

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Abrasione da rivoluzione
 
 
Una calma pigra vaga nel cielo hopeful di Las Vegas
oppure
una mamma messicana grida Ayudame! sul ciglio di un tombino
oppure
rarefatto arriva Dio su una mela verde con due piccioli
oppure
 
aspettando la rivoluzione con i polpastrelli abrasi su bolle di sapone.

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Rumore
 
Era ancora estate
una di quelle
da sparare alle cicale
e schiacciare grilli notturni
 
una campana suonava lontana
a sotterrare preghiere afone
quella sera da lutto
attorno a una flebo vuota
 
un rosario di madreperla
toccava terra
e un aereo
passava sulla casa.
 
A sovrapporre rumore
su sospiri sordi.

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Nessuno appartiene al passato
La pioggia di pasqua appassisce tutto
come la povertà che sferraglia su rotaie
sui binari diretti al monte di pietà

gioielli di famiglia declamano ricordi
mobili muffosi taglieggiano i segreti
quadri santi alitano paziente indigenza

su e giù per scale torridamente incenerite
su e giù per le scale torridamente riarse
un fuoco anteriore fa il proprio mestiere

maledetto il quasi sole primaverile
che torna in quella casa svilita
e le ore passano come un rimpianto
senza data di inizio né fine.

C’è sempre un sospetto a cui apparire
buttando uno sguardo all’ultimo specchio.

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Aquiloni
I poeti pellegrini
liberano un aquilone
per ogni parola scritta.

Il cielo
mai
è stato così bello.

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Angelo Tozzi nasce nel 1960 a Latina, dove risiede. Scrive poesie e racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su riviste e antologie. Pubblica il suo primo racconto ‘Lassù nel blu’ sul mensile Ego 2005.  Susseguono poi nel 2006 ‘Il sangue della palude’ inserito nell’antologia Racconto Latina ediz. Egobook, nel 2008 - ‘L’America!’ nell’antologia Il viaggio e l’avventura ediz. Centocinquantalibri e la poesia ‘Insensato eppure’ nell’antologia del concorso Filari in versi. Sempre nel 2008 ottiene la menzione speciale per l’originalità della trama del racconto ‘Mai niente sarebbe bastato’ al concorso Giallolatino ediz. Egobook, finalista e pubblicazione della poesia ‘Respiri/Illusione’ nell’antologia del XX conc. naz. Accademia G.G.Belli e tre racconti nel libro ‘L’età dello scorpione’ ediz. Il caso e il vento. Nel 2009 La poesia ‘Scale’ pubblicata nell’Antologia Letteraria ‘Voci e sguardi’ del Rhymers’ Club.- Tre racconti pubblicati nell’antologia ‘L’età dello scorpione’ ediz. Il caso e il vento2009 - Primo classificato al concorso di poesia “Mille papaveri rossi” dedicato a Fabrizio De Andrè. 2009 - Primo classificato al concorso di poesia “Mille papaveri rossi” dedicato a Fabrizio De Andrè.
.Blog dell’Autore
http://highway.splinder.com/

 

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