- progetto lettura 75 = resuli legge germani-

Segnalo l’interessante iniziativa della casa Editrice l’Arcolaio:

Fino al 25 febbraio p.v., i libri della CASA EDITRICE L’ARCOLAIO verranno ceduti a metà prezzo. L’iniziativa viene promossa al fine di permettere ai lettori di non privarsi dell’acquisto di un buon libro, a dispetto della crisi economica che per adesso non accetta a diminuire. Questo eccezionale sconto avverrà solo se gli ordini verranno effettuati tramite il "carrello vendita" del sito editoriale.
Vi forniamo qui di sotto alcuni esempi di reale sconto.

GIORNI MANOMESSI - ROBERTO CECCARINI - PREZZO LISTINO EURO 13 // PREZZO SCONTATO: 6,5 EURO

IL PANICO E LA GRAZIA - EMIDIO MONTINI - PREZZO LISTINO 13 EURO // PREZZO SCONTATO 6,5 EURO

CICLO DI GIUDA - LORENZO CARLUCCI - PREZZO LISTINO 12 EURO // PREZZO SCONTATO 6 EURO

INTERNO, ESTERNO - SALVATORE DELLA CAPA PREZZO SCONTATO EURO 5,75

BUCARE LA POLVERE - KATIA ZATTONI EURO 5,75

COSMESI - TONINO VAAN EURO 5,75

LIVORNO - MAURO GERMANI EURO 5,75

DIRE - FABIO MICHIELI EURO 5,00

GLI AFFANNI, GLI E LA SPERANZA - GIORGIO BARBERI SQUAROTTI EURO 5,50

I RUDERI DEL TAURO - ENRICO DE LEA EURO 5,50

IO CANE - ROBERTO COGO EURO 5,50

E COSI’ PER GLI ALTRI VOLUMI.

AVVERTIAMO CHE:

GLI INCENDI DI FILIPPO DAVOLI
STANZE DEL VIAGGIATORE VIRALE
DI GIOVANNI TURRA ZAN

SONO ESAURITI

 Mauro Germani "Livorno"- Casa Editrice L’Arcolaio -

Letture di Anila Resuli
 
Dalla sezione “Livorno
 
Il duomo bianco nella notte
Come un nome abbandonato.
 
E poi quel lamento del cielo,
i balconi accesi
nell’attesa,
sul precipizio del cuore.
 
Oh, lacrime senza volto,
fuoco d’esilio
e d’insonnia, congedo
di tutto l’universo!
 
Non c’era il tuo sguardo
a dirmi chi ero.
 

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Dalla sezione “Una voce persa
 
E’ bastato pochissimo, una sera obbediente, un’attesa.
Io ero un diario mai scritto, una voce persa, il gelo solitario e
spaventato.
C’ero e non c’ero dentro la scommessa del tempo, fra i lampioni
rubati e la via, i baci derelitti, gli appuntamenti del buio.
C’ero e non c’ero a metà dell’inverno , come un soldato senza
divisa, un ragazzo appena sconfitto.
C’ero e non c’ero nella mia vita.
 

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Dalla sezione “Un Dio di niente
 
Io come niente, come nessuno.
 
Un graffio bianco a ricordare,
a dire perché una stanza vuota,
in un ronzio di voci,
come un allerta di nuvole e di capelli,
come una discendenza di mani…
 

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Dalla sezione “L’aperto
 
Buio nel tempo
e passi
che verranno
alle porte
come orazioni
da impiccare
o verbi
bruciati da sempre.
 
Finestre,
campi rovesciati
nel vuoto.
 
Sputi d’infanzia.
 
Nessuno chiama,
nessuno vede
dal mondo
di fronte.
 
 

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Fu una domanda
una scintilla
negli occhi.
 
E poi
tracce senza
soccorso
una croce
vuota,
qualcuno
nel mattino
già freddo.
 
Tutto
a solcare
un pensiero
un grido
fermo
all’infanzia
che diceva
“è presto,
è presto questo
battere sordo,
questo morire
a frammenti
nel cielo di marmo,
questo nome
che non so
pronunciare”
 

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Mauro Germani Nel 1988 ho fondato la rivista di scrittura, pensiero e poesia "Margo", che ho diretto fino al 1992. Nell’ambito della narrativa ho pubblicato "Racconti segreti" (Forum,1985) e "Il prescelto" (Alberto Perdisa Editore, 2001), mentre nell’ambito della poesia ho pubblicato "L’attesa dell’ombra" (Schema, 1988), "L’ultimo sguardo" (La Corte, 1995), "Luce del volto" (Campanotto, 2002), "Livorno" (L’arcolaio, 2008, www.editricelarcolaio.it). E’ curatore del blog Margo (http://maurogermani.splinder.com/)

 

nat-ottobre-2008-03-b-w Natalia Castaldi - Inediti

 

QUALE SENSO D’INSANA ACQUIESCENZA
 
Sono cadute le ultime rose nel tramonto di fine estate. Nel caldo umido che segue la pioggia si alzano ancora nugoli di zanzare: la pelle si assapora nel sudore stanco di una luna tersa, appena autunnale.
Pietra dopo pietra costruisco la mia tomba: sepoltura di lavanda fresca e di verbena.
*
Rincorrere il tempo nella lentezza delle ore
e’ come affacciarsi stretti al muro
per paura di lanciarsi nella bellezza del vuoto
 
me ne sto qui, imbrigliata nel sibilo delle parole
come un pavimento vischioso che s’inceppa nelle suppliche dei topi.
 
Voglio tornare ad essere bivio d’incertezze,
chiudere il rubinetto all’ossessione della goccia:
drop …
drop …
drop …
per stendere le palpebre su un masso e bisbigliare:
Quale senso d’insana acquiescenza
può venire alla terra dal mare?
Saranno ancorati  a mille lidi
i ricordi ovattati di ieri
ed avranno negl’occhi gl’umori
sulle carni i percorsi e gl’artigli
di carezze il sapore nei pianti
mai vissuti nei sogni che avevi
 
Essere volo di rondini
che non fa primavera
mentre la neve si compatta
e dormono le primule.
 

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***
 
LA NOIA DI SCRIVERE
 
Abbiamo avuto il nostro penoso tramonto,
la ruggine delle foglie,
la noia delle primavere quando invadono l’inverno,
i silenzi della notte
e tutto qui per noi
a sobillarci la stoltezza di scrivere prolissità
nella pronunzia sorda del vento
impigliato ai denti aguzzi delle stelle
quando, lento, rimastica le ottuse ipocondrie del giorno
 
Vedrai, anche questa funesta pagina di male
si scioglierà nei giardini segreti degli istinti
ove soggiacendo oltre ogni logico volere
guariremo nel libarci alla fonte dell’inganno
Oh mia scure!
Famelica lama abbatti il mio tronco
fino al battesimale incontro
delle vene al cuore
e che non ammetta il minimo dubbio
riguardo la rotondità della terra
ed al vagare risucchiati dal suo ventre di legenda
come mesta novella sul divagare delle cose,
come fosse tutto puerile invenzione dell’arte,
come se un platonico sussulto
potesse rendere giustizia alla monotonia del verso
 
Non senso:
penuria di parole alla penna digiuna d’argomenti
 
Senti la ruggine mangiare i corpi, le lamiere, le giunture?
È anch’essa noia nelle cose inanimate
e fuori tutto è fermo nel suo ferruginoso aspetto,
almeno piovesse.
 

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***

  

SE CHIEDI IL MIO NOME
 
é
un’anima pura nella sua dannazione che espia le colpe e le macchie di chi se n’é servito
un purgatorio di vento che lascia annodati i capelli alle unghie ed ai sassi
un fiume di lava che incendia i sensi per purificarne la carne nel desiderio terreno
se chiedi il mio nome - é un insieme di parole maledette - ti rispondo
é l’altrove che si consuma nella neve come una fiamma senza speme
la cartilagine che avvolge le ossa nella fatica della leva alle ginocchia
la malsana onda che sconquassa la riva di detriti ed incuria
la notte folle delle ombre infantili dietro il vetro
l’ultimo inverno prima di morire
 
mi svesto del mio nome:
e volano le sillabe
 
Nenia d’autunno
Avanzi lenta agl’occhi
Triste l’azzurro m’
Ágita le foglie    ———————————————————————– re-surr-exit
Lieve la carezza t’
Insegua il passo - dell’ultimo [mio] -
Addio

 

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Natàlia Castaldi nasce a Messina il 13 gennaio 1971, dopo una formazione classica si iscrive dapprima alla facoltà di Lettere classiche della sua città, poi abbandonerà quel percorso di studi per trasferirsi tra Milano e Roma dove frequenterà il corso di Laurea e specializzazione in Interpretariato e Traduzione, conseguendo nel 1997 la specializzazione in Traduzione di lingua inglese e spagnola. Dopo anni di viaggi tra Italia e Inghilterra, dal 2000 è tornata a vivere e svolgere la sua attività di traduttrice libero professionista e scrittrice nella sua città natale. La traduzione poetica, la poesia e la partecipazione attiva alla vita politica e civile, sono i suoi principali campi di interesse, che considera dipendenti e consequenziali gli uni dagli altri.

Publicazioni:  Il giardino dei poeti – antologia di poeti italiani – Historica – Il Foglio Letterario, novembre 2008 -  Pro/Testo – Versi – antologia – Fara Editore, giugno 2009

 

other-circles

 

Vorrei segnalare un altro articolo su Luigi Di Ruscio e precisamente quello di Walter Pedullà apparso sul messaggero prima dell’estate. Charisco che segnalare gli articoli sul Di Ruscio è solamente un modo per dare giustizia ad un autore che vive lontano dalle ribalte nostrane e dai giochi di scambi di favore.    
                                                                                                                                                         
IL MESSAGGERO 25 maggio 2009
 
IL CASO
 
NON DIMENTICARE DI RUSCIO
 
 
Anche in narrativa chi bene incomincia è a metà dell’opera. Alcuni narratori imbroccano le prime trenta pagine e vivono a lungo di rendita; altri imbroccano il primo dei dieci racconti del volume e sono indimenticabili per un anno. D’Arrigo invece paga ancora una lunga – bellissima -  descrizione in lingua italo-calabro-sicula di Horcynus Orca, sulla quale molti lettori si sono bloccati per decenni. Di incipit che spiazzano con erto linguaggio si può morire.
Rischia analogo destino Cristi Polverizzati di Luigi Di Ruscio (Le Lettere, 307 pagine), ristampa e riscrittura del romanzo di un marchigiano che nella poesia si era allenato ad essere originale con ogni traslato. Nessuno tuttavia si spaventi dinanzi a una prosa che ricorda il “nuovo realismo” degli Anni Settanta: non è neorealismo. Più dei “franchi tiratori” i cosiddetti selvaggi, neosperimentalismo calcolatamente “senza lettere”, ma non sia più neoavanguardia. Non lo è, il lettore vada oltre le apparenze iniziali. Di Ruscio nasconde le abbondanti e ben selezionate letture sotto una sempre più frizzante superficie i visioni, interpretazioni, metafore, con cui raccoglie intorno alla propria vita quanto gli è successo dagli Anni Trenta ad oggi. Datata sarà l’epoca, non il libro: lo giura su ogni frase il persistente piacere della lettura.
Secondo Di Ruscio, nell’orologio più delle ore – il tempo lungo della storia?- contano i minuti. Inesauribile è la sorpresa delle emozioni intellettuali nelle centinaia di episodi che fanno la serialità a partire da un uomo che ha visto di tutto e che strafede per fazioso punto di vista o per nostalgica lungimiranza. Gide rimproverava ai narratori d’avanguardia di voler vincere un premio a ogni parola? Nel Luna Park di Luigi Di Ruscio si colpisce il bersaglio con idee che trasgrediscono per trasgressione, con grappoli d’immagini che non temono di scandalizzare e con parole nate deformi per lacerante forcipe mentale.
Tutti questi capelli fanno straripante chioma ricciuta, ma. Col passare delle pagine, a due terzi, il romanzo incanutisce, mostra gli anni l’estremismo politico, serviva qualche scorciatoia o uno shampoo. Comunque occhio da visionario e fiuto da animale letterario di talento su una bella testa. Non tagliatela, non spegnete la voce del vecchio narratore scappato in Norvegia per non integrarsi nella nostrana narrativa d’evasione.
                                                                                                     Walter Pedullà
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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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