Lei non era un soggetto semplice: aveva diverse nature contrastanti che venivano fuori a seconda della luce e dell’angolo e del momento. Da certi angoli sembrava una suonatrice d’orchestra sobria e compita, da altri prendeva un’aria da ragazzina sensuale, da altri aveva un’ombrosità schiva da donna selvatica; da altri ancora sembrava una teppista, da altri una giovane signora borghese. Un momento era timida, e un altro aggressiva; in una luce era molto bella , in un’altra quasi bruttina. Aveva anche una faccia segnata per la sua età, e alcuni denti otturati con amalgama di piombo senza grandi preoccupazioni estetiche . Nell’ insieme questi difetti le stavano bene come delle qualità, davano solo un velo di vita al suo modo di essere attraente. Le giravo intorno sempre più vicino, sempre più affascinato da lei, sempre meno professionale.
Arcodamore - A. De Carlo Ed. Mondadori pag.72