progetto lettura 72 = marmo legge marmo
tutto quello di cui avevi bisogno
era di una finestra aperta sulla strada,
del rintocco carnale dell’aria,  
che non aveva altra voce se non la sua.
e di quella parola detta a voce bassa,
                           quasi a dire messa,
che si sarebbe potuta insinuare
tra le venature dure del giorno,
ogni volta che il carillon della pioggia
rallentava, sulle pieghe sfrangiate,
dello sguardo tuo bestemmiato.

 

Scansione0003

Tra le cose da conservare nel mio  strato mnemonico c’è sicuramente la poesia Quasimodiana, rea di aver segnato profondamente il mio percorso di conoscenze letterarie post-adolescenziali. Infatti dopo l’attrazione fatale verso i poeti maledetti, oggetto di studi scolastici, l’avvicinamento a testi ermetici, inevitabilmente mi portò sulla strada del poeta siciliano. La scelta sofferta del titolo del blog (forse non originale) "oboe sommerso" è la riprova del mio attaccamento primordiale verso questo autore classico. Gilberto Finzi nell’introduzione a "tutte le poesie di Quasimodo" edito dalla Mondatori nel 1995, asserisce che la poesia italiana  che va dal  periodo dal ‘32 si muoveva verso una chiusura alla realtà e un’oscurità stilistica , pari solo forse a quella degli antichi trobaudours provenzali. Insomma l’ Ermetismo era la rivincita della parola sull’ azione ( ideale futurista e  propaganda dal regime fascista), il silenzio e lo spazio bianco che circondano il verso e la sua musica, l’oscuramento dei significati in nome di un linguaggio che diventasse possibilmente l’espressione dell’io e dell’indicibile, sublimati dall’essenzialità formale. L’ermetismo Quasimodiano è caratterizzato dall’assolutizzazione della parola ottenuta utilizzando varie tecniche, come ad esempio l’eliminazione dell’articolo,  l’isolamento dei sostantivi in versi brevissimi e  una serie di ellissi che tralasciano verbi ed altre frasi del discorso sintattico. I versi eponimi di "oboe sommerso" ne sono una prova provata.  

 

….un oboe gelido risillaba

gioia di foglie perenni

  non mie, e smemora …

in me si fa sera

l’acqua tramonta sulle mie mani erbose

Ali oscillano in fioco cielo,

labili: il cuore trasmigra

ed io son gerbido,

e i giorni una maceria

se siamo, siamo soli nella neutralità delle cose. soli e cuspidali tanto che nessuno ci tocca. tanto che sullo sfondo siamo quelli appesi all’orizzonte, puntuali nell’essere soli al momento giusto. tanto al momento giusto loro fanno un passo indietro.

mon oncle 03-09-1969)mon oncle - Venice 03-09-1968

il sole (come la ragazza di Monmatre
che amava bere nelle tazzine dei turisti)
deraglia verso un cielo meno desolato.
vedere l’atteggiamento sereno degli astri,
l’appiattirsi dei raggi al piano inferiore.
un’altra lastra posizionata in basso,
ad attutire la caduta, l’urto, il dolore.
ci tocchiamo i capelli. attendiamo chiarimenti,
un tempo adesivo che ci riscatti.

da più parti, o meglio in più blog la solita domanda: che cos’è la poesia?

è forse (a volte) saper sdrammatizzare?

così risponde il poeta Brunello Robertetti 

http://www.youtube.com/watch?v=p6KApXPnXeE

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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Commenti

  • redmaltese: Ti ringrazio di cuore caro...
  • normannoluigiromano: Caro Roberto, ho udito via...
  • manceescash-online: leggere l’intero...
  • manceescash-online: imparato molto
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