progetto lettura 72 = marmo legge marmo

Indipendenza. Correre mi fa pensare di essere indipendente, di non avere incombenze. Mi fa tornare indietro negli anni: a quando, da ragazzo, come tutti i ragazzi, ero unicamente concentrato a stabilire una connessione tra me e la libidine del giuoco. Che so: un calcio al pallone nel fango del campo spelacchiato sotto casa, o la corsa forsennata verso un cancello - traguardo, o ancora la lotta ad oltranza con la pallina da tennis da scaraventare contro un muro, all’infinito. Così, un po’ alla volta ho imparato a fare ascoltare a tutte le  parti del corpo, (un corpo abituato alle prigioni degli impegni) tutti i segnali della natura: vento, pioggia, sole, caldo, freddo, fango; ad espellere le ansie accumulate durante il giorno. Un corpo esausto che sente l’urgenza di ritemprarsi, lavarsi, lucidarsi, immergersi nel time out come un’auto all’autolavaggio. Non c’è fatica nell’allungare la falcata, nell’aumentare la frequenza, quando la mente si svuota e tutto il resto non conta, ti scivola addosso, come le figure che incontri, le immagini i flaschback dell’esistenza che scorrono e si arrotolano come una bobina impazzita, che gira e gira a tempo con i passi, metronomi inesausti. Chi può capire l’esigenza di questa droga chiamata running, se non chi ama scrivere e  creare su fogli bianchi, filamenti d’inchiostro, sfogandosii nel gioco indemoniato e liberatorio, di sprigionare la propria innata fantasia, esercizio ricollegabile per appagamento a quello della corsa. Una ricerca al benessere fisico e mentale nello sport, mentale nella cultura. Appagare la propria indole è lo scopo. Creare uno stato di benessere è per me ormai esercizio irrinunciabile. Il mio motto? Le endorfine non si vendono, si fabbricano! Le gare? Solo un optional. 

robertomatatona

http://audiomp3.altervista.org/immagini/robertomatatona.jpg (foto d’archivio: maratona di Latina 2004)

Io non compro un libro alla volta. Quando va bene ne prendo 4-5 insieme. E non inizio a leggerli uno alla volta. Una volta addirittura ho cominciato a leggere 4 libri contemporaneamente. Uno non l’ho mai più finito. Così questi giorni ho cominciato a leggere anche  "La luce delle cose - immagini e parole nella notte -" di Antonella Anedda Edizione Feltrinelli. Un viaggio nelle memorie dell’autrice, dove la chiave di lettura è appunto la luce delle cose lette e viste. Un viaggio, una mappatura nelle opere (libri, quadri) legati alla luce  Il tutto nella consapevolezza ( come dice il retrocopertina) "che nessun prodotto estetico si svela del tutto, se non sappiamo offrirgli in cambio la nostra più segreta intimità".
"La luna cade sui piatti, sui libri chiusi, sul pavimento. Cade piena, senza ombra, come se per un momento fermasse la necessità e l’orrore del mutamento e il bianco assorbisse nel suo cerchio l’oscurità degli addii, la sosta nell’angustia degli spazi e il lacerarsi che ci rende vivi. Ora è l’unica luce sulla ninnananna che canto alla bambina ricordando le parole senza mai pronunciarle. A bocca chiusa, a occhi chiusi, ascoltando il suono dell’acqua che si muove e impercettibilmente sale, più forte del mutamento, degli addii, del sonno che ci confonde.                                                                           
                                                                                                   

 Siamo venuti a dormire, siamo venuti a sognare

non è vero, non è vero che siamo venuti

a vivere sulla terra……"

                                                                                                                                     pag. 173 (l’ultima)      

clicca qui per leggere la bibliografia ed alcune delle sue opere

 

href=”http://www.italian-poetry.org/Anedda.htm”>http://http://www.italian-poetry.org/Anedda.htm

 

se avessimo detto - le ali sono accessori -
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del  silenzio.
 

- non è l’amore che va via - V. Capossela da Camere a sud

 IMG_3997  Possiamo definire grossolanamente dark il Romeo + Giulietta della compagnia “teatro finestra” diretto da Raffaele Calabrese che  ha riscosso grande successo di pubblico,  nell’estate pontina e romana.Una conferma dopo il sette vs Tebe dell’anno prima, che pone la compagnia come una delle realtà emergenti del panorama teatrale pontino. A Raffaele Calabrese abbiamo chiesto il modus operandi di questa rappresentazione del Romeo e Giulietta di Shakespeare

 
Può l’amore rendere libero un uomo?
È questo il tema attorno al quale si è sviluppato il nostro lavoro.
Rispondere a questa domanda è stato uno degli obiettivi principali che ci siamo posti.
Un luogo senza tempo, uno spazio cupo, desolante.
Siamo in una Verona assai lontana da quella descritta da Shakespeare, la nostra è dominata dalla violenza, dall’odio, dalla paura e rifiuto per chi è diverso. Una Verona dove la Regina Mab soffia illusioni effimere sui volti degli abitanti, dove gli uomini e le donne sono espressioni di una metamorfosi incompiuta, schiavi di simulacri e di pensieri non loro.
In questa città un giovane uomo cammina, si muove, in assoluto silenzio. E’ il nostro Romeo. Non ha nulla da dire a Verona, ai suoi abitanti, ma decide di conformarsi, mimetizzarsi, seguire le regole del branco. Uomo incompiuto e schiavo al pari degli altri.
La sua vita ed il suo destino muteranno improvvisamente quando volgeranno verso l’Oriente, quando sentirà il Sole scaldare la pelle, quando le urla di Giulietta arriveranno alle sue orecchie. Anche Giulietta non si riconosce in questa città e si allontana da tutto ciò, ponendo una distanza verticale tra sé e gli altri, stando sul balcone della sua casa, raggiungendo e rigettando ciò che è sotto di lei con la propria voce.
L’Oriente ed il Sole saranno la meta di Romeo, ma il viaggio è costellato di dolori che gli bucheranno il cuore. Le sue mani, il suo sguardo, i battiti del suo cuore cambieranno. La metamorfosi sarà osteggiata dalle famiglie: Montecchi e Capuleti saranno per la prima volta alleati per impedirgli di essere libero, un esempio per gli altri. Quel velo dovrà rimanere sugli occhi di Romeo. Quel velo, però, non potrà resistere all’irruenza dell’amore ed a lei, Giulietta. Gli strapperà i vestiti di dosso, lo spoglierà mostrando il corpo di Romeo nudo, simbolo di verità ed autenticità.
Calerà la morte su Romeo e Giulietta, ma la loro tragedia non diventerà un’epifania per i veronesi che, invece, accorreranno a coprire quel corpo nudo, negare quella metamorfosi compiuta, nascondere quegli occhi capaci finalmente di vedere. Ancora una volta lo splendore del giorno sarà oscyrato dalle tenebre della notte.
Raffaele Calabrese
raffaele
Nel 1994 entra, come attore, nella “Compagnia Teatro Finestra” e nella Compagnia “Teatrodelmar” con le quali partecipa a numerosi festival e rassegne teatrali in Italia e all’estero. (“FITAG Festival internazionale di teatro amatoriale di Girona 2002 e 2005, Festival Internazionale di teatro “Apostrophe, Prague 2003”, Festival internazionale di Stoccarda “BUNTE BÜHNE 2003”).
Dal 2002 insegna nel laboratorio Teatrale della Compagnia Teatro Finestra di Aprilia (LT), è coregista insieme a Guglielmo Ferraiola di “Risveglio di Primavera” di Frank Wedeking 2003 e di “Don Cristobal” di F. Lorca 2004. Nel 2005 cura la regia dello spettacolo “Sette contro Tebe” di Eschilo con il laboratorio della Compagnia Teatro Finestra. Insegna nel laboratorio teatrale del Comune di Cisterna ed è docente della “Scuola dei dialetti” di Aprilia patrocinata dalla Regione Lazio e dall’ETI. Partecipa a numerosi corsi e seminari tenuti tra gli altri da: Guglielmo Ferraiola, Leonardo Petrillo, Gaetano Oliva, Matteo Tarasco, Francesco Randazzo, Giuseppe Liotta, Roberto Mastellone, Carmelo Rifici, Flavio Albanese, Lorenzo Lavia e Dario La Ferla.
Nel 2006 cura la regia di Romeo+Giulietta da Shakespeare con il Laboratorio Sperimentale del Teatro Finestra.

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