progetto lettura 72 = marmo legge marmo
Foto0012poesie e lettura di Antonio Vasselli aka vaan
- al mix  alberto lattanzi aka alverman ( laterzamano) -

.
.
- qui .dove…
musiche:  venja.  con il brano “musing”
qui .dove si paga lo scotto di una lunga corsa
passeremo queste giornate a fare cerchi
sulle frasi più belle di un libro
restando nel timido sole di un’avventura
fermoimmagine di un bombo
sopra un fiore di trifoglio
che potremmo aprire tre libri differenti
.uno sui colori del suo addome peloso
.l’altro sulla terribile fetta di noia da spalmare
.e in ultimo la possibilità sua, la tua, di trovare
un quadrifoglio
.mentre la repubblica titola
di un inferno diecimila volte peggiore del nostro
noi volendo descrivere mille cose
finiamo sui quei proletari introdotti al mestiere di soldati
che ne muoiono di più, una volta tornati a casa
che in guerra
dietro un eccesso di ebbrezza formato cocktail
vano e sporco lavoro
sempre all’inferno e ritorno
.con la libertà di piangere ma non quella di fermarsi
e dire di una curva
l’angolo preso in controsterzo frontale
contro un muro.
e venisse su il big one
tutte le volte che un uomo uccide un uomo
basterebbero pochi e giusti pensieri
e solo quelli .oppure qui, parla il vuoto eccome.
al di là del fatto
che ogni ombra possa avere una breve storia
che il più delle volte
non si conosce mai a fondo la materia del sogno
.rimane l’idea di porgere alla luce il corpo
se si nutre come le foglie
nel cielo opaco dove si spoglia

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*
- cena fredda …
musiche:   david friedman. ” sail boat oblivion”
cena fredda
tiepidi rituali non scaldano.
a casa, mai una sega fatta donna
la qual cosa pesa
nell’ottica di che, come, che cosa.
come mai io lo conosco
con un cuore grande a forma d’ombrellone
giungere all’inespugnabile palmizio
l’estate sulla neve
era l’altra estate.
l’immagine a voi nascosta
il primo atto con i suoi punti di forza
ma non ricorda la replica
era solo sesso.
l’allegra compagnia ora lo lascia solo
lui tra le case che spalano merda.
un boccone ha ucciso il boxer avvelenato
gli tirava i carnicchi era suo amico
per dovere padrino
l’avrebbe morso sulla natica sinistra
magari sul più bello scoperto
a baciare marco nel cortile di nascostoda         .tra le case      .2006

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- ora è …
musiche: john stanford.   “the edge”ora è un’altra prospettiva
l’incipit preso la sera prima si ripete
con medesima energia.
i vecchiacci capovolti sono lì
sull’albero finto che di rami fatti secchi
è un cannone di artifici
.la stella cometa fatta vetro sopra in metallo
si staglia verso sud mi distoglie
che a seguirla vado a finire dritto dritto
nella stanza al terzo piano del civico 18
.c’è un arpeggio elettrico di voci
tutte distorte
proprio davanti la pianta in vaso che muore
vanno a freddarsi, solitarie in fuga, due pizze d’asporto

da                  .frammentio        .2006

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- quello che… - ripeto…
musiche:  patrick o’hearn.  ” so flows the current”

quello che ci sfiora non è diverso
che in certi momenti il mio vibrare è ugualmente pieno.
noi .si intravede il quadro riflesso nello specchio
l’idea sospesa e perfetta
che l’occhio ci cade dentro
mai stanco d’inseguire
la ruota impazzita attorno al frutto*

ripeto tra me e te
una ad uno le mani tra i capelli
.tengo l’occhio ai suoni
come l’orecchio in ascolto per la scala dei colori.
rimani pure
sui tuoi passi questa notte
se nulla rende falso il segno che ci aggiunge
.dalle voci
l’idea dei volti non si neghi scivolando
nella pallida apparenza del tatto
e delle ombre
da         .nove soluzioni       .2006

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biografia e foto
biografia vaan


avatarcerrai
- Giacomo Cerrai -
inediti tratti da raccolta  senza titolo
.
.
.
- di questo prefestivo -
di questo prefestivo si può dire
tutto il bene possibile –
c’è solo la guardia medica
la cura necessitata solo
se strettamente impellente
se si avesse paura di guardarsi -
pertanto l’ozio o a scelta
il verde paradossale dei semafori
il passaggio di ombre
verso i campi espropriati ove
raffredda nelle nuove piazze il cristallino
d’un finale azzurrino di montagne:
o svago scacciapensieri muto struscio
nei centri commerciali ove
tutti uguali agli specchi alle vetrine
ci riscopriamo diversamente abili
appoggiati ai carrelli
in questa luce setosa e periferica
- vicini a casa i non luoghi perciò
sicuri di tornare per cena
e non sapendo che fare senza rischi
guardiamo le facce onde
il feriale impietoso si prolunga… –

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- conversazione -
pensavi alla democrazia dei desideri
- o forse delle voglie - :
quel ché di terra terra
che non eleva e ci pone tutti
sugli scaffali ai piani bassi
- tutti più vicini alla polvere - ,
cose che attingono la dimensione degli eroi,
poi deragliano in una semplice ripetizione
di eventi serafici…
Ma è roba - dico - di tutti i giorni,
la carta straccia dei gesti, l’acquisto
di parcelle significative,
la domestichezza lenitiva del tangibile.
E’ questo, suppongo… aspirando
alla semplicità dell’ora, l’illusione
del tutti uguali, il sogno che si replica.
Ci serve desiderare? essere? quando espira
questo premere sull’acceleratore?
dove il riconoscimento di noi, in noi?
Se tutto scorre più svelto
la vita non si mangia…
Ti guardi le dita: sembra riflettendo
enumerazione infantile di pochi averi,
il computo di certi nodi…

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- Mai più, probabilmente -
Osservo - qui alla riva -
il vogatore preso
tra luce e trasparenza delle erbe,
la testa china al fiato,
senza altri pensieri
che il mero fendersi dell’acqua.
La vita controcorrente sfila,
scivola via alla voce, il remo
che schiara appena il torbido,
gratitudine in questo,
quasi segno che
bambini e fiori e cani
che scorrazzano,
anche gli amori annegati,
siano per qualche ragione.
La scena non si ripete.
Nella scia una specie d’addio
che cade,
come un braccio deluso, la voce
che s’allontana una canzone spenta.
E l’ora diradandosi,
calandosi della luce
sui marezzi, il fradicio
scostarsi delle canne.
La corrente – credo -
non ha amore o voglia
di riportarlo indietro.

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giu. ’06
ver. 23/09/2006
leggi la biografia
Biografia

fabbri

Gianfranco Fabbri
“Stato di vigilanza” - Manni Editore
.
legge Anila Resuli
.
.
Prima del radiodramma
**
Si riparte secondo una logica diversa ; forse un cammino
su vie di altri mondi, come se la coscienza
potesse nominarsi senza te.
L’alba, stamani, è sostanziale
al giorno che l’alberga.

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**
La tua fotografia si estende
nelle pareti, ingigantisce
l’odore oltre la porta,
giù per le scale,
fino a mischiarsi insieme al mondo.

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**
Da quanti punti
mi osservi stasera; e come intendi
incamerarmi nel tuo fondo,
ora che il tempo
mi si riavvolge attorno.
Talvolta,
le voci di coloro
che sono via volati danno
dell’esistenza un quadro,
dolcissimo di fuoco

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Presa di posizione
Da questa riva la notte prende fiato e si alza dal sottosuolo per investire la luce.
Apri la finestra, sfoglia le tende ;
di là, la radio trasmette
musica per archi. Non esiste altra
disperazione che quella della quiete.
Felice lo sei per davvero, anche quando pensi di darti ad un tam tam di veleni, o alla lama di un coltello, per recidere il collo
della persona che credi d’essere.
Cerca piuttosto il tuo respiro ;
contane le frequenze,
fa’ che l’ampiezza sua si apra
nelle curvature e conceda
su di sé la pace [ .... ]
Oggi la rabbia è piovuta
lenta bagnando
l’asfalto i campi,
ogni altra cosa
che fosse dipesa dall’intenzione
di nuocere,
di procurare camaleonti, giostre su malattie inventate. Oggi, appunto, ti sei fatto acqua e cadi dal cielo senza soluzione di continuità, e la terra fecondi con len-tezza, fino ad esserne esausto.

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Un altro mondo, a caso
**
Sai della guerra -di questa guerra qui- fatta nei piani di un tavolo in disordine. L’armata dei vestiti, dietro l’anta, vaneggia i corpi indossati.
La scatola di tavor
è duomo nel deserto.
Le tue ossa stanotte hanno parlato a lungo dei loro sogni,
tu le hai ascoltate
con la premura di una madre :
L’amabile tua rosa, oggi che è festa, ha messo il fiocco ai petali e va cantando le laudi in tuo onore;

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**
Evita la molta luce
nel primo pomeriggio,
quando le cicale
fanno ricognizioni in campagna.
L’alba è una cosa, il sole un’altra.
La fame è un protocollo; la sete,
l’incognita equazione
di cui temi i passaggi.

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Gli oggetti, i sogni e l’altra vita
Questa memoria accenna
a un qualche abbandono,
ora che si avvicina la fine, ed ogni cosa
declina in una gioia. Raccontami
di te; fosse soltanto
per dirmi che il tuo sangue
concluderà il suo moto dentro il cuore

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clicca qui per la biografia

Gianfranco Fabbri è nato a Siena
StefanoGuglielmin_anterem2005- Stefano Guglielmin, “La distanza immedicata” -
Le Voci della Luna, Sasso Marconi 2006
.
.
poesia era l’enorme
vuoto, la fitta rete d’uova
del diplodoco a mezz’acqua
quel brulichio dal fondo
che saliva, dopo, strisciando
fino al topo e alla crosta
d’uomo in terraferma
col suo pelo, la lingua-mano
il fare grosso del respiro
seppellendo i morti, adorando
in poco tempo il lampo, la
madre, l’area del pentagono
l’agonia

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da: Oceano e Teti

3
se pretendi il salto
e l’elmo o quella forza
che dia il frutto
chiaro della mano
se reclami l’opera e l’intero
se scrivi a caso o spiovi
fino alla pozza o al buio
se incidi ed espelli se sei terra
cioè pane cioè bocca e cieco
t’infuochi se sei palmo
sospeso tra nero e astro o punto
se sei punto o covo
io che in me batti e sporgi fuori
e parli e vedi e scampi
al vuoto ‹‹dove comincia - chiedi -
dove finisce io dove finisco
se sono salto ed elmo e palmo
se parlo e ovunque muoio? >>

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da: Sorga

4
in ogni verbo dove girano mano
e piede s’accampa una pietra
dura come la donna che si chiama
laura ma anche l’acqua l’olio o cavarsi
il seme ogni cosa in montagna
sfianca però poi rinasce stalla
lume latte da versare
colmo
proprio nel petto della vita
cieca a quella fretta che chiami giorno
e chiami notte e padre ed ogni altra
corsa fatta per noi
che caliamo a picco nella stessa storia
saldi al ramo che butta senza pensiero
senza paura

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7

solo corpo che formicola giù
non lo spiffero o l’angelo ma il becco
a picco verso il suolo l’aprirsi tuttavia
d’ogni tempo il suo farsi frutto
insieme sciabola e loto meraviglia
per come s’accorci l’angolo per come
si muova l’orlo dove posa l’occhio
e niente pensiero solo trame tante cose
rapide nel volo l’intero mondo leso
l’intera specie e ogni luogo sulla pelle
come capro esposto o fàntolo neonato
solo nel sacco / perduto

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da : Le Rive / I nomi
1
si dà il lampo, infatti
nella brocca in cui cresci, e festa
dissemina il tempo per gli amici sul prato
sotto chiave è l’avvio:
buona la pace di chi siede e l’ombra
di atene in ogni cosa
ecco mettiti qui, a lato del libro, e scendi
se puoi, là dove s’increspa la gioia
si dice amato chi ne tiene a balia la piega

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2

e se resiste, lei, è per legàti e presti, è per la musica
messa in rima al corpo
con suo padre sul dorso delle mani, e già stato
che invecchia in riva ai nomi
scrive un libro di scorta, lui, ma da lontano
non vedi che tronchi, bronchi
o l’agra malattia che fa la parola guerra
quando nasce dalla pancia
e la parola pancia, se come oliva o noce
sguscia dalla bocca:
cede il bianco scrosciare del fosforo
la lingua
alleva l’agnello al chiodo

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Leggi la biografia

Stefano_Guglielmin_nota

tratro finestra Da rudere ricettacolo di degrado a teatro alternativo. E’ la storia dell’ex Claudia che negli ultimi due anni è tornato a vivere grazie al teatro. La passione dei giovani frequentatori del laboratorio teatrale per la formazione dell’attore, diretto da Raffaele Calabrese ha fatto il resto. Un esempio, questo, di come si possono sfruttare e migliorare i pochi spazi presenti in città. Proprio all’interno dell’area dismessa, situata sulla S.S.Pontina, per due settimane gli aspiranti attori si sono cimentati in un nuovo progetto volto all’insegnamento delle espressività vocale e gestuale e alle tecniche di improvvisazione. Ed ecco che all’interno dell’ex Claudia sono nate storie, ritagli di vita vissuta dagli stessi protagonisti che hanno voluto mettere in scena i sentimenti e le emozioni ispirate alla vita reale. Uno spettacolo senza titolo, senza trama, realizzato grazie ad una tecnica di scrittura creativa applicata al teatro, portata alla conoscenza dei giovani attori dal regista Matteo Tarasco che ha collaborato con Raffaele Calabrese della compagnia Teatro Finestra, in quest’ultimo mese. “Spettacolo senza titolo” ha ottenuto numerosi consensi da parte del pubblico. Gli spettatori sono stati divisi in gruppi di 15 persone che hanno potuto assistere alla rappresentazione senza sapere a cosa andavano incontro. Attraverso un armadio è iniziata l’avventura all’interno di un percorso surreale, molto vicino alla vita di ognuno di noi. " Quali sono le tre cose più importanti della vita", è stata questa la domanda posta agli spettatori prima dell’inizio dello spettacolo. Poi il rapido susseguirsi di scene ed emozioni."Nella vita si piange, si ride, si soffre - ha spiegato Raffaele Calabrese - è così per tutti. Per realizzare questo spettacolo abbiamo voluto prendere spunto proprio dall’esistenza quotidiana legata fortemente a questa città. "Ogni volta che sono venuto ad aiutare Raffaele nella messa in scena delle sue rappresentazioni  - ha invece commentato Tarasco - mi ha sempre parlato della sua esigenza di comunicare qualcosa alla sua città , esigenza discussa e condivisa poi con tutti i ragazzi del laboratorio. Ed è stato così che abbiamo usato semplicemente le loro parole per arrivare a raccontare delle storie ".

Matteo Tarasco è regista emergente , premiato nel 2005 come migliore regista teatrale europeo, già aiuto regista di Marco Tullio Giordana e Gabriele Lavia, di cui ha preso la compagnia teatrale, è ormai presenza costante nel cartellone degli spettacoli del teatro Eliseo di Roma. Nel 2006 è stato chiamato a Broadway per un progetto teatrale che coinvolge molti registi provenienti da tutto il mondo. 

                                 tratto da Latina Oggi Giovedì 2 Novembre 2006

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