progetto lettura 72 = marmo legge marmo

fotobiografiaAnila Resuli

- Inediti -

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Parodia #15
Cos’era poco, fu
infame nei vicoli stretti
e usci in fila indiana
schiusi nelle bocche
nei seni      - nelle ore
si fa sempre buio
sulle tegole -
e i diametri dei nostri passi
aggravano       così calmi
gli occhi    attorno.

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Parodia #25
Il divano s’aggrava sotto il corpo
e l’angolo buio, sorregge l’occhio
alla finestra vicina; e stinco piegato
la ragnatela sobria
distanzia le pieghe
le rughe
e sta ferma   lì a guardare; io tengo
l’occhio socchiuso alla bocca
e distendo la mano
come un fermacarte    nell’anima.

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Parodia #30
Si vive da corpi
e il nome tatuato non ha forma
se non a scatola da tv - inodore
l’anima s’assomiglia al rumore del mare
ma       senza onde;
contiamo così poche volte i passi
sopra le pagine   ma al contrario
non si nota che l’ombra stessa di noi
privi       umani       di calco o neve
e gli occhi (per colore) rinnegano la pupilla
e scavano
giù come vecchi
giù come schiavi
sempre all’interno
di una stessa luce.

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Parodia #31
La casa ha forma di mandorla
con soffitta e quadri congiunti
nel punto più esile
e il capello distorce
la lunghezza delle mura sotto gli strati
distraendo il colore nuovo
dal vecchio     in agenda;
si distingue appena l’ombra del tiglio
e il rosario sul muro non rimanda alla fede
ma al tempo     scostante
e fa da pianta
e cresce.

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Shtëpija ka formën e bajames
me çati dhe tablo të ngjitura
në pikën më të hollë
dhe floku dredh
gjatësinë e murit poshtë shtresave
duke ndryshuar ngjyrën e re
me të vjetrën      në ditar;
porsa dallohet hija e bliut
dhe rruzaret mbi mur nuk kujtojnë fenë
por kohën    e panjëjtë
që bëhet pemë
dhe rritet.

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Parodia #32
Mi sembro così di contare
e dividere i mobili come disegni
aperti dietro le ombre -
una è scarpiera
con dentro sandali estivi che giocano
a salve con ditali capovolti
come a sventrarli del colore;
secondo è il tavolo
sotto il cappotto
che rischia di somigliarti nel naso
che s’allunga alla finestra e forma un nodo
e terzo un ciondolo
che fa da parete al quadro
cavato come una pala usata
con gli abiti del fiume  - nell’acqua s’annusa
lo sfinimento       e la pioggia
contratta in un radicchio della memoria.

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Nata in Albania nel 1981, Anila Resuli comincia a dedicarsi alla poesia già nell’infanzia. Nel ’97 si trasferisce in Italia con la famiglia: prima in provincia di Trento e poi in provincia di Bergamo. Frutto delle partecipazioni a concorsi di poesia vi è l’inserimento in un’ antologia pubblicata da Club autori “Poesie più belle del web” e un’antologia edita da Aletti Editore tramite effepunto.com. Nel frattempo pubblica le sue poesie in vari siti del web. Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Biotecnologie Agrarie Vegetali e nel frattempo lavora come fotomodella/showgirl uscendo su Panorama, Boss e in trasmissioni televisive quali “Avventura Italiana” su canale Sky “La macchina del tempo”, “Lucignolo” e “StudioAperto” su Italia1. Nel 2006 decide di cambiare titolo di studi iscrivendosi alla facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale a Milano. Attualmente vive col compagno in provincia di Milano. Nel campo della poesia collabora con Roberto Ceccarini sul progetto lettura di Oboe Sommerso (http://oboesommerso.splinder.com/). Sue audio poesie si trovano su Figli di Enne Enne (http://www.figlidienneenne.tk/) e sul sito del poeta Antonio Diavoli (http://antoniodiavoli.altervista.org/). Suoi luoghi online sono http://www.anilaresuli.com/ ; http://ricercapoetica.splinder.com/ ; http://aboutchina.wordpress.com/ ; http://japanesesoul.splinder.com/.

2dddc6169e59af7888d08d3aa9873c5ajpeg Iole Toini

- inediti -

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Bianco —il mondo non creato
Dire
Dire
Eh!
Accendere la musica
Prendere la mira
Eh!
Chiudere gli occhi
Non fare male
L’erba se ne frega
I libri
Astronavi e botti
Vulcani che si spengono e altri
Silenziosi
Mi giro sulla schiena
Un fatto di nessuno
Mi alleno
Dormo
Bene
Non faccio attenzione
a non schiacciare le formiche.

Dio era davanti a me, mio come una casa in affitto.
Mi guardava come fossi la bambina di una taglia più grande
del vestito che mi aveva preparato.
Mi ha sfiorato lo zigomo. Poi ha lasciato cadere la mano
fino alla nuca. Mi ha dato la sua bocca.
Ha detto lasciala scorrere lungo le curve dei gomiti, nello sbadiglio.
Sentirai le mani, il duro della testa, la forma
liquida del sangue. Ti entrerò come la morte. Ti farò vedere.

Una coltellata di neve ha fatto il suo ingresso.

Era pazzo.
E io con Lui.
Era inverno.
E io ero grassa di Lui.

Poi è successo. Qualcosa si è deformato.
Un difetto, il perno debole di un ingranaggio.
Crak il primo strappo si è aperto
sul seno. Non fa niente, ha detto, e mi ha premuto
dentro come un budino.
La sua bocca mi masticava come un chewingum.
Io continuavo a morire. A nascere. A nascere ancora.
Ero grande come tremila bambine. Trentamila femmine odorose.
Trentamilioni di bombe atomiche.

Il cielo era gonfio come due labbra africane.
Uno sciame di neve si allargava sopra di me.

Mangiavo Dio in ogni boccone.
Fuori, dentro, a pompa nella mia carne.

Lui mi ha preso la mano, mi ha portato nel posto senza orme.
Le O delle nostre bocche rotolavano in cielo senza giocoliere.
Cadevo come neve nella sua trachea.
Ero bianca, una nave spalancata e Dio mi attraversava
come un’autostrada.
Io bevevo alla sua gola.
Quando parlava, Lui lo faceva col mio sangue.
La notte mi amava con la mia fica.
Si sporgeva dai miei occhi, teso come il sesso.
Evaporava dal mio corpo.
Io ero la lingua che gli baciavo.
Ero una pianta la radice il vento.
Insieme davamo forma all’assoluto, al niente, e via di seguito.
La trasparenza delle cose ci inforcava da ogni parte.
Mi chiudevo sopra di Lui.
Ero sua madre e nessuno.
Ero io più l’universo.
Non ero niente.
Ero la Sua erezione.
Ero la commozione.
Più forte più fitta più dolorosa del parto.

Poi è venuta la fine.
Puf, sono esplosa come un palloncino.
Lui è caduto a terra.
Io non ho neanche pianto.

 

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Per le soverchiate altitudini - dopo i prodigi i prodigi

I luccicosi incanti ci invidiavano la resa.
Era nella boccaparola che giacevamo incolti, il revolver che ci fiaccava le carni.

Colavo dalle funi larga come il sangue. Nelle funi mi avvolgevo. Delicatissima fino a sparire, mi torcevo del peso di una rabbia esposta, una selvatichissima rabbia che invadeva i porti.

I molti incauti porti.

Ero forte. Neghittosa. Casta. Una distesa morta che ardeva sotto le tue costole.

Ti battevo in ritirata.
Chiamavo a raccolta le pelvi scure delle madri che ringhiavano la tua mancanza.
Tu mi sparivi e rivelavi poca a me stessa. Infinitamente poca per la vastità dei prati.
Là erano i cieli, dicevi, là gli infuocati immensi.

Calda e sofferta mi donavo alla tua sposa, la mia alleluia impiccata alla grazia.

 

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Ami
Avere una memoria di fame.
La forma incontenuta che rovescia.
Andare una dimestichezza di carne.
Spingere sulla discesa del collo
dove scavi la gola della tua lingua,
questa fame che ingombra e mi sboccia
il singulto dentro la piega, la cima
dove fermarmi per vederti nella mia musica
qui.

 

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Toini Iole è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965,  vive a Villongo, sul Lago d’Iseo in provincia di Bergamo. Lavora come impiegata in un istituto scolastico.
Ha collaborato ad alcuni numeri della rivista “Qui - appunti dal presente ” di Milano.
Ha vinto il primo premio del Concorso Nazionale di Poesia “Sci Club, Pieve di Soligo” ed. 2004, presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto, e  il terzo premio nel Concorso ‘Il Lago Verde’ di Casazza (BG) ed. 2006.
E’ stata segnalata per la sezione raccolta inedita al Premio Montano di Verona, ottobre 2006. Due sue poesie sono state pubblicate sul n° 29 di Gradiva,  The International Journal of Italian Poetry di New York. Ha avuto la segnalazione al Premio Anna Biella di Mezzago (MI), maggio 2006; segnalazione al Premio Città di Rimini 2007; segnalazione e pubblicazione nel Concorso ‘Storie e ritratti di artiste e di scrittrici’ Donne in opera 2005, promosso dalla Consulta Regionale Femminile della valle d’Aosta e l’associazione culturale Solal.
Alcune sue poesie sono apparse sulla rivista ‘Le voci della luna’ di Sasso Marconi (BO).
Gestisce il blog  www.alveare.splinder.com .

0b473f237a3bbad94b0633633e4949c2jpegPerimetri - di Antonio Diavoli
6 estratti inediti
 
 
A.
giunte le mani senza riprendere fiato
mi dicesti una sera in lacrime
così spessa la statua del santo
da non sentirne più sotto il palpito
l’avevi solo sfiorata versando l’acqua nei gigli
come si visita una malata
d’un male che non si vede negli occhi
quelli che sono passati altri giorni
han bisbigliato ave gloria o pater noster
non l’hanno le loro mani toccata nel cuore
 

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B.
non andartene verso il basso
finché la mano ci protegge il fiato,
non nel traffico di quei fenomeni di luce
e tra battiti sfiniti sul cemento, in centimetri
di suole elevati a cielo e non tornare
poi come di là di quel confine di pareti
nel minuto di contatto contro il vetro
il contrario esatto è la punta delle dita sulla fine
l’ora che raccoglie tutti in un solo istante
gli aghi a strappo dentro i polsi, l’alba regolata
verso un niente, il tema estremo della voce
immortalato a fianco delle cose
 

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C.
Il volo di meduse in acqua -una primavera silenziosa-
le farfalle rosse sopra i fiori vuoti come tra bocche e
le cinque dita in punta la pagina d’inchiostro
il vento cambia rotta nelle vele allo scoperto
non ricordano mai il corpo i lenzuoli appesi
a testa in giù tra i getti d’acqua sulle pietre
dai rami in terra crolla l’albero le punte
hanno gli uccelli bocche nere ai canti formidabili:
il canto decomposto nella carne.

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D.
l’aratro traccia la fine del campo
i morti
colpo su colpo il prato
cade
dove la mandria bruca di lontano
 

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E.
dopo ci tocca pensarle
poco più di una volta accadute
le cose - lo vedi - sono ciò che rimane
di noi di più falso
le ripetizioni accertate col tempo
finché si riesce a disporle in un ordine
calmo così come non dette
dopo tutto ciò che si perde

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F.
Porta le mani sul viso
-sono divise le parti-
non per vedere: sfrigola
l’occhio alla luce -scioglie gli indizi-.
L’una dall’altra le ore a seguire
in una terna: 3 4 5. A capo chino
sull’algebra mentre la lingua
s’inganna. Brulica concava dentro.
Varca l’enigma le labbra: ripete in ordine
cifre con l’alfabeto: 5 da 4 3. Non sa contare
all’indietro. La sua misura è il confine.

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Federico Federici (Savona, 1974) ha pubblicato, di poesia e a nome Antonio Diavoli,Ardesia (ShortEdit, Savona, 1996), Versi Clandestini (Studio64, Genova, 2004), Quattro Quarti (Il Foglio, Piombino, 2005), N documenti in cifra (Cantarena, Genova, 2006), КТО Я?-Omaggio a Nika Turbina (Menilmontant, 2006), Una poesia senza eroe? Nika Georgievna Turbina (PaginaZero n. 9, Cervignano del Friuli, Giugno 2006), Chiuderanno gli occhi (con Ilaria Seclì) (Cantarena, Genova, 2007 in print); di prosa: Per innata difesa. Variazioni sul tema dell’umore (con Massimo Sannelli) (Menilmontant, 2005). Su internet: http://antoniodiavoli.splinder.com e http://pasduchat.site.voila.fr
foto nicola vacca Nicola Vacca - "Incursioni nell’apparenza" - (prefazione di Sergio Zavoli, Manni editori)
legge:  Anila Resuli.
.
.

La mappa del dolore
Sfida l’attesa
Pagine vagabonde scrivo
Errando per questo
Tempo dell’ansia
Tutto è promesso
Nulla è concesso
Si barattano verità personali
Per inquietudini facili
Restano come consolazione
Solo i sillogismi
Di un’amarezza sconfortante
 
 

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*
Eccolo qui il nostro Occidente
Di cui noi siamo le comparse
Anime morte tra il gelo e la luce
Tutto in questa sconfinata terra desolata
Ha preso le sembianze
Di una geografia senz’anima
L’Occidente muore nel cuore delle persone

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*
L’incognita del tempo
Sospesi tra gioia e dolore
Avvertiremo nel caotico
Andirivieni dell’avventura umana
Qui sempre presenti
Nonostante le assenze cosmiche
Nelle ferite inesistenti
Di un dolore invisibile
Chiedendoci sempre
Dove inizia l’uomo e finisce l’animale

 

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*
Feriti
Nel cuore del tempo
Si cerca nella distanza
Tra cielo e terra
La misura mai colma
Delle cose.
Inseguire Dio
Nelle radici dell’albero
Che diede forma alla vita,
Avere addosso
La paura di trovarlo

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*
Gli incentivi di stupidità
Dilagano senza ritegno in ogni dove
Della nostra povera vita ricca
Di apparenti soluzioni
Si distende dal cielo alla terra
L’azione di contropiede che
Mette sotto scacco
Sentimenti e tutto quello
A cui non siamo più capaci di abbandonarci

 

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*
Si è vero siamo fatti di parole e di cuore
Compresi dentro una tenerezza
Che ci fa scoprire per alcuni istanti unici
La pratica inattuale dell’amore
Attraverso la poesia si coltiva
Il giardino delle passioni
Si nutre di eternità il folle sentimento
Che costruisce la vita dei pensieri
Ma dietro di noi c’è chi trama:
Percepiamo l’oscura presenza di qualcuno
Che vuole spegnere la luce sulla nostra anima
Fatta di parole e di cuore

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*
Quanto amore sprecato
Dalle infinite possibilità negate
Alle oscillazioni del cuore
Siamo abbandonati
A un destino di frontiera al cui confine
C’è soltanto l’abisso
Ma la salvezza nasce dagli abissi
E in questo viaggio noi forse potremmo finalmente
Scoprire la piccola utopia di vivere in pace
Con i nostri cuori

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leggi  biografia:
Nota biografica
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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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