Rita Bonomo
“Quadri”
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IV COMANDAMENTO - la grande coriandolata
Gene sguainato, nervo scoperto
gli piace infierire -se no non duole-
dandosi in (e)mozioni istintileggianti
(requiem aeternam dona eis Domine)
Elegia del gene
Musiche Astor Piazzolla “ tango apasionado”
Osanna,
Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia
un pesce gravido di uova incolumi
moltiplicate e moltiplicate e moltiplicate
Suo pungiglione ammorbante
quel piglio dissacrante l’appartenersi
che si fa -a puntate- buccia-buccia
a vestirmi gruccia inerme o fionda
Ah, ritornarti indietro! coltre erosa
dai cromosomi dentati da rammendare
ogni volta ogni volta ogni volta
-quali ricami ancestrali?-
se mi travesto crosta privata di me
-tua primizia sposa, e gemella- e poi crosta
si spoglia di me lasciandomi intera e morbida
e nuda
germoglio figliato in tua ombrellifera fronda
Ché poi nell’aborigeno tuo cielo
il tuo cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata resta questa genia
un’ape regina che non può figliare fuchi
non collari per cuccioli,
né squame iridescenti per vestirli lucenti di luce
Suo pungiglione ammorbante è
il quanto che ci spiccica e poi ci rincolla
affini per qualità di fiati e bucce
e peccatucci similari sugli ucci ucci
di questo vivere sotto branco sciolto
Una palude in cui –tu- ti travesti anfibio
sbranchiato -e onicofago-
e io granchio -onicofago- spaiato ad evitarti laterale
sugli sgoccioli di questa vita a finire
in spicciolo squarciare l’aria sconsacrata
da più morsi di fame d’unghie
-surrogato, lenitivo d’affetto -ma- piccante-
e nudi
a germogliarci attonite statue dalle debolucce spalle spoglie d’abbracci
Ti ho nel mucchio, Signore, nel mio mazzo di geni
-a mucchi-
e negli ancora candidi barlumi
d’onniscienze sante da amputarmi dal cuore
Così, sotto fiotti di coriandoli
separati per colorito e aspetto trascendo
-colorando- dal più tenue al più marcato segno
di distinzione marcata, divenendo
traccia tua indelebile
e Santa
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Il retroscena
Musiche Goran Bregovic “dream”
Dei tuoi cromosomi
mi priverei
-te li rendo-
ho altri geni
all’infuori dei tuoi
-me li farò bastare-
Ho larve sanguisughe
su tutto il corpo
a succhiare sangue infetto
-in biascica paternostri-
In cura salasso
ad estirpare i geni parenti
per tornare ad essere pura
-senza macchie congenite-
riabbracciando l’utero materno
foderato d’ amore incondizionato
Feto involuto
in uovo ipocondrio
ovattata di malinconia
e da mura membraniche
di liquido caldo
-antisonoro e quieto-
Mi renderai la ciocca
che conservi
-reso per cambio-
non ti molceva il core
la dolce lode
or delle negre chiome
E il primo dentino
che privava le mie esse
del suono argentino
slabbrando ogni Sì
pronunciato ad occhi bassi
ricontando le dita
e le unghie rosicchiate
-surrogato d’affetto piccante-
Cantando in silenzio
in rito d’accettazione
previa parola d’ordine
(ponte opponente ponte pì)
pugno pugno
pugno al petto
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Quadro primo ” il pentimento”
e Quadro secondo “ la pala d’altare”
per ascoltare: http://www.rita-bonomo.splinder.com/
Musiche Goran Bregovic “under tango”
Il tuo bambino proibito
e divaricato dagli anni
ti rendo
da fauci a fauci
-Tu, cucciolo sdrucito
dagli ucci ucci d’una notte infetta,
stramata, marcita perciò accudita
-con amore- si sarebbe detto
oh, premurosa partecipazione
esserti affine
Siamo io con te e tu con me
su quest’altare tronfio a benedirci
santi e accoliti astanti di cera
incappucciati come candele a lutto
Accolti da quest’ostia consacrata da mangiare
nel nome del padre e del figlio
risorto per un affaruccio da risolvere
E noi risolti ci affranchiamo
finalmente da questo bianco lutto
io padre che si figlia padre a proteggerti
tu cucciolo che si padre cucciolo a giocarmi bambola
Avevo ingaggiato tre cani da fiuto
un cinghiale ammaestrato scava rifiuti
e tre rose bianche
per profumarti dopo il ritrovamento
e, caro reperto, io ti ritrovo cucciolo
e di già poppante odore profumato
ché sei stato -anche tu -
tuo cucciolo a figliarti in tua cucciolata sciolta
e tua primizia avvinghiante
le natie primizie tue divorate
da altrettanti cerberi voraci
Di quale reciprocità ci mancammo dunque?
D’un nume condiviso, digerito
con preghiera di proteggerci
D’un masso grosso sullo stomaco ostruito.
Del levarci di dosso le redini
dalle intercapedini del cuore
per vedere chi la vince.
Del pettinarci il nome reciproco
tra le le chiome da annodare
una sull’altra
come scalpi d’ amplessi ubriachi
e inscindibili.
D’un mondino altrove in cui decantare
ripristinando l’aria dei suoi vizi
senza scempi di pargolette inventate
ogni volta per toglier loro
il pane della religione di bocca
O di nuvolette marcite, sottovuoto ,
che piovono freddo e cesoie a tagliare
ancora a fino l’aria
O di giuggiole rapite
-di nuovo- agli infanti
per un peccato d’invidia mai addolcito
(Tutto questo mai mi raccontasti)
Io, prometto, tutto questo -infine- ci rendo
in andante reciproco condiviso
testimoni questi angeli ansimanti di notizie
-e che sia cosa buona e giusta -
Non oso rifuggire un solo peccato
del mondo d’appartenerti
non oso dissipare neppure un goccio
di questa sì preziosa aria condivisa
Non oso più filtrarmi la bocca nella pronuncia
del nome tuo né oso scialacquare neppure
una quantità minima di battiti
nello scandire le consonanti
appartenuteci
Ché la tua etichetta non oso staccarmi
dal polso e dal naso e dal ciglio ruggito
oltre tutti questi anni ciechi di te e
della tua buccia –vuota di me- ad acclamarmi
finalmente affrancata
eccola infine l’assoluzione annunciata
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Quadro quarto: la grande coriandolata
una fiumana di coriandoli cada dall’alto
Biografia:
Rita Bonomo vive e lavora a Sassari. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti, collabora con alcune compagnie teatrali. Ha partecipato ad alcune mostre collettive e personali. Tra le ultime I Mestieranti (2003) e Le Fate Ignoranti ( 2004), dove i supporti, i materiali e la stessa scrittura del testo si fanno polimaterico parlante. Ha ideato e progettato per Magnum-Edizioni Le Prefìche, una collana laboratorio in cui autori, artisti figurativi, attori teatrali e musicisti convergono in un unico movimento di interazione contaminante allo scopo di liberare l’individualismo dall’autocelebrazione fine a se stessa.
Ha Pubblicato poesie su riviste e antologie ed è uno degli autori di RIE, Magnum-Edizioni (2005). Per Liberodiscrivere ha pubblicato dìri dìri dànna (Giugno 2006). Di prossima pubblicazione, sempre per Magnum, un dramma in poesia dal titolo Grande Sproloquio Spartiacque