progetto lettura 72 = marmo legge marmo

giovanni nuscis

Giovanni Nuscis

da: “in terza persona”  Manni Editori

legge Rita Bonomo

.

.

La tivù è spenta.
Passata l’ora del massimo ascolto
verranno a notte fonda i briganti
e i lupi mannari,
senza bussare sul video;
saranno su di noi
come schizzo di colore
su grigia cartapesta.
Non prendono sonno i doveri.
Lettere e suoni, fuori posto
si ricompongono
nello studio ancora illuminato;
vuota, una gabbia galleggia, per ore
fino a quando insorge la stanchezza.
Pesco sereno nel buio: lo sguardo
rivolto all’Asinara[1], redenta
le spalle a San Sebastiano[2],
oltre le nubi di bucato che il vento increspa;
e agli studi della Rai:
luce fioca e muta, sul cortile.
Un camion della spazzatura precede
un’interminabile fila che
pazienta ogni notte, senza suonare
senza svegliare chi dorme.

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musica: Call me Eugene - Michael Nyman
*
S’attenuerà la luce ed il calore
esaurite le scorte, dato fondo
alle energie pulite o sporche.
Ma lo sguardo sarà vivo nell’ombra;
più vicini al nulla ci ritroveremo:
padre, che non sei giudice né lama
vedrai, ci adatteremo
a nuovi dinosauri, a carestie,
a guerre per le briciole rimaste.
La rinuncia, la più ambita conquista.

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musica: The heart asks Pleasure first- Michael Nyman

[1] Isola situata a poche miglia da Porto Torres, sede, fino a pochi anni fa, dell’omonimo carcere di massima sicurezza.
[2] Il nome delle carceri di Sassari

*

Non ci perdiamo
in questa via che tira dritta
spezzata solo da pugni
di case vuote come orbite.
Ombre di pali e cornicioni tremano
sulla strada, tra serpi di cristallo.
La città s’allontana. Gli occhi
nell’oro d’una rada all’orizzonte.
E sorvoliamo a piedi pari la saliva, asciutta
di campagne affaticate, rustici
ville dimesse, grigie o stinte.
Fiume Santo, bagno d’uomini
con le torri lì vicino che si spengono.
Centinaia le tute senza i corpi
tra spuma e campi: anime, finalmente libere.
Affacciati ai bordi di una luce
tagliente, tutto se ne vola
in una pace inquieta d’aria calda.
Niente e nessuno più si ferma
rallenta, giace per sempre;
persino una scimmia antropomorfa
dopo milioni di anni, si risveglia.

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musica:  Classical Gas- Vanessa Mae
*
Noce che si spacca nel periplo d’una vasca
e trova la luce il gheriglio.
Barche i gusci salpano da pareti immense, bianche
tra colpi secchi che richiamano confini, ore, acqua.
Un gorgoglio precede, ogni tanto, il silenzio:
del livello ormai sceso
dei gusci capovolti che si cercano.

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musica:  chinese bamboo flute- Sounds of nature (AAVV)

*

Conservo un filo d’erba
sulla lingua,
non lo vedrò piegarsi, e marcire.
Un filo che lega e ravviva
una città sbiancatasi alle spalle.
E’ il viatico degli anni
l’architettura che resta,
con la caduta dei mattoni
che il vuoto rende più leggera.
O, se si vuole, una fede banale,
come pantaloni che proteggono
dai graffi d’un sentiero frastagliato,
così fitto da richiudersi alle spalle,
dopo il passaggio, prima
che si crei un varco
davanti.

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musica: Little Impulse- Michael Nyman
Giovanni Nuscis
Nato ad Ancona nel 1958, vive a Sassari dal 1973. Laureato in giurisprudenza, lavora nell’Amministrazione giudiziaria occupandosi attualmente di formazione. Ha pubblicato nel 2003 la sua prima raccolta poetica “Il tempo invisibile”, edita da Book Editore di Castelmaggiore (BO)(Premio Nazionale di poesia “Alessandro Contini Bonacossi” ed. 2003, come opera prima). Del 2006 è la sua seconda raccolta “In terza persona” edita da Manni Editori.
Ha ricevuto premi anche per la poesia inedita tra i quali, il Premio nazionale di poesia D.M. Turoldo ed. 2005 (1° classificato). Alcuni suoi testi compaiono in diverse antologie (tra le quali, “Parliamo dei fiori” a cura di Vincenzo Guarracino (Zanetto Editore 2005); e su riviste, siti, blog (tra cui ORG, Poiein, Sinestesie, Il Convivio, Rotta Nord Ovest, Lingua Siciliana, Gemellae, Le Muse). Fa parte della redazione del blog collettivo La Poesia e lo Spirito e di quella virtuale di Italia Libri.

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Erminia Passannanti

legge

Erminia Passannanti

.
- Poesia dei Tempi Bui -

Come mastice malefico, la patologia propulsoria,
che svuota il ventre et con esso il suo torsolo, abbatteva
le misere e ricche accozzaglie di ceffi urbani,
ovvero di ex-domiciliati nelle celle
del Refettorio Grande, in via Teulada.
Furoreggiava ancorché nelle contrade a Sud di Battipaglia,
Eboli, San Gimignano e Sant’Arsenico.

Contagiati addirittura il bitume corporale alto, il cuore e il fegatello,
al centro del Quadrilatero del gonfio costato:
quadrupedi e umani una sola marmaglia
ammassata là dove le pire
debbono sfinire il morbo con la fiamma.

Vedevi castigamatti bitorzoluti
andarsene in giro con il randello in spalla,
e con che cuore si poteva cacciare fuori
il culo o il dosso per saggiare quelle botte, chiavate
alla cecata a destra e manca! Ognuno
pensava ai cazzi suoi, tenendosi caro
il proprio corpo rotto, assai randellato
e già pronto alla fossa.

Quelli delle trasmissioni tubercolari,
infangavano intanto uomini e porci,
come novelli Sgarb Ferrar Costanz e Augiàs.

Meglio crepare con una schioppettata
sparata dritto in faccia,
ma di televisione, no, scomunicante
patologia propulsoria,
che svuota il ventre et con esso
il suo torsolo.

Macchie d’unto e di bava, le panze
sbudellate, il morbo spalmato
su ogni muro e porta come demonio
con la coda torta.

Scellerati, ma che fate? Da dove prendete tutta questa chiavica?

2006
- Al teatro -

Memoria arancio.
Preoccupazione e ricordo
del corpo abbandonato.

Canzoni per la strada, jet sopra la lunga notte.
Sopra la mente della pena sedata.
Le mie sorelle sparse per il mondo.
Le belle analoghe….

Cammino – marciapiedi affollati di morte,
verdi insegne, Re destituiti,
tenebre che s’aprono all’arancio,
al canto, agli archi
nel buio del teatro.

M’hai posseduto, ti possiedo. Chiamami
dall’eremo del tuo estremo artificio.
Penerò per te.
L’acciaio ci teme… reti di note
ci contengono.

Tutto può accadere ora, nel nero
del sangue che ho versato.
Cammina intatto - celebre
nella morte.

Ascolta spettri d’alberi
per corridoi di pena.
Guarda, cerca. Sono
riversa a terra
nel mio ultimo fiato

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- Fossato -

- musiche “forever turning” Scorn -

mix: vaan

tutto oggi
lo scrivo
il poema
perché troppi secoli sono
trascorsi e troppe nubi
correndo sulla terra e troppi voli
specchiandosi nell’acqua
e troppe notti pazienti
la civetta e troppi giorni
il grillo la cicala
tutto oggi lo scrivo
il poema
perché a lungo ho
tratto esperienza

e ora
canto
come canta il vento
su un campo
d’erba come cola dalla corteccia
linfa
e corrono i fiati corrono
i branchi corre
la necessità
nel cibo
tutto visto
appreso assimilato
nelle mie oscure viscere
io poema
io scritto
e tradotto
ritorto nelle profonde
fibre
nelle
elucubrazioni della vena
nella
trascuratezza delle tane
nell’esattezza
dei tuffi delle rane
come d’agilità
che fugge
come il terrore
o l’impeto
che tutto
oggi lo scrive
il poema
ora che a una pozza melmosa
si disseta
che a bocca piena
chiede: voi
non restate a cena?

1993

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-L’altra donna -
- musiche “forever turning” Scorn -

mix: vaan

l’afflato primario
era menzogna
cinghia di pelle intorno alla vita
vale la sfida
in miscredente attesa
– sempre.
incolpevole,
vestita di bianco,
incoronata di malva e pungitopo
dai piedi alla fronte,
ero una infante.
ci nutriva trasfigurata voce
dell’ amato signore
negriero vigilante
padre rassicurante
che somministrava balsami
copiosamente ligio
pallida faccia tra le nubi
livida bocca annegata tra le onde
idonea per suo travaglio
indubbiamente
piano e bene
germogliavo
sotto quel cielo grigio.

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2007
Today I shall not eat…

today I shall not eat
shall not cry
shall not masturbate
I shall do penance
with most abiding grace
petrified Goddess
in self-chastisement
I shall be pale
wear no make up
shall have a thin, laminated face
shall lay down still, stiff,
like a sick person next to herself
like a chalk statue with wordless mind
veiled new born
in a marble dawn
disowned daughter
with severed veins in a cradle

1989

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Home page: www.geocities.com/erminia_passannanti:

emailerminia.passannanti@talk21.com Blog: ERODIADE  www.erodiade.splinder.com

Erminia Passannanti ha conseguito un Ph.D. in Letteratura italiana presso lo University College London con una tesi di dottorato sull’opera di Franco Fortini (Essay Writing, Lyric Diction and Poetic Translation in the Work of Franco Fortini, UCL, 2004). Ha pubblicato due monografie:  Il Corpo & il Potere. Salò o le 120 Giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini (Troubador, 2004), e Poem of the Roses. Lingusitic Expressionism in the Poetry of Franco Fortini (Troubador, 2004). Ha inoltre curato la traduzione di opere in lingua inglese, tra cui: Emily, Charlotte e Anne Brontë, Poesie A caccia di intellettuali (Ripostes, 1990); Hubert Crackanthorpe, Racconti Contadini (Guerini e Associati, 1991, a cura di Franco Buffoni); Gli Uomini sono una beffa degli angeli: Poesia britannica contemporanea (Ripostes, 1993). È la traduttrice italiana dell’opera del poeta gallese R.S. Thomas. Il volume antologico delle poesie Thomas,  pubblicato con Manni, nel 2000, ha titolo Liriche alla svolta di un millennio. È la curatrice di Poesia del dissenso. Poesia italiana contemporanea, volume I e II (Troubador, 2004; Joker, 2007). Ha curato, con Rossella Riccobono, la silloge di saggi di estetica e letteratura, Vested Voices, Literary Transvestim (Troubador, 2006).Vincitrice, nel 1995, del premio di poesia della Rassegna Nazionale “Laura Nobile” (Siena), la sua seconda raccolta di poesia, Macchina, è pubblicata da Manni Editore (2000) nella collana La Scrittura e la Storia, in cui è anche compreso il poemetto In Iugoslavia con i piedi a terra. Ha vinto nel 2004 il primo premio del concorso di Poesia “Daide Maria Turoldo.”Una selezione di sue poesie, dalla raccolta Noi Altri, è inclusa in “5 Poeti del Premio Laura Nobile” (Vanni Scheiwiller, Milano 1995).Nel 2003, ha vinto il Premio Nazionale di Poesia Davide Turoldo (Como). Sempre del 2003, Mistici (Ripostes) e Ex-stasis (Lietocolle). Del 2004, La realtà (Ripostes) e Il Roveto (Troubador). Nel 2005, ha pubblicato, nella traduzione di Brian Cole, Machine. Del 2006, Il Torsolo del Ventre ed Altre FandonieÈ Tutor di Comparative Literature presso il St Catherine’s College di Oxford (Oxford University).Paese di residenza: Inghilterra, UK. (Ripostes, 1989); Leonard Woolf, (Troubador).Suoi monologhi drammatici sono stati rappresentati a Londra alla Queen Elizabeth Hall. Sue poesie sono comprese in varie antologie Clandestini (Lietocolle, 2003), East of Auden (Poetry Direct, 2003), La poesia salverà il mondo (Nuovi Mondi Editore, 2003), Il segreto delle fragole (Lietocolle, 2004). È di docente di ruolo nel Liceo Scientifico di Portici (Napoli: Lingua e Civiltà inglese).

me

Pier Maria Galli

“Inediti”
letture di Iole Toini
.
.
[attraversando certe pagine]
l’alfabetizzazione dei rumori è una resa,
lo sappiamo.
lo sapevamo.

tuttavia dalla a della pioggia che batte sul tetto della macchina
alla zeta del cigolio di un’altalena in un parco dentro una mattina d’inverno

ci stanno tutte le stupefatte uscite
e gli innumerevoli ingressi
inventati dal silenzio.

quelle porte laterali dentro una sala cinematografica
possedute dalla parola quando la mettiamo a tacere.

poi torna quel primo chiaro del mattino sulle cose.
i tuoi capelli che non sono mai qui, assolti sul cuscino,
dentro una manciata morente di luce

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se solo
restassi qui per sempre, origliando
dalla sedia il rumore dentro la testa
e le mie donne dentro un albergo ad ore
che commenta nudo
davanti allo specchio il mare.
sarei quella cosa bella, quella poesia d’amore
che nessuno mi ha mai scritto, bagliori minimi,
comparse femminili nude.
dove a volte sosta, per un capriccio umano
del paesaggio, la felicità

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*

(telegramma n.0 per rassicurarti, casomai)
è come una valigia dimenticata,
sapendolo, in una camera d’albergo.
le carni che costituiscono
il tuo corpo hanno necessità di poco spazio.
(e certo meno della tua forma).sia per esistere. sia
per sapere che da qualche parte
esistono

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*
[altro appunto n. 0]
le persone se ne vanno attraverso gli oggetti.
così è la mia bocca impoetica quello che resta della stanza nel tuo corpo, dopo che una mattina di pioggia ti ha smontata pezzo per pezzo.
tuttavia non so amare che interminate avarie, e forse, quando ti offro un passaggio sulla pagina, i tuoi luoghi che ragionano prima di gettarsi nel vuoto.di certo c’è quel limone spaccato a metà e dal quale giungono giardini diversi;
e null’altro sul tavolo

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*
quindi scrivere ad una donna.
e potessi non solo spiegarle,
ma riscriverle:
tu quanto la bellezza esatta
che ha la pioggia
dentro una pellicola pornografica
dove non ci sono mai stati corpi,
né camere d’albergo,
né odore di gemiti,
ma dove qualcosa continua a baciarsi
finendo lontano da noi.
così che torneranno a farsi avanti
le tue cose rimaste indietro,
dove già c’erano state.
e forse non accadde più nulla, dopo.
se non una rubata voglia di scriverti,
l’immagine fallita delle attrici
che vanno a rivestirsi inosservate
dentro la tua figura principale,
come piovesse su tutte le cose vere
che solo immaginano di esistere

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*

[perché viene meglio così]
penso che quest’anno
le foglie non cadranno.
penso che i rami si spezzeranno
sotto il peso delle foglie
(che non vogliono fare
i giorni che vengono)
perché forse è solo la parola autunno
che scrive l’autunno
come certe ragioni ritrovate
che mai ci appartennero.
specialmente se,
per un vizio di forma o
per un difetto della vista,
tu rimanessi nuda
adesso.
adesso che
mi è del tutto chiaro
questo toccarti
o non toccarti
e come viene meglio così,
lasciarti ad una parola che scrive,
quasi che poi le foglie cadessero davvero
indurite da uno sgelo,
questo precipitare dalla sommità
di pianure, sino all’inesperienza vivente
delle parole

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*
[perlopiù durante i pomeriggi ventosi]scrivila da qualche parte. nel cortile del paese
hanno messo al rogo il prestigiatore e l’uomo
che affittava cucine e la donna che proiettava
frasi d’amore sulle bocche dei bambini conclusi.
mentre l’impiegato alle tue felicità terrene
affiggeva manifesti di tristi spogliarelliste
sui muri riposanti che fiancheggiavano la scena.

ma non basta al trasloco,
alle ore seguenti.

facciano che inverno sia una parola
fatiscente. un accorgimento fotografico
come la tua voce. e che tutto resti immobile
dentro quello che sai.

tu scrivila dunque l’ultima disposizione del tuo viso
scampata alle fiamme, ad una burocrazia inefficiente,
a quell’abbandonarsi umano
in fondo all’occhio che sembra memoria

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*

[in mezzo ai bagagli del paesaggio]
ti devo una breve osservazione
su settembre.
nella loro stanza i bambini
giocano a fare il pomeriggio.
potrei osservarli per ore
o scendere a patti con loro
così che non ci sia altro di te
che il rumore della mattina
e la fanciullezza dei cortili
che ridono
nella bocca della campagna.poi quel che resta della luce
è la natura umana
di un tramonto lentissimo

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*
dal centro odierno del tuo corpo verso ieri
sulla parete fiorisce l’ingresso
di un cinema abbandonato;
una bocca che su di te entra,
mentre titoli di coda scorrono
senza cessare mai
(seni bambini
mostravano vie deserte,
poco prima nel film)

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Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggioDi un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) e Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005). (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989).
Blog: cantiere.splinder.com

Stefano LoreficeStefano Lorefice

da “L’esperienza della pioggia”

(live reading)

l’amore dalle mani spezzate
senza appetito coi colpi allo stomaco
che fanno male davvero
che fuori dalla pioggia ti lascia la pioggia
e quello che resta
perché ti ha già portato via abbastanza
io devo restituire un bacio che non mi spetta
il gelo fuori dai caffè, a Pigalle
io devo restituire la mia faccia vera
quella senza sconti
il giorno che mi trovano sveglio il cuore
che non c’è un battito solo
ma i miei occhi veloci e nuovi
da farti capire
aperti
senza il traffico di cui ti parlavo
al telefono non ci sono ostacoli
solo distanze
è un continuo impastare le mani
in ciò che dovrei dirti
che si rimane lì, sospesi e annegati
quasi che amarsi sia solo una voce
un’attesa
uno scostare la polvere
dalla rabbia del cuore
è nella mano che sta il mio confine
fra le unghie morsicate, mangiate
perché almeno qualcosa ricada dentro
è nel loro crescere che ricopre la pelle esposta;
fra le dita, che tornano a battere il tempo
che ci sono ancora molte parole
nella parola poesia
non le rime, le furbizie
c’è altro, la tua sigaretta ed io che la prendo per fumare
senza cominciare
e fingo la pazienza di chi resiste
nonostante l’ingorgo
c’è, se guardi bene, quel nostro stare composti
nei luoghi affollati
nel rumore che non ci appartiene
quel nostro misurare le distanze, ed avvicinare i piedi
dove ogni strada ha il suo nome
ed io mi ritaglio un po’ di spazio
in questa parola poesia
io che non riesco di più
come una macchia che non trattiene il suo limite

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Stefano Lorefice è nato a Morbegno (Sondrio) nel 1977. Ha vissuto in mezza Europa e s’è perso in Francia per parecchi anni; da qualche mese è tornato a vivere in Italia nella zona del Lago di Como. Cura il diario di viaggio Cosmo Blues Hotel (www.cbh.splinder.com). Ha pubblicato “Prossima fermata Nostalgiaplatz” (Ed. Clinamen), “Budapest Swing Lovers” (Ed. Clandestine), “Cosmo Blues Hotel” (Ed. Clandestine) e “L’esperienza della pioggia” (Campanotto).
fantuzzi
Matteo Fantuzzi
Poesie da “Kobarid”

letture di Anila Resuli

.
*
Perché volendo pure Modena è lontana
e allora uno si chiede: - Quanto tempo?
Un anno. E un anno è poco ma anche tanto,
se a casa sta una moglie a letto con le doglie
con la testa della bimba dietro al corpo col cordone
cinto attorno al capo ed urla “padre, padre”
e il padre sta a combattere la guerra
ad ammazzare i figli di quegli altri
a compiere gli stupri, in modo la sua razza sia difesa
e sia immortale: e salva sia la sua famiglia.

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*
Malpensa
Non è per dire, io ti ricordo al duty free
della Malpensa, con il vestito, come tutte
perché uno sguardo come quello non si scorda:
di chi da terra ha sollevato un corpo
ancora caldo e l’ha piantato, l’ha ricoperto,
ha omesso, ha tolto. Senza parlare, nulla.
È un mondo a parte la Malpensa,
coi tabelloni bianchi
coi profumi, le sigarette a stecche da 50,
il brandy che ti guarda e sembra un viso
che conosci, sparato in volto, decapitato
chiuso dai capelli, misto alla polvere,
che implora di riemergere.

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*
Dimmi se hai presente
quant’è stretta via Valdonica,
schiacciata tra le mura
del quartiere ebraico
che per assurdo ad uno lì
potrebbero sparare in pieno volto
verso sera all’imbrunire senza nemmeno
un testimone, perché tanto quella strada
anche se in centro è fuori mano,
perché da lì non passa quasi mai nessuno
se non si ha un obiettivo, un luogo
dove andare, dove attendere per ore.

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*
Precariato
E non sai più cosa aspettarti
da questo borgo in mezzo alle montagne
dove la gente invecchia e non fa figli,
che si spopola. E tu che sei il becchino del paese
come tuo padre e il padre di tuo padre
(e che non vuoi, non puoi)
ti domandi come sarebbe meglio: che crepassero
in un solo colpo tutti per chiudere bottega,
oppure un po’ alla volta, goccia a goccia, per vivere di stenti,
ma nel contempo andare avanti, per resistere.
E sopravvivi in questa prospettiva di precario,
di chi lavora a termine, si attacca al calendario,
e quando senti un’ambulanza tremi e esulti assieme,
perché è così: oggi si mangia,
ma nel contempo non hai più un cliente,
è un nuovo scatto
che procede e porta al baratro, ti annienta.

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*

Sei bella. Ma di una bellezza che quasi non sembra,
quasi non si tocca. Entri nella mia camera e mi infili
in testa la flebo con dentro il mio pranzo.
Poi ogni tanto mi spogli, e lavi con cura il mio corpo, ogni parte
il mio corpo che ormai non si muove da anni
neppure comunica, mi resta soltanto lo sguardo:
- potessi parlarti, Dio quanto sei bella -
anche se (sono franco) potresti essere pure mia figlia,
avrai sui trent’anni ma ne mostri anche altri ed a me
non ti sei mai rivolta, ma io ti guardo ed intanto mi nutri
o mi aspergi e non riesco a far altro che amarti.

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Biografia

Matteo Fantuzzi (1979) è nato e risiede a Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna. Collabora con le riviste Atelier e Voci della Luna oltre che con l’Almanacco di Poesia edito da Castelvecchi. Pubblicato in molte riviste tra cui Nuovi Argomenti, Yale Italian Poetry, Specchio, Gradiva, Atelier; ha creato il sito UniversoPoesia, suoi versi sono presenti in varie antologie ed hanno raggiunto in questi anni Francia, Germania, Slovenia, Belgio, Stati Uniti, Finlandia, Polonia, Rep. Ceca, Venezuela ed Islanda. Il primo canale della radio nazionale slovena gli ha dedicato una serata di trasmissioni leggendo un’ampia selezione di testi. Ha diretto in questi anni una serie di festival ed eventi dedicati alla poesia contemporanea tra i quali per 3 edizioni “Degustare Locale”.

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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Commenti

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