progetto lettura 72 = marmo legge marmo

fotoAlessandro Ansuini
& Camara mix
da: Fronte della falciata

.

.

Seminare le giornate come se ci spiassero,
quanti sguardi furtivi, sguardi
da chiavi nelle serrature, il segreto nascosto
nei piedi dei maitre, che sorvegliano in continuazione
il tesoro che vi si nasconde nel mezzo -
cosa c’è da dimostrare
le sagome delle ombre, annerite
come coltelli da carne, tutte di profilo
una mano non adatta alla tua coppa c -
minuscoli crani da incontrare
durante il giorno-paziente-steso-su-una tavola,
nemmeno anestetizzato, sezionato in ore,
aperto in minuti, tagliato in secondi, ricordarsi
di quanto è importante avere appuntamenti
a cui far tardi, se non altro
per sentirsi in colpa - la scadenza
delle 10 e un quarto e la scadenza
delle 4 e 20, una mappa invisibile
attraversata da questi minuscoli crani,
i nostri, appena ricoperti di carne,
per un certo periodo,
ma così fastidiosi, e insistenti.

*

C’è un congegno tremendo
che mi vuole meccanico, assolutamente
oliato coi meccanismi che si incastrano
perfettamente con quelli di altri,
humberteggio sotto i neon cercando
con lo sguardo una via di fuga,
dentro gli ombelichi, ma è come fossi
sorvegliato da un’infermiera
che mette costantemente in ordine
un’avanguardia, un esercito e un colpo
di sonno - shangai renaissance, è scritto
anche sui muri è scritto
nella cabine del telefono, 55.000
nuove uscite letterarie solo in italia
metteranno a soqquadro gli scantinati -
berlino si apre alla mezzanotte e alle nuove tendenze
un desiderio calmissimo di edifici anneriti,
finestre a vetri polverose e sezionare l’appartamento
con dei paraventi, cambiare la disposizione delle stanze -
le sfilate di moda e la poesia sono un cenacolo di prostitute
che vanno a braccetto sotto gli occhi impassibili
di un arabo con la barba lunga, con pesanti tende nere
dietro le spalle, che intima con un dito proteso
che dovrei interessarmi di quello
che non vede nemmeno lui, mentre in qualche modo
si continua l’abluzione dei volti
di famiglie e altre associazioni
a delinquere dentro la radiosantiera
della televisione.

La scansione dei programmi come al mattino, come le lodi
seguiti dalla messa catodicoconventuale
la scansione dei programmi come al vespro
le preghiere

*

Sola si donò all’abbraccio, controvoglia,
con sé stessa, nuda avvinghiata
alle proprie ginocchia stava
come il bianco d’una candela
posto di fronte al bianco
d’un muro e lì, benedetta
dal freddo e dall’angolo,
regnava.

Questa, questa è lei.

*

Pesavano nuvole e addensamenti
si coricavano sulla parte destra
del cranio, dove da una settimana
due voci distinte, a notte
avevano preso ad urlarsi a vicenda
frasi sconnesse, deliri, e nulla
dimostrava che quelle voci notturne
non appartenessero a dei vicini,
o a quel sottilissimo viola
che aveva intravisto
allungarsi dalla palpebra della finestra,
farsi cornea.

E questo, questo sono io.

*

Le case sorgevano lungo una vasta depressione,
alcuni topi si passavano
di generazione in generazione
un’eredità culturale che insegnava
ad aprire le pigne, a separarne
la carne dalle squame: sopravvivevano solamente
i più tecnici, i talentuosi o i caparbi.
Un cane di pavlov annunciava
l’ingresso delle veline nella sala, i loro tacchi
e polpacci presi in una corrispondenza di Eco
con gli occhi di noi tutti
curiosi che esse ci svelassero
il segreto di quella musica antica, fatta
di chiodi e caviglie -
che noi ignoravamo.
I colori soffiavano sgranandosi
dentro alle Polaroid,
le scene commesse erano sequenze d’oppio, rosai
di sonnambuli che affilavano
la sua atroce sensualità
dita sottili - labbra modelle - come davanti a un obiettivo
saturando i chiaroscuri dell’immagine
della sua chimica e di quel modo
di camminare faceva icona
spessore e profumo, nel momento
in cui restava ferma,
nella stanza, davanti ad occhi
che non la contenevano, in piedi,
le mani sulle ginocchia, le gambe incrociate,
fragilissimo desiderio di noi tutti
- ucciderti o tenerti sotto un vetro -
e la risata, la risata di lei
coperta dalle dita sottili
davanti alla bocca

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Alessandro Ansuini, romano, classe 1974 vive e lavora a Bazzano. Ideatore della editrice clandestina Smith & Laforgue Indipendent Press (smithandlaforgue.splinder.com), membro fondatore del gruppo Karpòs (www.karpos.org), è parte integrante del progetto Camera Mix, (www.myspace.com/cameramix) ensemble di sonorizzazione d’ambiente, col quale ha fatto numerosi interventi in italia e all’estero. Dal 2006 è curatore, col patrocinio de comune di Bazzano, dell’ Afa Reading Festival, manifestazione culturale di contaminazione letterario-musicale. (www.caucaso.info)
Alcuni suoi lavori fotografici, inoltre, sono visibili qui: alessandroansuini.deviantart.com
opere pubblicate:
Ronde de la nuit (2002) Ed.Liberodiscrivere, Appena (2003) Ed. Ifiglibelli,   Ed. Per la Smith & Laforgue: No Data (2003)  Ed. Smith & Laforgue / Ed. Ifiglibelli, Smog (2004) Comedy (2003) Elephant (2003) Asylum (2002) Czarina (2002) Favola nera (2004) La Francia non esiste (2004) Shekeletter & Paris (2004) Flypaper Skin Ltd (2004) Le Illuminazioni (2005) D.D.Theme (2005) Gerstl Orchestra (2005), Zero (2005) per la Marcovalerio Edizioni,  Indagine di uno stalker a proposito della muraglia cinese (2006) Ed. Liberodiscrivere

Enrico
Enrico Cerquiglini
da   “fine attività”

.

.

Nulla deve essere lasciato al caso nel caos combinatorio; geometrie

non euclidee, frattali, algoritmi: tutto il/logicamente incasellato,
contestualizzato, innestato, predisposto in mille versioni e diversioni.
Pozzi di sangue e petrolio con didascalie umanitarie sulla scatola di condom
e sinergie auspicabili tra cravatte e cravattari, parole sante e sacre
per spingere il carro tra i nemici in lotte di sistemi occhieggianti alla morte
della carne, dell’occhio che si lascia osservare incantando con ipnotici
slinguamenti e promesse d’eccelse oralità in ordine sparso; profeti obesi
chiusi in vetrine antiproiettile debordano digerendo cingolati e dromedari
supportati da teologi in avanzato stato di putrefazione, starnazzanti in cortili
del ducetto di turno: bieco, gonfio, figlio di un atto masturbatorio,destinato
a latrina e risucchiato da vagina a ventosa e pisciato al mondo nel water
fetido d’un bordello.Verità da incidere col fuoco sull’avambraccio o in faccia
destinando al mondo l’icona d’un io ipertrofico gonfiato da ovattume
e sottane strappate a primati femmine gambeslargate onnicoitanti in playback;
verità da smessaggiare ditapigiando a caso per etere e sfintere anale. Verità
da pagine d’incenso mortifero di versifacitori indamascati sbavanti
su testicoli e incunaboli facendo di ipse dixit e vangelismi d’accatto
ogni ricetta per fagiani farciti e carciofi alla giudìa, insaporando,
di Dio, di santi e Vergini, versi, elzeviri e diagnosi: un pateravegloria
e tre supposte di glicerina e un sonetto o un francescano fioretto. Nulla
può essere lasciato al caso nel caos combinatorio: filippiche e orazioni,
penetrazioni, a fini fecondativi, in ambito matrimoniale, natura contronatura
denaturata e filettatura, finanze e abuso di sostanze stupide, stupefacenti
pianti di crocifissi edicole e affreschi: “Come nel ’48! Come nel ’48!”
e catechesi per umanizzare il male quando si fa strumento del bene.
Piattole tra sottane e ambigue verità da dispensare a rate, cum juicio,
da altari e rampe di lancio satellitari, scud e donne cannone.
Il male ch’è bene o il bene ch’è male rigenera il rigurgito senile
d’un santo pianificante ossimorici futuri-passati astrali-cavernicoli.

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Deviarono il fiume per irrigare le terre del padrone, tagliarono i boschi per scaldarlo,
scavarono formoni per versargli sangiovese e cerasuolo, per innaffiare tacchini e lepri,
sventrarono montagne per costruire palazzi e baracche, ma non strapparono alla terra
altro che cibo. Il vecchio con rughe epocali guarda il piano, escavatori e trattori
che abbattono gli ultimi stiucci. Vi pianteranno vigneti moderni, quelli per vini
sempre uguali, tutti gli anni uguali nel colore, nel sapore, nel retrogusto:
vite addossata alla vite, stimolate a sgravare grappoli standard per gusti standard.
Rese quintuplicate, qualità assolute, macchine potatrici, raccoglitrici meccaniche,
separatori di acini e raspi, chimica da bere, invecchiamento forzato
per sommeliers prezzolati. Industrie del bere mille sostanze in un bicchiere, mille
essenze minerali, mille combinazioni di tossine. Ha gli occhi vuoti il vecchio,
non focalizzano il presente: vede il figlio saltare da macchina a macchina e non è fiero.
La rada barba di tre giorni non punge più dell’aria, non ha carezze
da ricevere, né affetti da ricambiare. Vive coi morti, ci parla, coi morti antichi
conosciuti da bambino e lo dicono pazzo. Cammina a stento, gli han messo
accanto una badante armena che prima di toccarlo indossa guanti freddi
e viscidi. Rifiuta il catetere, gli sgocciola il verme lungo le gambe, bagna i calzoni
del pigiama ingiallito, “puza de pissio” dice la badante, gli urlano contro
mille “rincoglionito” la nuora e il figlio. Lo evita la nipote ormai adolescente,
tutto trucco e telefono. Gli lacrima l’occhio sinistro, giù collirio con la punta
del contagocce sulla pupilla. È l’oggetto semovente della casa: non ha più voce
non ragiona perché non ride più, non scherza, è tetro, un ingombro.
Ingombra la vecchia stanza destinata a breve a diventare – dopo disinfezione accurata –
sala per incontri domenicali. Finiranno la nuova vigna, trasformeranno
la facciata della casa e, liberi del vecchio, avranno spazio e tempo libero.

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“L’amore – diceva Buk – è un cane che viene dall’inferno” e morde
con denti roventi, ustioni su tutto il corpo, sugli organi interni,
pupille bruciate, gola gonfia, pelle che cade per strada, nel passeggio insulso,
nel rimestìo di idee circolari che nulla concedono al futuro, che sono il fiotto
impertinente di corpi altrimenti muti. L’amore è tagliola per volpi e lupi,
recide tendini e rende possibile l’arduo, impossibile il possibile, scatena
l’anima rendendoti nudo ectoplasma, dissolvenza incrociata tra vita
e trapasso: nessuna schedatura è possibile nel serio sguardo che vede,
in ogni ombra, il sembiante disarmante, il paradiso del mio inferno, il gesto
che inghiotte nel ventre della terra per tacitare tormento ché dissuasione,
smembramento d’ogni certezza. Costruire voliere, per rinchiudere zanzare, api,
moscerini e pensieri, è l’arte del colpito, del dimezzato, di chi ha scoperto
di essere vuoto contenitore di vuoti a perdere e percepisce una pienezza possibile
che cartesianamente sa vuoto ulteriore, ma vuoto necessario. E tu, incauto lettore,
che tra versi/righe cerchi ciò che pre/senti, sai che rischi corri, copri di fiori
la vipera per non vederla, mascheri di cerone la piaga infetta e cammini dritto
sfidando discopatie invalidanti, per mesi e anni, lieto di inganni
che scolpisci sui muscoli a futura memoria, a serbare ricordi di viuzze,
di astuzie paesane. Controlli le sillabe e diffidi affidandoti al verso
che si rompe a mezza pagina onde trovare armonie e melanconie per fissare
immagini a fonemi. Ma della radice tutto ignori: credi di cogliere il ritmo
del mondo nel tuo cuore che urla, bestemmia, invoca, supplica abbeverandosi
nel fiume di fiele che irriga la vita, che nutre la morte. “Si può amare un essere
umano?”, si domandava ancora Buk, “sì – si rispondeva – ma solo se non lo conosci
fino in fondo”, poi sarà la parte straniata di te, il riflesso di te,
i resti di Coventry nella melma di emicranie e ipocondrie inclementi,
e sarà latte versato, il fondo di caffé che resta sulle labbra adulterando
il dolce di bietola o canna, adulterando quel che resta dei tuoi giorni,
incanalato in oleodotti pronti a saltare al primo miraggio di sole. Resta
il sapore di un frutto mangiato immaturo insieme al fiato di mille
sigarette che ti rispuntano in bocca nel tentativo di versare fonemi
per riempir di suoni il silenzio annidato tra gli occhi chiusi e gli arti.

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Il passo scurrile della soldataglia nelle nervature rintrona, nel vibrare
molesto della soglia: soldataglia allo sbando, sconfitta
da sconfitti, dispersa nella boscaglia affamata di pane
carne vino, di gambe a forza slargate, di camice lacerate.
Resta lì – mentre il poeta a voce levata piscia ingiurie e sangue
sul cibo precotto – la carcassata membranza in languidenti lunari
crepuscolari. Ma l’artiere combatte la materia sputa
sul ferro rosso catarro e futurescenze in versi da cooperativa
di scrittura, da reading e kermesse ammansite. Ma il maglio
che schiaccia e sul maglione schizza atomi di passione…
Ma l’affetto che si libra con voce autocantante ridondante
tra scapole e mutande bagnate… Qui il vecchio con la vecchia mauser
sfidò il cerbero nerobruno scancherando Germanie kartoffen
merdaglia fascista medaglia del Carso rosariando progenie
e dal libro delle piaghe nei secoli… alluvioni paralisi torcibudelli.
È lì, il versifacitore nell’ano di luce interna espellente microclismi
di coproliti da berciare alla luna pensando al ventre infecondato
della vergine, alla suppurazione, alle ispirazioni transpirazioni
lisergiche e siderurgiche di braccia sanguinanti in fanciulla
età e puttane e zozzi vecchi per tremilalire! Mirò al fattor primo
il vecchio: mille nel sanguine vendette, strage di colpevoli,
giustiziere d’analfabeti soprusati, gambe parkinsoniane e mano
ferma sul ferro vindice. Scacciacani di ruggine senza cane
bagattella infantolina, inceppata prima del colpo e del “canchero
a te a ‘sti infami” e del mitragliante guizzo postmoderno
che in dua divise il vecchio su una siepe per educarne mille.
Smadonna misticheggiando l’aedo, urlando pace o pece
o pesce in fottudanze microforate e ingazzettate
tra quietanze e flatulenze di ricorrenze ecc. ecc.

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Enrico Cerquiglini Sono nato a Montefalco (PG) nel 1962, vivo a Gualdo Cattaneo (PG). Sono tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. Miei scritti sono apparsi in diverse riviste, anche straniere, e in atti di convegni. In poesia ho pubblicato in poesia: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997 e Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell’Arancio, 2000 (antologia). Curo il blog Tra nebbia e fango (http://enricocerquiglini.splinder.com/)

Prima foto 2005Luca Ariano

“Calendario Giuliano “

letture di Anila Resuli. mixaggio vaan

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Novecento I e II

Quei primi scioperi
- la piazza non era gremita
come nelle storie,
e il tuo pugno chiuso in foto
con l’orologio in evidenza.
Quel manipolo di sbarbati
alla mattina, al pomeriggio
e anche alla sera e poi…
poi il tempo di distrarsi
e il tuo volto non si riconosce più.
Avessi aperto un negozio di scarpe
o un locale trendy - sempre pieno;
il bambino, cocco della mamma,
sempre in palmo di mano ora non sa
a chi gridare, ora che l’eco della casa
rimbomba tira grembiuli altrove.
Lui si allontana in moto,
pare quasi una cartolina anni cinquanta,
col vento di salso che sale dall’autostrada
e tu prepari il tuo viaggio,
il tuo gommoso ritorno in treno.

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musiche: manuel de sica “tema 1″

La caccia al cinghiale

Marino te l’aveva detto,
- là al rinfresco le api
che ronzavano attorno
alle fette di prosciutto,
ma tu dritto
come uno di quei cavalli
nella foto.
è rimasto uno dei tuoi libri
con il frontespizio da dedicare,
una raccolta di Yeats
e alcuni cd masterizzati.
Il rombo della vespa bianca
è restato un modellino
sulla mensola, prima che la polvere
ingrigisca.
Nell’inaspettato tepore settembrino
il gelato è un affresco di fine stagione,
un “magari…chissà”, un “quando o se”
e all’apertura della caccia grufola
il cinghiale e gli spari non li puoi

più sentire.

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***
Quella contrada - lo sai - per te
è rimasta là immobile, come una fotografia
dove i colori sono tratteggiati
su una tavolozza crepata dal tempo.
Come quella tomba che non puoi vedere
o quella strada sbisciata tra le risaie.
C’era un posto vuoto a pranzo
e tu lì a spiegare l’imbarazzo del tuo volo,
del tuo passo troppo frettoloso
come quando tornavi da scuola.
C’è un porta foto da riempire e un fiore
di confetti che forse il caldo squaglierà.
Non è più per te - o forse non lo è mai stata,
la stagione delle danze,
di quello sgomitare sulle scale
e non ti resta da tenere il vestito
della domenica, un po’ largo e buono
per tutte le stagioni.

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musiche; separation

***

Tornare è un po’ come morire
tra sorrisi sdentati
e mani gitane da leggere,
c’è un apparecchio
a graffiarti le labbra.
Curvi tra le risaie e nuovi cantieri
ricordandoti che la tua generazione
non suda il cammino sui sassi;
- per chi ce l’ha - la tredicesima
è già una foglia di vento sul marciapiede
e nascere in Lomellina è un sospiro crepuscolare.
Ti bombardano di messaggi e video
e già a rimbrottare che ai tuoi tempi
non c’erano, per loro che non si scambiano
un’occhiata, immersi nelle cuffie.
Aspetti ancora che i viali splendano
del suo riverbero e non delle abusate
lucine natalizie sotto i portici.

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musiche: David Lenz “Cristofori’s dream

***
Ma che avete da ridere sguaiati,
un po’ caciaroni come tredici anni fa?
Solo che stasera è sulla vigevanese
e ha appena finito di piovere:
- Noi non eravamo così, lo sapevamo
di fare gli stupidi…
e lo incalzi con quel tono conservatore,
come se fossi tuo padre,
- in fondo è passata solo mezza generazione.
Il tuo romanzo in versi procede nel ritmo
abituale e già sai quando ci sarà un punto
o l’inarcatura;
alle dodici per le vie del centro odori
lo sfrigolio di torta fritta e lo scintillio
della lama sul culo del salame e fette
a scivolare come foglie.
Al tavolo ancora impanati di calce
si lamentano del malgoverno
- li avresti chiamati qualunquisti -
e annuisci sorridendo al pensiero del suo profumo.

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musiche Avion Travel “how insensiti”

Luca Ariano è nato nel 1979 a Mortara (PV), è cresciuto a Vigevano e dal 1998 vive a Parma. Ha pubblicato nel 1999 la raccolta di poesie “Bagliori crepuscolari nel buio” presso Cardano di Pavia. Numerose sue poesie sono apparse su riviste tra cui La Clessidra, Il Foglio Clandestino, Ciminiera, La Barriera, Tabard, siti e blog letterari in internet tra cui Frontiere, Faranews, FuoriCasa.Poesia, La poesia e lo spirito, La costruzione del verso, LiberInVersi e su antologie tra cui Oltre il tempo/Undici poeti per una Metavanguardia, curata da Gian Ruggero Manzoni per le Edizioni Diabasis (2004) e La coda della galassia, a cura di Alessandro Ramberti, FaraEditore (2005). Collabora con le riviste Il Foglio Clandestino e Tabard. Nel 2005 è uscita la sua seconda raccolta di poesie “Bitume d’intorno”, con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni, per le Edizioni del Bradipo di Lugo di Romagna.

Centro Culturale San Carlo
- Sala
Verde, 1° piano -
Corso Matteotti, 14   MILANO
(MM1 San Babila)
Venerdì  18 maggio
ore 18,00

IL PONTE DEL SALE DI ROVIGO
presenta
LA
PORTA DELLE LINGUE
Gli ultimi tre libri pubblicati

Sebastiano
Aglieco

DOLORE DELLA CASA

Pasquale Di Palmo
MARINE E ALTRI SORTILEGI

Marco Molinari
SEGUIAMO E ACCAREZZIAMO

Intervengono
L’editore
Marco
Munaro

I poeti e critici
Luigi Cannillo
Mauro Ferrari

Per
informazioni
Sebastiano Aglieco
narcyso@libero.it

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