progetto lettura 72 = marmo legge marmo

lago

Alessandro Ramberti

“poesie”

mix = vaan

Alte vie

Pupi di sassi mi guardano
- scossi da terremoti e tempeste -
lungo i baratri degli alti sentieri:
sembrano ossa di antenati
(da cui ci provengono gli istinti)
sbiancate dal ghiaccio e dal tempo…

mi sento in un quadro senza cornice
felice di esserci a respirare vedute
in cui Eco è di casa…

ripeto ogni tanto suggestivi motivi
ad accompagnare la marcia
ma muto
il pensiero
fasciato dai suoni necessari del creato
si distende, diventa più chiaro:
siamo tende picchettate in qualche luogo
un amen al respiro dell’Eterno
che si fa pista alle correnti ascensionali.

La vita screpola il muro

Una tenaglia mi squarta l’anima
che vuole riconoscere i suoi passi…

Non c’è nessuno ma sento
dei suoni raggiungermi da un punto
indistinto… Concetta

- la nonna che sapeva raccontare storie
bellissime e consigliava con l’esempio -
è certo in quel luogo
a cui applichiamo la parola Paradiso
(per i nostri orologi da più di trent’anni,
ma il suo volto sa ancora aggrapparsi al mio cuore
ed abbracciarlo adesso).

Può dunque crollare
anche la torre dei pensieri
e farsi varco l’oltre che ci ama.

Messaggio in bottiglia (su ruote)

Nei campi i filari scuotono i pampini:
i poggi accompagnano il treno
nel suo tracciato sinuoso. Forse inconsueti
cumuli grigi incombono
sul giallo spento dell’ultimo grano
inizia a piovere.

Chiudo il finestrino e scrivo questa cartolina
in cui mi muovo come l’inchiostro: i pensieri
liberi oltre lo schermo di vetro bagnato
si flettono oppure si condensano
attraversando naturalmente i confini.

***

I poeti si stancano presto
hanno pochi lettori disillusi
e c’è una melma che sommerge le idee
portandole a materia bruta:
i brevetti non servono più
per le pulsioni bastano i click.

Abbiamo perso la sfera
ci sfugge di mano lo spirito
intorpidito da editti banali e distruttivi.

La parola fratello è un’astrazione
la coppia una transizione instabile
di umori
la tradizione è una storia
sconosciuta
il dialogo una procedura
disimpegnata.

Mi chiedo:
Dove sono?

Non io soltanto
ma tutti i tu che mi accompagnano
in questo teatro senza quinte
sul quale sta calando l’Occidente.

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Alessandro Ramberti è nato a Santarcangelo di Romagna il 10 giugno 1960. Laureato in Lingue Orientali a Venezia ).  Lavora in ambito editoriale. Ha vinto il premio l’Astrolabio con Racconti su un chicco di riso (Tacchi Editore, Pisa, 1991) e vari riconoscimenti per opere poetiche fra cui il secondo premio al Città di Mestre 2005 con la poesia Già c’è, inserita nella postfazione a Figli di Paola Castagna (Fara, 2005).  Con la raccolta In cerca (Fara, 2004) ha vinto il premio Alfonso Gatto 2005 per l’opera prima (Salerno), il premio Città di Solofra 2006, il Premio Voce dal Ponte 2006 (Monopoli, BA), il premio speciale Città degli Acaja 2006 (Fossano, CN). Nel 2005 ha pubblicato la plaquette Tela di bordo in appendice al volume dedicato ai vincitori del concorso Pubblica con noi (B. Rosenberg Piccolo canzoniere di città, A. Parato, Da luoghi intravisti, Fara 2005). La silloge Pietrisco (Fara, 2006) ha vinto la V edizione del concorso letterario POESI@ & RETE 2006 (Trapani-Palermo) e la VI edizione del Premio biennale di poesia “Cluvium” 2006. Ha pubblicato con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson il romanzo breve La simmetria imperfetta (Fara 1996).

Daniela09Daniela Raimondi

” Inanna ” Ed.Mobydick, 2006

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.

Marguerite
A Marguerite Duras

I.

La casa di Vinh Long sorgeva fra due fiumi.
Quando arrivava il tempo della pioggia
il fiume saliva i cortili, entrava le case.
I corpi diventavano languidi,
schiudevano sul ventre lo splendore.
Di notte le donne dormivano sull’acqua,
le amache dondolavano nel buio.
Sulle travi, gli uccelli battevano le ali
aspettavano impazienti la luce del mattino.

La sera le dita di mia madre correvano sul piano.
C’erano vasi di terracotta in fondo al giardino,
fiori bianchi che crescevo per alleviare il buio.
Shubert suonava nella casa di legno,
i bisonti lasciavano tracce di fiato sui campi.

Avremmo dovuto scattare una foto,
chiamare un vicino e mostrare con un dito
quei pochi momenti felici:
la grazia del mio corpo impudico
gli alberi di tamarindo ai bordi delle strade
e dieci, cento uccelli che gridavano sui rami.

II

La stracciona aveva una ferita sul piede.
Parlava da sola. Inseguiva i bambini
nelle gole dei vicoli,
li faceva tremare come un incendio.
Aveva una figlia piccola piccola,
da sembrare mai nata.
Mia madre me l’aveva data in regalo
ma era finita, mangiata dai vermi.
Io cullavo la bambina malata,
baciavo sugli occhi la bambola viva.
Un mattino uscì dal suo corpo.
Morì sull’orlo del fiume. La pancia gonfia,
il viso da vecchia.
Sono morte le mani, la bocca
i capelli i piedini. Il respiro.
Quel giorno ho capito che morire
è più facile dello strappo di quando si nasce.
Più facile della fame schifosa che è vivere.
La stracciona spariva e tornava. Spariva e tornava.
Qualche volta piangeva.
Una sera se ne è andata per sempre.
La ferita aperta sul piede,
una striscia di sangue lungo la terra.

III.

A Vinh Long i sogni cadevano come frutti dagli alberi.
Le risaie erano lagune di luce sulle rive del fiume
ma la gente aveva bocche povere, la pelle colore del limo.
I bambini nascevano e tornavano all’acqua
insieme ai tronchi di mango, alle scimmie annegate.
Mia madre sognava di comprare terre lungo il Pacifico.
Spese tutti i suoi soldi. Poi costruì una muraglia di fango
per sconfiggere il mare.
Pagò cento uomini per fermare l’oceano,
per proteggere i campi dagli occhi di Dio.
Ma il mare può violare la terra
con la sua lingua di spuma.
La sua lingua che entra e ferisce
dentro il verde di un sogno.

Mamma remava in piedi sulla barca.
Taceva. La bocca murata.
Fissava lo strazio,
vent’anni di vita sepolta sotto un lenzuolo di mare.
Il sogno intoccato
impronunciato.
Il suo sogno ulcerato dal sale.
Si chiamava Marie Legrand,
era nata a Rubaix in un giorno di aprile.
La gente diceva che era pazza, che parlava coi morti;
per strada, la puntava col dito.

IV.

Lavare, lavare, lavare.
Sfregare le pareti di legno
togliere ogni rumore,
ogni ricordo lasciato a morire.
Mamma impilava i mobili sul tavolo.
I secchi d’acqua scrosciavano
fra le assi del pavimento.
Il vapore saliva lungo le gambe
con un profumo di terra.
La casa era una palafitta,
un’arca che vagava nella nostra solitudine.
Nell’ombra della terrazza Madame Beine
serviva orzata e biscotti alla crema.
Le signore vestite di bianco bevevano a piccoli sorsi
e guardavano mia madre, le sue braccia scure.

Lavare lavare lavare.
Sfregare via il dolore.
Sfregarlo forte per tacere la pazzia,
lo stupendo fallimento del suo cuore.
Mia madre nascondeva la sconfitta,
i miei seni di piccola peccatrice
e l’amore androgeno per il figlio maschio.
Il figlio ladro
figlio dell’oppio e dell’incanto
il figlio mai sazio che le rubava i soldi,
che picchiava la bambina con addosso
l’odore pungente di un uomo.

V

Il canto fa la notte e la consola.
Costruisce il sonno, l’orco dalla lingua di fuoco,
il blu marino.
Una notte l’uccello perse la strada nel cielo,
volò nella casa e chiamava nel buio.
Feriva le pareti, in cerchio in cerchio
dentro la stanza di mio padre.
Mia madre capì. Disse solo: “Papa è morto”.
La sua lingua, un sigillo.

Il suo nome era Marie Legrand.
Sognai di lei tutta la vita.
Una notte un uccello le disse che mio padre era morto.
Da quel giorno dormii nel suo letto
perché aveva paura di Dio.

VI.

Madre mia.
Ho visto miracoli dentro ai tuoi letti piccoli.
Madre che piangi. Che annusi i miei vestiti.
Grande madre di latte
che gridi per far crescere le bocche,
le nostre ossa deboli.
Madre dell’amore negato, dell’amore sciupato
delle voci premute contro le lingue.
Abbiamo pianto per un pezzo di terra,
per il tuo seno dolce ed il pane.
Madre degli occhi consumati,
del viso girato contro il muro.
Io ti perdono per le mie gambe magre
per il mio corpo
come una pianta acquatica sotto i tuoi colpi.
Per il sesso proibito e prodigioso.
Per l’animale che mi inseguiva ogni notte
e mi lasciava nuda fuori dalla tua porta.

Madre mia.
Madre irraggiungibile
così teneramente abbracciata al figlio
anche dentro il buio della terra.
Due scarabei d’oro stesi in una piega di fango.
Due amanti spaventosi e splendenti
nell’amore che ancora vi divora.
Quell’amore che ancora vi consuma
fin dentro le ultime ossa,
oltre la morte.

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Daniela Raimondi vive a Londra dove insegna italiano come lingua straniera. Ha ottenuto numerosi premi a concorsi letterari nazionali, fra questi: la sezione inediti del Premio Montale Europa Edizione 2004, e i premi: Aldo Spallicci, Nosside, San Domenichino, Il Fiore, Alessandro Contini Bonacossi, Premio Speciale Pubblico Lions Club Milano Duomo.
Ha pubblicato racconti e poesie in diverse riviste letterarie, fra queste: Poeti e Poesia di Roma, La Luna di Traverso, Origini, Poesia, Le Voci della Luna e Gradiva.
Collabora alla rivista Zeta della Campanotto Editore.
Gestisce il blog: www.danielaraimondi.splinder.com
Ha pubblicato:
Ellissi (Ed. Raffaelli, Rimini, 2005), premi Caput Gauri, Città di Salò, Antica Badia di San Badino, Renata Canepa e il Premio Renzo Sertoli Salis per l’Opera Prima.
Inanna (Mobydick, Faenza, 2006)
Mitologie Private (Edizioni Clandestine, Massa Carrara) di imminente uscita..
È inoltre presente in varie antologi. Fra queste:
I Lunatici (Monte Università Parma Editore, 2006) Lericipea 2005 Il prima e il Dopo (Ed.Baldini Castoldi Dalai, 2007) Poesia del Dissenso II (Edizioni Joker, 2007)

Chiara.DainoChiara Daino

“La Merca”

letture Daino-Sannelli

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La Merca 1

lettura Chiara Daino

«Te lo ricordi l’ultramegafantorgasmo?»
«E chi se lo scorda l’ultramegafantorgasmo?!?
Quel senso di pienezza: riempire il buco. Ogni buco un sapore diverso: tante marmellate quanti fori aveva la fetta di Emmental. Arlecchino caseario! Al solo pensiero mi viene nel palato, una nostalgica goduria» mormorò Jenny. Oscenità alimentari. Erano biscotti secchi, impastati dello stesso dolore, dello stesso afrore.

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La Merca 2

lettura Chiara Daino

Stanza vuota. Stomaco pure. Sigaretta. Accesa, respirata, spenta. Silenzio. Insopportabile. Sigaretta. Un’altra. Sospirata. Silenzio. Shockante. Silenzio. Assordante. Sigaretta. Sublime dissoluzione. Sigaretta. Morsa nel morso dei denti. Scappare dal circolo vizioso, dal gesto consolatorio. Sigaretta. Stampella fallace di salute sprecata. Silenzio. Silenzioso sicario. Silenzio. Imposto. Silenzio di sigarette fumate in desolato posto. Ancora, di nuovo, per sempre. Silenzio. Spirito subdolo. Sigaretta. Sibili di catrame. Silenzio. Dannato silenzio che duettava con la solitudine.

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Ri-corda

lettura Massimo Sannelli

Cambio di visione e ridò aria
all’armadio: appeso di nuovi
pugnali sono   solo scheletro
mi perseguita
rimane tua
la clavicola in c’assetto: forma
di vizio a fondo

polpo che lama
non può sanare

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Chiara Daino
Nel 2006 ha pubblicato il romanzo La Merca (Fara) e la commedia Permis de traduir, in Animaelegentes (Edizioni Cantarena). Redattricedi Absolute Poetry e la Poesia e Lo Spirito, gestisce per Kinematrix la rubrica Moulin Rouge (http://moulinrouge.wordpress.com/).
Attrice/autrice di teatro, vocalist, songwriter e tradutttrice.

In rete:
www.chiaralibre.blogspot.com
www.chiaradaino.blogspot.com

SILENZIO!

oboeCari amici,
dopo una lunga pausa, dalla prossima settimana, finalmente, riprenderà a pieno regime  il  "progetto lettura su oboe. Si ripartirà dal progetto lettura n. 31.
Hanno aderito a questa seconda "tornata", già una decina di autori circa e altri stanno per essere contattati. Il principio è sempre lo stesso: dare voce ad autori già affermati nel web e "fuori", contemporaneamente  a "nuove" voci. Ci sarà spazio anche per autori latinensi, spero.
Vi informo, inoltre, dell’idea di dar vita, a fine progetto,   ad un cd con tutti gli autori  e le loro letture, ospitate in "progetto lettura", in modo da amplificare il tentativo di "contaminazione": lasciarsi contaminare da tanti autori e tanti stili e interpretazioni diverse, senza remora alcuna. Sarà ovviamente un cd "casareccio" e privato. Una sorta di ringraziamento ad ogni autore che ha partecipato e parteciperà al progetto.
Voglio inoltre ringraziare tutte quelle persone che con il loro apporto danno un contributo decisivo al progetto, che vive non solo del "reclutamento" degli autori ma anche di altro…
ufficialmente e non, si sono rese disponibili a collaborare , seppur, in alcuni casi,  sporadicamente e che continueranno, senza "impegno" alcuno, a contribuire insieme ad  altri che si sono resi disponibile a collaborare per il futuro.:
Anila Resuli, Alivento, Tonino Vasselli, Enrico Cequiglini in particolare,  e  ancora Iole Toini, Rita Bonomo, Massimo Sannelli, Antonio Fiori e (x?).
Resto a disposizione per qualsiasi consiglio e/o suggerimento.
Se avete autori interessanti da proporre ne sarò felice.
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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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