
Francesco Tomada
- live Topolo’-
I brani sono tratti dalla serata tenutasi a “Voci dalla sala d’aspetto” alla Stazione di Topolò, assieme ai ragazzi dei Tambours de Topolò che non ringrazierò mai abbastanza. L’intero file audio si può scaricare da www.ilnarratore.com nella sezione archivio gratuito
Oltre Savogna, verso l’Isonzo
(A Mario Carnelut)
So che tutto deve finire
come le strade quando si fanno sempre più strette
fino a confondersi fra i campi
oggi ho pensato alla morte e vorrei che somigliasse
a perdersi nell’erba come quando
dietro alla casa di mia madre
si camminava fino alla ferrovia
e vedere il treno era già l’idea di un lontano
dove un giorno si sarebbe andati
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Sul viale principale di Belgrado
ci sono ancora case di cui resta solo la facciata
attraverso le finestre vedi il vuoto
e sterpi dentro e nubi dietro
il cielo in una stanza
oggi della guerra rimane questa immagine
il cielo in una stanza
io penso a gino paoli
che in mezz’ora con una prostituta
scrisse una canzone che parlava d’amore
(il titolo è alla fine)
Domenica mattina ha traslocato la famiglia di bosniaci
che abitava qui di fronte
hanno ammassato su un furgone scoperto
tutte le loro cose
reti di letti mobili e giocattoli dei figli
la gente all’uscita di messa li guardava
senza capire come si potesse
spostare una casa intera in un solo viaggio
hanno salutato sorridendo come sempre
poi sono saliti
hanno messo in moto e sono andati via
l’ultima immagine che resta delle loro vite
è una scritta a pennarello nero sullo scatolone
caricato in fondo
FRAGILE
Cinque contro uno
Quando chiudo gli occhi e divento buio, mi chiedo perché - dopo il cuore - sia il ventre a pulsare più forte del resto. Eppure non ho più l’età che dicono difficile, quando le ragazze piangono e i ragazzi si masturbano.
Lo vedi Francesco c’era del vero in quel gesto, esiste un momento in cui credi di stringere tutto l’amore possibile dentro le mani, e subito aprendo le dita senti la colpa di quello che manca.
(Alessio a Lignano, due anni fa)
Sei partito camminando dalla spiaggia
sempre in avanti fino a che l’acqua
non ti arrivava al costume
al petto alla gola
poi un’onda più alta delle altre
ti ha fatto cadere
allora sono corso da te
e ti ho portato a riva
non piangevi nemmeno
fidarsi della vita, è questo che
mi resta da imparare
ma un giorno sarò pronto per accompagnarti
se mi dirai di nuovo
“voglio attraversare a piedi il mare”
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(ad un’amica)
Ti vedo poco ti sento poco
mi ripeto che stai bene
e adesso non hai bisogno di me
come le balene spiaggiate che
riprendono il largo
anch’io una volta ero lì a bagnarti
quando tu non avevi il mare
(a Simo e Stefano)
Sul vetro della cucina che non abbiamo mai pulito
sono rimaste le impronte delle gocce
prosciugate
mi mancano persone che da tanto non incontro
e vorrei mi ritornassero così
immobili nel gesto in cui le ho dimenticate
come questa pioggia che
sembra ma non cade
(senza titolo)
Quando litighiamo è come un temporale
le parole sono nubi che si gonfiano
delle cose che abbiamo trascurato
fino a farsi troppo pesanti
per poterle sostenere
è il tempo fra il lampo prima
e il tuono poi
quello in cui i bambini aspettano
preparando la paura
(senza titolo)
C’è troppo di egoismo nell’amore
sarebbe meglio esserti figlio e
alla fine della gestazione
sentire il tuo utero
contratto su di me sapere
che mi hai dato tutto
ed è tempo di
andare
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Francesci Tomada è nato nel 1966 e vivo a Gorizia. Dal 1997 ha preso parte a letture ed incontri nazionali ed internazionali. I suoi testi sono apparsi su pubblicazioni e siti web in Italia, Slovenia, Canada, Francia, e sono stati tradotti anche in inglese e cinese; è inoltre presente nelle raccolte “Frantumi” e “Intrecci” (Sottomondo). “L’infanzia vista da qui” è la mia prima raccolta, edita nel dicembre 2005 e ristampata nel marzo 2006.
E’ cofondatore della casa editrice Sottomondo di Gorizia (www.sottomondogorizia.it).



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