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Sergio Costa
” animali, uomini”
lettura Amilga Quasino
“Molti vogliono condursi teco vilmente.”
G.Leopardi
***
Ed ecco un primo nucleo formarsi.
Da vicino, più da vicino
la massa appare distintamente omogenea
divisa in celle o comparti.
Ma già mesi dopo, ore più tardi
la pappa s’è fatta animata
sgambetta malcerta, mette piume o colori
d’un rosa tenero
d’un rosso fulvo, tutta la gamma
dei bianchi e dei verdi
in zone specifiche. Quindi
gracchia o crepita o fischia, rischia
la prima parola. Ed ecco le squame
ispessirsi, gli artigli
il becco o i canini.
Qui un ala o una coda
ecco i peli e i capelli, la cresta.
L’occhio percepisce le cose, non gira
più a vuoto l’olfatto.
Così s’allungano il radar, l’udito. E appare
a volte, severissimo il pollice.
***
La bestiola non sembra adattarsi
all’ambiente che le è sottoposto,
flora e fauna non le servono a niente
in ultimo, se non all’attività favorita
di spargere divorare spianare
con eccesso di gola.
I rapporti con le preesistenti forme di vita
compresi i suoi simili
sono quindi meri puntelli
stampelle dalla breve durata
per giungere dove? La buona cura
del corpo non rende l’idea.
Perciò l’individuo è perfettamente integrato
fino al suo stesso azzeramento.
***
E’ un breve insignificante momento
d’assenza o d’altra viltà
ma comico nell’insieme
irresistibile anche. Succede
che come in un esperimento abbastanza antiquato
alla cavia è mostrata
l’immagine d’un nemico fittizio
eccessivamente mostruoso
del tutto irreale, con bave
con bocche di fuoco e gli occhi
fissi nel niente.
Così, nella gabbia
l’atto sconfina nel tragico
per l’animale accucciato che vorrebbe annullarsi,
placare l’affanno, offrire alla sagoma
oli e spezie in estremo.
***
In particolari condizioni atmosferiche
questi animaletti provvisti
di un numero straordinario di antenne sul capo
come una folta corazza
e sensibili agli umori del tempo
cominciano a muoversi a ritmo elevato
in schiere di tre
quattro individui per volta
rabbiosamente vibrando.
Segno che nei paraggi si concentrano forze
fin troppo ostili, o troppo subdole
per essere con un semplice
saluto evitate.
***
Il piccolo esemplare di oviparo
qui esposto al pubblico ludibrio non sa
delle sue movenze goffe da ubriaco
né del riso che suscita in coloro
che lo vedono costretto
a una vita d’artista.
Solo a volte cade in un sonno pesante
nel mezzo del più bello inscenando
tra gli strumenti
e i propri bisogni
una sottile sommossa.
***
In società somigliano molto
ad alcune specie d’insetti.
Visti dall’alto
il colpo d’occhio è lo stesso
più o meno:
le colonne appaiono solo più strette
più oliati gli scatti, gli spostamenti
del tutto involontari
da questa a quella parte del sito.
Dalla casa supremamente abitata
al mercato.
Dall’oracolo al vostro citofono
nei giorni di particolare sconforto.
***
Entrando in casa
vorrà spaccare i bicchieri sul muro,
aggrediti gli armadi
ridurre in poltiglia
la grande massa degli oggetti ammucchiati
dov’è spazio levigato e piano
mensole o panche.
Finché dura
il pelo rizzato sul dorso, la coda tesa.
I soggetti della stessa sua specie però
solo alla vista più miti
adottano rimedi diversi. Esempio annusare
più accuratamente l’altro, il vicino, quello
che non sembra dolersene,
con lui avviare il nuovo
rapporto di seduzione. Spargere
in giro gli odori.
***
Ancora sui soggetti in questione.
Mostrando visibili limiti
di ricerca
lo studio non può che cozzare
contro un muro di smorfie
per lo più di stizza o disimpegno
o aspra ironia
speculare alla
posizione del ricercatore. Nei fatti
si tratta di un’estesa
osmotica, membrana a specchio.
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Sergio Costa ventiquattenne siciliano, studente universitario http://portellabifuto.splinder.com/
è un figliobello http://www.ifiglibelli.splinder.com/
