progetto lettura 72 = marmo legge marmo

004

Intervento n. 4

 di  Luigi Di Ruscio

 

"Emigrai nel 1957, avevo 27 anni, ritornai per le ferie sei sette anni dopo e già nelle Marche era cambiato tutto, la campagna marchigiana con la mezzadria era un sogno, un contadino per vivere doveva coltivare tutto: ulivo, viti, diverse alberi da frutto,  doveva esserci l’orto, dovevano coltivare fave, piselli, patate, insomma tutto quello che una famiglia consuma in una anno, c’erano le vacche, galline, il maiale, le vacche servivano per l’aratura, in generale il trasporto, per il latte, per il letame per concimare. Era tutto sparito, per l’aratura meccanica dovettero togliere gli alberi, unificare la coltivazione,  il paesaggio venne cambiato radicalmente. Nella casa colonica dove c’era la famiglia di mio nonno ora c’è la villa di un potente. Certo la mezzadria non poteva continuare, ma il cambiamento fu tragico. I campi di grano ancora verdi erano pieni di tulipani rossi, l’aratura con l’aratro trainato dalle vacche non riusciva ad andare tanto profondamente da distruggere le cipolle dei tulipani che rinascevano ogni anno, anche questo spettacolo con l’aratura dei trattori venne distrutto. Il terribile è che non si rendevano conto di quello che era successo. Me ne accorsi io non perché fossi bravo, ma perché ero mancato per sei sette anni. Mi sembrava incredibile quello che era successo, come se Ulisse ritorna e si accorge che Itaca è sparita per sempre, Itaca resiste ormai solo nella mia memoria."

                                                                                                      Luigi Di Ruscio

Teramo_2,_17.4.08Maria Grazia Calandrone

” la macchina responsabile e altre cose ”
da: “la chiara circostanza”

.

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata
dei finimenti muscolari, le valvole
che l’hanno finalmente abbandonata
sulla terra, l’angolo umile che fa la testa
per celare il sorriso
sulla cruda colonna del corpo
dice: ti ho aspettato per tutta la vita
ho visto la tua vita
nei miei sogni e tutta, notte
dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte
quando il cielo pieno di meraviglia coincideva
con la bolla degli alberi agitati dalla piena
luna, io mi svegliavo
per causa dei tuoi sogni
e portavo il tuo nome come una bandiera
che saliva dal petto e mi rendeva
invisibile: di me
si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo
che avremmo dovuto terminare vicini
qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso
eccomi, sono qui per finire
nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro
dalla tua bocca
e soffiarlo attraverso la bocca
che dopo te nessuno ha più baciato,
al cielo.
Roma, 14 febbraio 2008

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da: “forme del cranio umano e Apocalisse dell’animale grande ”

Come per fasciatura rituale
queste croci di spighe
immature
sul corpo anch’esso verde, incorruttibile
calamo
forgiato in un metallo dove attingiamo
nomi, laude
ed è mera materia che impariamo a usare come canto: ecce
corpus
meus
in absentia
carnale
sfruttato in questo altissimo dominio
fin che ha mandato stille
di morte e di rinascita
- quia ad omne supplicium paratum
est, sempre in estasi - raptus
semper, Signora
della Perdita, perché il canto dei morti si accumula
ed è lavoro nuovo - fiore
di campo e rosa
di tutti i giorni.
29 luglio 2008

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da: ” La macchina responsabile ” - Crocetti Editore 2007 -

Nel fronte interno srotolano i dispacci sotto lampade da miniera
e l’ignoto attraversa il paese come filo spinato che sente
battere la pala dei fanti, lo smalto
delle gamelle contro la latta
e metri d’aglio. Maria, abbiamo
del gran danno nella testa
sporca di bestia che scappa
sottoterra, abbiamo nella groppa il crollo dei muli
sotto il peso plebeo dei materiali. Dammi il cuore
Maria, perché il tuo cuore
pesi come la terra tra le mani
mentre io ti raggiungo sotto il pericolo. Maria, con i pensieri
che non smettono mai di pensarmi, anche dopo
tienimi a te, al mio posto
sulla terra dei nomi. Solo tu
sai il mio nome Maria, perché il mio nome è all’orlo
della tua gola, bianco
come un affogato nel canale
sepolto nel tuo bianco che rinviene. Anche dopo,
stanotte, quando io sarò cenere, pronunciami Maria con il tuo corpo.

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Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964, vive a Roma) ha pubblicato Pietra di paragone (Tracce, 1998, edizione-premio Nuove Scrittrici), La scimmia randagia (Crocetti, 2003 - premio Pasolini opera prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005) e La macchina responsabile (Crocetti, 2007 - II premio San Giuliano), Illustrazioni in 7 poeti del Premio Montale 1993 (Scheiwiller, 1994) e altre sillogi in antologie di premi e riviste quali “Poesia”, “Nuovi Argomenti”, “Le Fram”, “Gradiva” e in: La realidad en la palabra, a cura di Esteban Nicotra (Editorial Brujas, 2005), Almanacco dello Specchio 2006 (Mondadori, 2006), Caminos del agua (Monte Avila Latinoamericanas, 2008) e una sua riscrittura del persiano Hafez è ospitata in “Il porto di Toledo”. Opere teatrali: Deposizione, per Roberto Corradino, Alla sua ultima musa per Sonia Bergamasco, pubblicata con un’acquaforte di Simonetta Melani (Due Lire, 2007) e Gernika per la compagnia di circuito europeo “Théatre en vol”. È stata fra le interpreti del Desiderio preso per la coda per Radio 3 e per la stessa emittente è andato in onda a puntate il suo programma Poesia sulla guerra civile spagnola. Esegue readings con musicisti quali Colombo e Meyer e collabora con la performer Romina De Novellis per le Stanze del Teatro Amoroso.


S6301176Anna Maria Ferramosca

tre testi da
“Il Versante vero - Porte/Doors - Curve di livello”
da Il versante vero Fermenti, 1999

.
NINNA-NANNA ALL’INCONTRARIO
Dormi
ti canto il cielo
ride
con luci piccole, infinite
come le storie piccole del mondo
spande per te gocce di latte, avvita trottole
una s’accende, lanterna serena del tuo giro
Dormi
ti canto il sole
batte
danze di fuoco accordate
al ritmo del tuo petto
ma è difficile imitare la musica di un’alba
E tu lo vinci
ché troppo forte è il tuo abbraccio alla vita
Dormi
ti canto l’uomo
perdo
le parole. Non so più cantare
si fa convulso il volo di colombe sul tuo capo
forse le città troppo scintillano
troppo alti i fuochi che devastano
non ricordano di poter scaldare
si interrompono i ponti. E le parole
Anche se dormi
canta
tu solo puoi cantare
dalla regione dell’arcobaleno,
ponte comprensibile
che unisce tutti i nidi di colombe
La tua canzone ferma il dio veloce
che inebetisce sguardi
e spegne i fuochi teneri
delle parole
Tu solo li ravvivi,
tu che non smetti
la cantilena noiosa-grandiosa dei perché
perché i fuochi incendiano, i ponti crollano,
le parole non parlano, perché?
tu solo, bambino, puoi rispondere
Anche se dormi
cantami l’uomo che sarai
ti ascolto

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da Porte/Doors Edizioni del Leone, 2002
TI HO DISEGNATO UN SEGGIO
Ti ho disegnato un seggio
e l’ho dipinto ironico
trono di girasoli a-capo-chino
Ti ho immaginato sguardo-nel-fogliame
paralisi stupita delle labbra
domanda fusa al tocco delle dita
E non posso risponderti
ma devo
insolentirti col muso della volpe
intimidirti per l’occhio dilatato
nella consolazione di una sillaba
E giustamente tu ora mostri i denti
alla volpe braccata nel sentiero
delle Parole, fino alla sua gabbia
Impossibile snidarla, impossibile
anestetizzarla
Le ridono intorno sbarre orizzontali
lievi come linee d’orizzonte
(orizzontale e lieve è la scrittura)
Non ti resta
che lanciarle grida d’amore come sassi
nel centro esatto dei suoi cerchi d’aria
Dal cuore spicco i semi al girasole
e lego il trono al polso e salgo i cerchi
E rido se ruzzoli dal trono
sparpagliando tutte le mie carte
anche tu in midriasi pupillare
parola ti dilata in canti e stelle
Così mi segui. Il sogno è un Librocielo
Noi sotto un planetario di manoscritti

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da CURVE DI LIVELLO , Marsilio, collana Elleffe, 2006
Poesia che a metà corsa s’impaluda
solo pioggia e rumore
e la mia tempia contro il vetro
Dove l’ala dell’angelo, il fremito
da cui avrebbe origine la musica, i nomi
che sopportano il tempo?
voci infantili dal cortile giungono
senza colore, dacché il suono
ha perso la sua onda
e le ceste del tempo così leggere
vuote di parole visionarie
rotolano sulle vie obese della città
senza urti - un lampo dietro il muro -
Evanescenti nella furia del vento
siamo indistinguibili
tranne che per zampilli di sangue
fili di fumo, qualche brusio implorante
La pioggia riga il vetro epifanica
di linee migratorie
e l’alba è senza cardini
sorge da oriente da occidente
da un ibrido orizzonte
spoglio dell’effimero
Ritorna il racconto attorno ai fuochi
i visi ardenti l’aria sulla pelle
le braccia divenute leggere come ali
le parole essenziali come un pigolìo
( intorno rami e nidi )

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Annamaria Ferramosca ha pubblicato in poesia: Il versante vero, Fermenti, 1999, Premio Opera Prima A.Contini-Bonacossi; Porte di terra dormo, plaquette, Dialogo Libri, 2001; Porte / Doors , 2002, Edizioni del Leone, con trad.ne inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, Premio Int.le Forum, finalista DeltaPoesia; Paso doble, 2006, Empiria, coautrice Anamaría Crowe Serrano, trad.ne inglese di Riccardo Duranti; Curve di livello, 2006, Marsilio, Premio Città di Castrovillari-Pollino ,Violetta di Soragna e Astrolabio, finalista ai Premi Lerici Pea e Pascoli nel 2007, nella rosa finale del Camaiore e segnalato al Lorenzo Montano.
Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su numerose riviste, tra cui Poesia, Hebenon, La Mosca di Milano, La Clessidra, Gradiva, L’immaginazione, Le voci della Luna e in antologie, tra cui: “L’altro Novecento”,  “Appunti critici”, “Poeti italiani verso il nuovo millennio”, “Inverse”, ” Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea”, 2008.
Collabora con testi e note critiche a varie riviste, anche on line. Si interessa di co-scrittura e sinestesie tra poesia e varie espressioni d’arte. E’ in preparazione una raccolta di variazioni su testi poetici di autori anche stranieri. Una silloge e una raccolta antologica con traduzione inglese stanno  per essere pubblicate rispettivamente dalla rivista Italian Poetry Revue e da Chelsea Editions.

biancaBianca Madeccia

“L’acqua e la pietra”

- Lietocolle editore -

.

L’esplosione ha lasciato
l’aria limpida e vuota
un angelo ora mi insegna
il travaso dell’acqua nella giara
mentre l’orologio celestiale
batte vita e stagioni.
L’amore prende forma
dal contenitore che lo ospita.
Ah, che a riversarti
nel vaso incantato
sia una mano aperta e gentile
e mai un pugno chiuso.

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Fiera davanti alla rosa
hai congiurato con il fuoco
e strofinato forte tra le mani la scintilla
l’inaspettato bagliore del fare
misticamente collegato all’intuizione.
Non discerni ancora i burroni,
le fratture, i picchi.
Non ti aiuta misurare di continuo
il lavoro con lo sguardo,
ascetico percorso
che si dipana verso l’esperienza

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Cos’hai tralasciato
che oggi ti spinge controcorrente
il passo febbrile e matematico
tra gli squali, sotto la pioggia,
dimentica della notte e di te,
certa solo dell’oscurità
che pure ha i suoi vantaggi.

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Viaggi monacale e solitaria
priva di reti familiari
mentre alto nel cielo dell’alba
radiosamente sospeso
il messo celeste svela
che dalle acque inquiete
come ogni giorno
un’onda alta avanza.

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Nessun legame con la polvere
vivere e tuttavia
non stringere legami
con la polvere del mondo.

Le corde che ti legano alla vita,
di che sostanza sono?

Vai dove vanno i tuoi passi.
Non hai paura di seguire i tuoi piedi,
vai dove va il vento.

E dove vai,
se non c’e’ vento?

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“Alla luna” - recitativo  - omaggio -

Alberto Napolitano (voce e chitarra classica)
Enzo Monteverde (chitarre elettriche)
Massimiliano Caretta (basso)
Simone Maggi (oboe, piano e fisarmonica)
Federico Stagnaro (batteria).

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Bianca Madeccia, giornalista professionista, dal 1990 al 2002 è stata redattrice di “Avvenimenti” (ora “Left”), dove, tra le altre cose, è stata responsabile dell’inserto letterario “Avvenimentilibri”. Ha pubblicato saggi, traduzioni, recensioni. Autrice della raccolta di versi “L’acqua e la pietra” (Lietocolle, 2007) e organizzatrice di manifestazioni culturali, è redattrice della rivista di letteratura comparata “Matelda”. Collabora con “La Mosca”, rivista di poesia, arte e filosofia. Suoi testi di poesia e prosa sono presenti in numerose antologie, tra le principali: “Fotoscritture” (Lietocolle 2005), “Stagioni” (Lietocolle 2007), “Roma verso Milano” (Lietocolle 2007), “Albergo Europa: camere comunicanti”, (Fondazione Eni Mattei, 2007). Suoi poemi visuali sono stati esposti nel 2006 e 2008 alla Biennale di Londra. In rete cura il blog di poesia e arte visiva: “Epitaffi”.

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ex L.62 7/3/2001. Testi e foto sono ad esclusivo uso didattico e senza fini di lucro.

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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Commenti

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