progetto lettura 72 = marmo legge marmo

Nell’augurare a tutti tutti un buon natale e un felice anno nuovo, in modo particolare a tutti i collaboratori di oboe che anche per quest’anno hanno permesso un valido e fondamentale supporto a questo blog, estrapolo due poesie natalizie dalla rubrica del Messaggero di ieri 24 dicembre 2008 "Natale in rima". Due poesie delle quattordici comparse sul quotidiano, che possiamo defiire col termine abusato"civili" e che dal mio punto di vista si collocano  molto bene in questa atmosfera di fine anno 2008. 

Alda Merini
 “Quel bel presempio
 
Che Natale povero, che Natale senza intenzioni.
Hanno fatto la messa prefestiva
per lasciarti andare in vacanza
E tutti che si ammazzano
per andarsi a godere la vita
Ma io dal solaio maledetto
ho salvato due statuine
E mia figlia minore,
quando eravamo poveri,
mi diceva “ perché Mamma
non facciamo un bel “presempio”.
Facciamo finta che sia Natale
tanto di buoni in Italia ce ne sono tanti.
 
 
Valerio Magrelli
Babbo Natale Gnostico
 
Quest’anno il bambinello non ha portato doni,
ma ci ha portato via un ragazzo dolce, appena di vent’anni,
ucciso da un pirata della strada.
Povero gesucristo, dio impotente,
cosa speri di fare contro il grande Demiurgo,
contro il Dio Vero, di Casal di Principe,
il Re che atterra il debole per premiare l’ingiusto?
 
Stà nella mangiatoia, accucciati su un fianco,
rimettiti a dormire, lascia perdere,
tanto lo sanno tutti, che ti aspetta la croce,
vittima, tu medesimo, di questa creazione malvagia
di cui sei lo smarrito spettatore, la preda
abbandonata sul ciglio di una curva.
 
Non è cambiato nulla, a ben vedere:
hai solo lasciato la culla
per stenderti in una cunetta.

Mastropirro

Vincenzo Mastropirro

“Nudosceno” Lietocolle Editore

Letture R. Ceccarini - mix:Tonino Vaan

 

 

 

-

.

Abito in un posto dove volano gli aerei
la discarica non lontano emana profumo
la mia testa vola con loro e si nutre di godimento.

Come è bello il posto in cui abito
la discarica è piena ma i bulldozer scavano
fanno monti d’immondizia e rassettano copertoni.

Vedo gli aerei come li vedono i vermi
insieme con essi mi inebrio di romantica follia
sappiamo entrambi della fortuna che ci tocca.

Non è uno spettacolo comune sapendo che
inaltri buchi c’è gente che ci vive nutrendosi di vomito
si ciba a piùnonposso e gode della vita come nessuno mai.

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Mozart avrebbe litigato con Karlheinz Stokhausen

poi avrebbe stappato una birra
meglio berci su che analizzare partiture.
I tempi hanno i loro tempi
se è quattro quarti è così
se è undici ottavi va bene lo stesso.
Ora non c’è più tempo
la babele arranca e il seguito striscia
ora, non c’è più tempo.

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Dimenticami
come io ti ho dimenticata
sommerso dal rumore dei metronomi
abbandonato a quel ritmo slegato
al loro tic contro tac
segno dei tempi sporchi
dove lo sputo delle immagini
inonda il mondo con spruzzi di sangue
sul volto di un bimbo offeso
pronto all’adulta vendetta
per banali liti di condominio.

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Le metastasi del linguaggio
segnano marcatamente il territorio
e mi lasciano interdetto.
Ludovico van impersonava la follia
Alex la tramutava in morte
è ancora così e lo sarà per sempre.
Il mondo sgocciola
sangue merda vomito
perdòno bisogna chiedere.
Tutti pronti al via, l’evacuazione scatta,
basta suonare l’allarme, l’espulsione certa
nessun soggetto potrà resistere al predicato.
L’onore delle armi spetta a pochi
chi è privo d’invidia si assemblerà
il globo epurato è un’altra cosa.

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Vincenzo Mastropirro (1960) è di Ruvo di Puglia, vive a Bitonto (Ba).Flautista,compositore, didatta. La sua personalità eclettica e poliedrica lo porta a collaborare con alcuni poeti come Alda Merini, Vittorino Curci e Anna Maria Farabbi componendo musiche su loro liriche, così che”…lavorando con la parola ho finito per scriverla”.. Ha suonato per importanti teatri e sale concertistiche in Italia e all’estero - Egitto, Francia, Inghilterra, Germania, Marocco, Spagna, Malta, Romania, Austria, Iraq, India, Grecia ed ha inciso diversi CD in progetti vari con le case discografiche FonitCetra, Bongiovanni, Rugginenti, PhoenixClassics, Warner Music, Emmessegi, Terre Sommerse, Enja, Musicaimmagine, cimentandosi con un repertorio che va dal classico al contemporaneo, dalla contaminazione all’improvvisazione.In poesia ha pubblicato Nudosceno LietoColle ed. Faloppio (Co) 2007. Ha vinto alcuni premi letterari nazionali e compare in varie antologie e riviste letterarie: Giulio Perrone ed. Roma, Lietocolle ed. Faloppio (Co), Pagine ed. Roma, Aletti ed. Roma, Le voci della luna ed. Sasso Marconi (Bo), Edizioni Scientifiche Italiane ed. Napoli.
Link www.vincenzomastropirro.it

004

intetervento n. 5

di Luigi Di Ruscio

 

 

Roberto vedi se va bene, ciao luigi
 
 
Il problema del sottoscritto era questo: non si può scrivere poesia senza che la cattedrale d’ultimo secolo abbia una sua centralità. La cattedrale dell’ultimo secolo è la fabbrica metallurgica. Il sottoscritto doveva diventare un chierico della grande cattedrale. Come comunista e come poeta dovevo diventare un operaio, questa è stata la mia "prospettiva"  e la mia scelta operaia ha del comico, una specie di Chaplin di "tempi moderni" che sventola la bandiera rossa per sbaglio e così mi presento come L’ULTIMO BUON POETA ITALIANO metto anche questa maschera. Ho partecipato ad un convegno di poesie neorealiste nei primi mesi del 1953. Eravamo tutti giovanissimi, sui venti anni, con le tasche piene delle carte delle nostre prime poesie e poi tutte quelle polemiche contro il neorealismo, quello sparare contro un niente. Anche ora sparano con il cannone contro un niente.  La poesia neorealista era soprattutto la poesia di ragazzi ai primi tentativi. E quell’immagine di ragazzi con le camicette pulite, le prime cravatte, con le loro madri ancora giovani trepide per questi figli che volevano fare i poeti, ragazzi con la speranza intatta per un mondo migliore e all’immagine di questi ragazzi rimarrò fedele per tutta la vita, immagine che si contrappone diametralmente con il cinismo dei nostri giorni. Ho lavorato sulle infernali trafilatrici per anni 37 e tutto il mio tempo libero è stato sacrificato per scrivere. La mia poesia è stata per decine d’anni nella emarginazione totale. Anche ora la mia poesia vive in una situazione di semi clandestinità. La poesia mi ha dato il dono della diversità e cosa posso dire a certa gente? Solo questo: Non occupatevi della poesia del sottoscritto. "Tutto il credito di cui possiate godere è inutile nei miei confronti,  non spero nulla dal mondo,  non temo nulla,  non voglio nulla,  non ho bisogno grazie a Dio, né della ricchezza né dell’autorità di nessuno.  Quindi,  padre,  sfuggo ai vostri lacci. Non riuscirete a prendermi, da qualunque parte tentaste di farlo."
(Citazione ricavata dalle ”lettere provinciali” di Pascal)
 
                                                                  Oslo, 01/12/2008  Luigi Di Ruscio
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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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Commenti

  • redmaltese: Ti ringrazio di cuore caro...
  • normannoluigiromano: Caro Roberto, ho udito via...
  • manceescash-online: leggere l’intero...
  • manceescash-online: imparato molto
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