Gianluca D’Andrea
"Canzoniere e altre cose"
da: Sonetti eccedenti
Scrivo sul tuo quaderno cosa penso
di te, del mondo che si schiude
Solo guardandoti e dei sogni
Che vengono al risveglio e prima di dormire.
Oggi ho presola decisione di stare
Concentrato su di te per vedere
Se sia condivisa la stessa attrazione,
se il mio desiderio coincida con il tuo.
Pensa cadessimo un giorno nella stessa tessitura,
sia la coperta o un testo la trama
cui condurrà il nostro abbraccio,
pensa il nostro incontro imprevisto
e il desiderio,
la nostra umanità atterrita
Inediti
Fa che il nostro amore non diventi
un’ossessione, per il bene che ci lega
in questo istante, per il tuo viso
così intenso quando ride,
per la gioia emanata dal tuo corpo
che contagia il mio.
Piuttosto la distanza ed il ricordo
di questi giorni anomali
nel tepore di gennaio,
prima d’essere spazzati via.
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Tu, ogni cavità si colma
del desiderio di averti accanto,
la possibilità del contatto,
ogni istante che giustifichi una vita.
La calma che invade i nostri corpi
dopo l’ultima fatica,
l’ultimo sforzo occorso
prima del mutamento.
Una scintilla nel buio,
l’incendio disegna un’altra traiettoria.
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Secolo
Adesso tutto muore e questi giorni
d’Aprile portano dentro il silenzio,
gli aghi di pino caduti, gli insetti
sempre più alieni, la stanza non mia
che vela le membra ed oblia
tutti i giorni.
Anche tu, la tua voce al telefono,
in uno spazio diverso, allontana
la vita che è stata e crea uno scarto.
Aprile cosa dice e questa lingua
a stento utilizzata che reclama?
Avrei voluto osservare in silenzio
e nella pace contemplare,
ma questo vuoto mi divora -
non è amore un concetto,
un’idea, un pensiero scaduto?
La casa è ordinata
profumate le lenzuola,
ma non sarà la tua presenza
a rinnovare ogni azione.
Questi giorni risucchiano e dissanguano
i tepori di gennaio.
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Che sentirò domani,
ora l’ombra calda del tuo volto
è un’immagine, un presentimento.
La forma di un’età che travolge
queste membra mutando traiettoria.
La pace provvisoria, la presenza
attesa in questi giorni ha preparato
un nuovo foglio, un’altra linea
maggio, un profumo mai sentito.
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Solo adesso è chiaro lo splendore
del nulla che siamo.
La nostra conoscenza, amore,
ha mutato i nostri occhi,
le rughe del viso, i colori
ci hanno lasciato cambiando
prospettive, paesaggio, valori.
Ancora agosto sulle nostre mani,
in picchiata il calore ci trafigge
ma è questo sentire insieme che ci vive
che rende netta ogni ferita.
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Gianluca D’Andrea (23/09/1976), poeta messinese. Sue poesie in antologie (Conatus, Bamako Edizioni, con prefazione di Roberto Carifi, Mosse per la guerra dei talenti, Fara Editore, 2007 – a cura di Marco Merlin), in rivista (Vertigine, Ciminiera, Lo Specchio della Stampa, Il Domenicale, Sagarana, La Mosca di Milano, Testo a fronte, Tuttolibri). È redattore di Nabanassar (www.nabanassar.com). Ha pubblicato: Il Laboratorio (Lietocolle, 2004); con Vincenzo Della Mea l’antologia Verso i bit (2005); Distanze, raccolta giovanile (novembre 2007, scaricabile al sito www.lulu.com); Chiusure (Manni, 2008); Canzoniere I (L’arcolaio, 2008).