progetto lettura 72 = marmo legge marmo

Claudio Pagelli

"l’incerta specie" - Lietocolle Editore

  
“Ho mangiato il fiore dei pazzi”
 
ho mangiato il fiore dei pazzi
e il rogo, il midollo degli anni
come contorno al pasto muto –
“sapevi dei miei semi oscuri
trapiantati dalla bava di un cane,
del veleno e dei molti volti
che mi sono stati donati,
perché hai disturbato l’ombra
che ripara la radice buia
da questo sole che m’annoia ?”
camminavo fra le spine dei cardi,
un rovo di stelle nel sangue,
ero stanco, lo sai, dei passi
vuoti nel bosco che mangia la luce.
“così hai scelto l’inganno feroce
che strozza anche il lupo più astuto,
il mio colore scruta l’infinito
e tu volevi cogliere il segreto,
l’assenza dei cardini, il punto brado
dove il fuoco tocca la mano
senza incendio, e un cielo più vicino”
                               musica David Gudman

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Gesù e la lucertola
 
 
ti nascondi dietro la croce
come un insetto all’ombra del sole
sgranando il canto del rosario
per celare il tuo vero volto,
la corona di spine che ti strozza le vene strette,
il flebile flusso delle virtù che s’increspa alla luce ogni sguardo recita la cifra del calcolo,
la lucida fretta della lucertola
che scatta verso la mosca
 

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L’uomo e l’argilla
 
tu scavi la mia argilla
con le tue spalle di sangue,
il tuo cuore di spugna
mi beve le vene profonde.
sei alta come un cristallo
che mi crolla in gola,
e tutta la violenza che stringo
fra le dita è una vampa
inattesa, il profilo di dio
il tuo corpo deluso
 

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La trappola
 
 
sei come l’aria, come seme di
sabbia nata nel vento che ci porta…
la mota t’inquieta, tu brilli
al nervo teso della luce che
fugge fra le pietre nere del cuore,
sorridi agli inganni degli sguardi, all’astuzia
dei tuoi denti feroci.
un’aragosta indugia sul fondo,
scosta un poco d’acqua
ma invisibile alla rossa corazza
la nassa è già tesa alla stretta, si scalda
l’occhio al di sopra del mare ride il pescatore
all’ombra della randa che lo ripara dal sole

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  Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. Autore de “L’incerta specie” (LietoColle, 2005, prefazione di Manrico Murzi), “Le visioni del trifoglio” (Manni, 2007, prefazione di Fabiano Alborghetti) e "Ho mangiato il fiore dei pazzi" (Dialogo, 2008). Con l’artista Emanuele Gregolin ha pubblicato plaquettes per i tipi Pulcinoelefante.Premiato in numerosi concorsi letterari di interesse nazionale. Sue poesie compaiono in antologie, cataloghi d’arte, siti a tema e riviste di settore. Presidente dell’Associazione Culturale Helianto, vive e lavora a Rovello Porro, nel comasco.

 

  Francesco Giordani

"Le cose avevano sempre ragione"  (in edition) e altro

 E’ la coda di un millennio ferito

che fugge o lo sguardo di una donna
che non siede nel tuo treno
 
è la forma precisa della provincia
o forse ancora meno
l’improvviso non accadere delle cose
o lo sguardo delle carte stanche
 
è il lento, matematico sfiorire delle rose
quando guardi il segreto trasparente
stretto nelle tue mani bianche
 
come quello che non hai potuto

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E’ il tempo
il tempo che manca
e una stanca menzogna
di rughe rubate
disegna sul volto
 
il tempo e il volto
già estraneo
già preso nell’eco
della notte e stanco
sbatte il vento le porte
ancora aperte
se le dita accarezzano
stanche l’amore
e non trattengono niente
  

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inediti
 
Venerdì sono innamorato (da un’idea di Robert Smith)
 
Sfogliano i giorni sul quaderno
di una vaga settimana
e lunedì avrei voluto essere morto
e martedì già affilavo sottile una lama
per bucare l’illusione
che ancora mi riguardava
 
ma venerdì sono innamorato
 
è un’arte di vivere nascosti
in una piega del mattino
è avere una rana invisibile
nella tasca con cui parlare
è appartenere al balbettio
di una domenica piovasca
che ripropaga lo scricchiolio
del Giudizio ormai vicino
 
ma venerdì sono innamorato
 
ho costruito un’arca per salvare
tutto quello che non esiste
dal pericolo di accadere
e non importa il male o il bene
cos’è perduto per sempre o guadagnato
 
venerdì sono innamorato
 

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 Toccare il corpo di una donna

è sentire il ronzio delle cellule
vibrare caldo nella bianca
armonia degli universi
sfiorare la pelle è ridere
l’allegria di mondi possibili
non ancora accaduti diversi
la carne lenta si schiude
come il perdono e più lenta
l’aria è il respiro e l’oscuro
delirio del silenzio
offerto alla sua evidenza
toccare il corpo di una donna
è il nome di una cosa senza nome
sentire di nuovo sorella la speranza
 

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 Autodafè
 
Ma allora la sera lascia sola
la mia vita davanti a uno specchio
scapigliato: non è questa
la vita che voglio o avevo disegnato
sull’orlo di un foglio
che adesso è sparito nel nulla
 
come un odore di infanzia
che talvolta ritorna
a soffiare un alone di luce
appannata sul vetro e una crepa
nel cuore, quello che manca
è una stanza più grande migliore
o soltanto più bianca
ma non so ricordare più nulla da allora
 
bevo un’altra coca-cola ancora
 

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 Francesco Giordani è nato a Latina nel 1985. Ha iniziato a pubblicare poesie nel 2001, comparendo in piccole antologie, riviste, cataloghi e libri d’arte. Nel 2008 ha esordito con la raccolta “Le Cose Avevano Sempre Ragione” (Inedition, Bologna, 2008) e nello stesso anno si è laureato in filosofia con una tesi di ermeneutica artistica sulla ricezione filosofica dell’opera letteraria di Antonin Artaud nel pensiero di Jacques Derrida, Gilles Delueze, Maurice Blanchot e Michel Foucault. Collabora da tre anni con recensioni e monografie di carattere musicale con i siti www.ondarock.it e www.kalporz.com. Sempre nelle vesti di articolista collabora inoltre con l’associazione onlus “Dialogo” di Aprilia.

 

Nella foto da sx verso dx  Tommaso Ottonieri, Andrea Cortellessa, Walter Pedullà
 
Cronaca della presentazione di Cristi polverizzati Appunti sul vulcanico Di Ruscio -
Roma, 13 maggio, Casa della Letteratura.
 
Avevo letto di Angelo Ferracuti, la prefazione di Poesie Operaie - Edizioni Ediesse, raccolta antologica del poeta Luigi Di Ruscio. Una prefazione coinvolgente che inizia dal viaggio di nozze in Norvegia del Ferracuti, nel Luglio del 1987, dove sosta ad Oslo alla ricerca del poeta italiano Luigi Di Ruscio e sfocia, dopo aver parlato della storia letteraria del poeta, in una serata del 2005 a Macerata, quando il nostro Luigi torna nelle sue Marche per una lettura pubblica.
Ecco come Ferracuti descrive dettagliatamente la figura del poeta, la sua anima: …"trovarselo di fronte sembra davvero un proletario preistorico che se ne frega altamente di tutte le forme canoniche. Spirito militante…”
 
Così quando martedi 13 maggio, Luigi, fa ritorno in Italia per la presentazione dei suoi”Cristi polverizzati” Edito dalla Casa Editrice Le Lettere, nella collana Fuori formato diretta da Andrea Cortellessa, io sono più che preparato.
Sede della prima tappa del tour delle presentazioni è la casa della Letteratura a Roma. Qualche minuto oltre le 18,00 Di Ruscio, finalmente, varca l’ingresso della Casa della Letteratura e dopo essersi soffermato per un attimo all’entrata, si avvicina con un’andatura leggermente claudicante ma decisa, verso il capannello di persone pronte ad accoglierlo, fermo appena fuori la sala che lo avrebbe ospitato per la presentazione. In mano, una misteriosa busta di plastica ciondola a tempo col suo passo. Marilena Renda, tra i curatori del libro, io, ed altri venuti per conoscerlo di persona ( non moltissimi per la verità qui a Roma, eppure poeti e lettori romani ce ne sono…, sarà molto diverso per le altre presentazioni) ci avviciniamo a lui un po’ timidamente, stringendogli la mano e sussurrandogli all’orecchio ognuno il proprio nome. Il partoir di oratori, già in sala, è di assoluto livello: Andrea Cortellessa, Tommaso Ottonieri, Walter Pedullà ( in rigoroso ordine alfabetico).
 
 A quel punto, tutto è pronto per andare in scena. Luigi prende posto a fianco di Walter Pedullà, “apostrofandolo” con tipica inflessione marchigiana: “Hai letto il mio libru”? – (assolutamente unico!) Da lì a poco, apparecchia la porzione di tavolo davanti a sé, tirando fuori da quella non più misteriosa busta di plastica, tutta la sua storia letteraria, i pochi reduci libri rimastigli.
Niente di nuovo dal fronte, per me, ero preparato, ma l’impatto live è comunque scenografico. Così come quando gli oratori parlano del libro: “Dello strusciamento orgasmico, del documentarismo radicale, del terziario realismo preso alla radice che lo anima, mediante una scrittura straziata e triturante, ricca di digressioni che ricordano il jazz (ensemble Ottonieri-Pedullà-Cortellessa)”e bla bla bla …, Luigi si manifesta impastando la sala con tutto il suo neorealismo innato, si alza e va a sedersi tra il pubblico per sentire da lì come arrivano le voci, fregandosene di ogni formalità, schema o scaletta precostituita, togliendo e ridando la parola agli intervenuti, a suo piacimento. Lo smarrimento dei presenti è comunque estemporaneo, comprendiamo presto, tutti, di partecipare ad una presentazione unica nel suo genere, che forse non scorderemo e che soprattutto si è in presenza di un uomo, un poeta, uno scrittore autentico, in tutte le sue rappresentazioni, venuto da lontano per raccontare in poco più di un’ora la sua storia, ma anche di riflesso quella di un’Italia, seppur da lui sbirciata dal ’56 tramite un oblò scandinavo, che non esiste più, tramontata per sempre nell’oblio degli anni. All’atto pratico, insomma, Luigi, mantiene le aspettative del poeta che è, dimostrandosi un grande comunicatore, con un’umanità devastante, antropologica, corporea. Gli stessi prefatori, presto, intelligentemente si arrendono, gli lasciano campo: è la sua battaglia, il suo momento, il giorno, finalmente, della resurrezione di un poeta in corpore alla patria natìa. Tutto questo, amici, in un fine pomeriggio di tarda primavera, a Roma, in Italia, in barba agli ingiustificati assenti e agli sconquassi contemporanei.
                                                                                                                       Roberto Ceccarini
   
Luigi Di Ruscio è nato a Fermo (AP) nel 1930, emigrato in Norvegia nel 1957 dove ha lavorato per anni quaranta in una fabbrica metallurgica, sposato con Mary Sandberg con cui ha avuto figli quattro. Ora è in pensione.Ha pubblicato questi libri:
 
Poesie
1 ) Non possiamo abituarci a morire. Prefazione Franco Fortini, Schwarz, Milano, 1953.
2 ) Le streghe s’arrotano le dentiere. Prefazione Salvatore Quasimodo, Marotta, Napoli, 1966.
3 ) Apprendistati, Bagaloni, Ancona, 1978.
4 ) Istruzioni per l’uso della repressione. Presentazione di Giancarlo Majorino, Savelli, 1980.
5 ) Epigramma, Valore d’uso edizioni, Roma, 1982.
6 ) Enunciati, a cura di Eugenio De Signoribus, Stamperia dell’arancio, Grottammare, 1993
7 ) Firmum, peQuod, Ancona 1999
8 ) L’ultima raccolta, prefazione Francesco Leonetti, Manni, Lecce 2002
9 ) Epigrafi, Grafiche Fioroni, Casette D’Ete, 2003
10) 15 epigrafi con dedica, Battello Stampatore, Trieste 2007
11) Poesie Operaie (raccolta antologica) EDIESSE, Roma 2007
12) L’Iddio ridente. Prefazione Stefano Verdino. Editrice Zona
  
Narrativa
 1) Palmiro, presentazione Antonio Porta, lavoro editoriale, Ancona, 1986
2) Palmiro, (seconda edizione) 1990
3) Palmiro, (terza edizione) Baldini&Castoldi. 1996
4) Le mitologie di Mary, Postfazione: Mary B. Tolusso, Lietocolle, 2004
5) L’Allucinazione “affinità elettive” CATTEDRALE 2008
6) Cristi Polverizzati. Prefazione Andrea Cortellessa, Emanuele Zinato, Angelo                       
Ferracuti, edizioni: fuoriformato
 
Le recentissime recensioni di “Cristi polverizzati” sui quotidiani nazionali qui
 
http://oboe.altervista.org/audio/tuttolibri.pdf di  Massimo Raffaeli
 
http://oboe.altervista.org/audio/messaggero.pdf di Walter Pedullà
 
http://oboe.altervista.org/audio/Liberazione.pdf  di Linio Accoroni

Facciamo gli auguri ad una nuova rivista on line: Libraria

http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=100900716843&h=wMn_F&u=YEf_Q&ref=mf

perfondersi e non confondersi

LibrAria non è un forum di scrittura o un blog collettivo e non si pone come alternativa a questi, ma come complemento.
Nel vasto panorama del web non serviva certamente un altro spazio in cui depositare i propri testi in attesa di una lettura, quindi ci siamo chiesti: "Ma che cosa manca allora oggi? Che cosa non possiamo trovare già in un altro sito o blog o in un circolo letterario?"
E la nostra risposta è stata: "Un posto in cui gli artisti possano fondere le proprie esperienze, senza per questo uniformarsi o confondersi; un posto in cui al centro del pensiero ci sia l’arte e la sua complessità, una visione d’insieme che, nonostante la precarietà dei tempi-web, riesca a mantenere la storia di un percorso comune, di una comunità viva e che considera l’essere artista un dono da coltivare e non soltanto una forma di comunicazione avulsa dal contesto; un posto in cui, come in una pentola in ebollizione, le opere non scivolino sul fondo aspettando la grazia di un commento, ma continuino a parlare e a perfondere il loro profumo (perché di profumo si tratta e molti di noi l’hanno avvertito più volte) nell’aria, e dove le opinioni e le considerazioni di altri artisti possano considerarsi spezie che impreziosiscono i risultati di questo mondo-web, così difficile, così sfuggente, ma allo stesso tempo innegabilmente pieno di vita".
"Una rivista letteraria aperta a tutte le arti e culture" - ci siamo detti - "dove l’effimero tempo del web possa essere domato, fissato, controllato e consultabile come un catalogo di una biblioteca, dove le opere e le opinioni non siano soltanto titoli e testi rinchiusi in un thread, ma si mostrino storicamente insieme come su una rivista, interagendo fra di loro. Perché noi abbiamo la convinzione che siano le produzioni artistiche ad aver bisogno di uno spazio per interagire, non le persone: per quello ci sono i social network, molto più efficaci di qualsiasi piccolo sito".
Il passo, anzi dovremmo dire il volo, alla nostra farfalla-libro e a LibrAria, è stato quasi spontaneo: in questa compresenza è rappresentata sia la continuità con i tradizionali metodi di trasmissione e promozione dell’arte, sia la potenza di una comunità di artisti che si incontra in uno spazio fisico infinito come quello del web.
Più laboriose, invece, sono state le scelte per la realizzazione della "rivista", sia per quanto riguarda la parte tecnica, sia per le limitazioni che le leggi impongono e, quindi, la necessità di non rientrare fra le testate giornalistiche e trasformare il nostro ideale spazio infinito in una infinita catena di sbarre.
Chi avrà il desiderio di continuare e di credere in questo progetto troverà un’interfaccia di semplice uso; una
bacheca degli annunci e una delle lettere dei lettori (in cui appariranno le email di commento inviate ai lettori, registrati e non, attraverso LibrAria, dopo approvazione del destinatario) e, infine, uno strumento per salvare (in formato html o pdf) le proprie opere sulla rivista (accessibile dal book).
Non troverà, invece, per una precisa scelta, i messaggi privati, la struttura del forum tradizionale, la dimensione "verticale" dei blog, la focalizzazione sull’autore e non sull’opera inserita nel suo contesto: l’intento di LibrAria è quello di mettere al centro l’Arte e lasciare che questa si sviluppi in tutte le sue forme possibili, mentre la rivista svolge una funzione di "vetrina attiva" che catalizza le reazioni chimiche spontanee
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Prima Pagina che mette in evidenza ogni giorno i contributi di tutti e che rimanda alle pagine interne, esattamente come in una rivista; la rilettura casuale di almeno un’opera al giorno per le sezioni prosa e poesia; la possibilità di esprimere opinioni, leggere e stampare gli argomenti collegati fra di loro (opere e relative opinioni); la presenza di un indice bibliografico che permette di non perdere la dimensione storica dei percorsi artistici singoli e comuni; uno spazio dedicato ai singoli autori e ai loro contributi artistici, rappresentato da un "book" simbolico inseribile come frame anche nel proprio sito o blog; la possibilità di sottoscrivere non soltanto i feed della rivista, ma anche quelli dei singoli autori, una

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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