progetto lettura 72 = marmo legge marmo

Normanno da "O il capriccio o il fato"

(Normanno ‘93 autoritratto)
 
Trènos per cosmonauti sovietici
 
Pensando allo stare su un greto
tra odorose conchiglie fruscianti steli
con sulle labbra la strenua fragranza
dei Sali, nelle orecchie il tamburio
delle navi fameliche! Gabbiani
di perlaceo piumaggio, calcareo strido
volare sopra di noi silenziosi
lungo la riva del mare loquace e congruo!…
 
E fossero pur piombate a terra
con strepito le Piramidi o i ponti
spavaldi di Manhattan la temeraria,
allora, quando le tegole del Sole
né sofismi né venti avrebbero scosso,
o dopo, quando caprino tanfo avrebbero
offerto le sconquassate case a Demetra,
nessun fastidio avrebbe segnato
la leggera corteccia del mio orecchio,
nessuna moneta mi avrebbe comprato
una stilla di pianto, un “oh!” desolato!…
 
Impresa grande sopravvivere agli estremi
delle stagioni, all’invadenza delle maree,
siglando aforismi diari, graffiando simboli;
sfuggire alla lama del vento
in altopiani, in calanchi, in abissi
con indumenti di lana o di stoppa!…
 
E in un attimo voi, cari, capiste
cosa contengono tutte le angosce
dei viaggi, di traslochi, dei rapimenti;
capiste il pianto della serva licenziata
e il dispetto della recluta comandata,
la torva malinconia del detenuto
e l’isterico riso del superstite
assordato, smagrito, bruciacchiato,
la querimonia del cane estromesso,
l’occhio mite del bue segregato,
tutti gli anonimi fascini dei macelli!…
 
Pensando allo stare in poltrone
damascate, con crivelli enigmatici
tra le mani, sorteggiando o pasteggiando
le vite delle tribù raccolte presso
una frana o una fonte! Fissare insegne
da usarsi in pochi anni o in generazioni
tra miasmi di canfore o di muffe,
tramandole di private convenienze!
 
Qua, in questa nostra angusta crosta
Friabile, velata da grasse scorie,
spaccata dalle macchine irriverenti,
orbata dei figli animali,
oltraggiata nel costume dei ragionevoli,
arsa nei boschi, invasa nelle montagne,
rigata per giuoco da fanciulli criminali,
fatta deserta di ingenui viventi
tra le onde, nell’aria, tra le erbe,
comprata e rivenduta da sovrani
isterici, smaniosi, prepotenti!
 
Impresa grande perdonare il debole,
palpeggiare la spalla al ladro pentito,
sorridere riguardando le schegge vitree
iridescenti delle nostre lenti
di miope, di temerario, di rassegnato,
colpite di pugno del Titano!…
 
Dunque un ermetico ghigno avrà brillato,
nei funebri musei della nostra storia,
sopra i crani sdentati degli oranghi,
dei sauri, dei cetacei, dei marsupiali,
quando sulle violette borse i vostri
umidi occhi si sono serrati
a questa cardiopatica potenza…
Era la sacra vendetta dei moduli eterni
ad adattare sul segreto cosmico
il nostro miope mistero, il blioso dubbio?
Se c’è limitata scelta (o c’è, ormai!…),
preferisco voi vittime, la Natura superstite!…
 
                             (Cagliari, 8 Luglio 1971)
 

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A fregiarsi del titolo di epigoni – Da “Liminaria
 
Il giorno dopo la gara dei ciclisti
le siepi di vitalba apparivano invase
dai biocchi bianchi di bava sputata
dai ragazzetti agonisti alle finestre
dell’afa domenicale con rabbia sadica.
L’aurora vestì camicie inamidate;
si affacciarono spettri alle mansarde
chiedendo gli ultimi calibri della storia
percorsa elegantemente dalle gazzette…
 
Io, setacciando la valle Garfagnana
come un antico pellegrino, avevo
alle porte di Lucca intimamente
compreso nella luce e nel marasma
cosa gorgoglia nel canto spiegato di Mignon:
quelle note di alba australe,
le cavalcate al margine degli oceani,
le sofferenze di Gaugain prodotte
sull’altra ampolla vitrea della clessidra!
 
E avevo visto donne scarmigliate
distribuire orciuoli di acqua diaccia,
lontano da tutti gli sguardi dei giuri,
a questo o a quello degli irsuti contendenti;
avevo scorto fanciulle impermalite
strepitare meccaniche di inganno
ad ogni transito della ronda cicalante,
raccolto il loro invito disumano
a una vittoria “costo quel che costi”
 
Perciò, poi, solo, ritto accanto all’urna
di te, Ilaria, nel tepore della chiesa
e nel verde silenzio vespertino
tramato dalle superstiti vocazioni,
quando provvidenziali refezioni
irroravano gli ultimi affamati,
come irrazionalmente provocando
il mio puro amore che giaceva lontano,
dolorante, ho domandato:
 
“Tu che sapevi di giuochi di erotismo?
Quanta bontà sgorgava nel tuo giorno
da tante repressioni del primo istinto
e quanto si misurava sugli aforismi
platonici, nei meriggi penetrati
da tutti i sornioni effluvi di glicini e tigli?…
La tua morte immatura è proprio un fiore
maligno di papille non sfiorate,
di temerari giudizi non covati!…
 
Guarda come hanno leso questa Natura
perché nell’altoparlante la voce roca
possa ben declamare il nostro diritto
a fregiarci il titolo di epigoni estremi,
di maestri di buona vita!
Nei silenzi cullati dai telai,
nelle attese scandite da letture
la tua bellezza fu forzata al gusto
del bene, dell’equilibrio, dell’amicizia!”
                     (Lucca, 29 Luglio 1974)
 

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E dunque nella parcella catastale
che nutre il modesto orto del mio scetticismo
per tante insane promesse dell’estro civile
un brulichio di voci e di tensioni
anima il poggio verde,la zolla bruna.
Si espandono per deserti e per foreste
gli appelli ed i messaggi, voti e minacce,
calcoli estremi di meriti e di colpe
sono stenteoreamente declamati
oppure scaltramente alterati e occultati
da alcuni fortunati o da avventurieri.
…Sui tratti fisionomici indiscernibili
emerge il sigillo vocale inimitabile,
l’impronta di ciascun pollice denuncia
i caratteri vani tuttavia unici
di sfruttate,spossate identità…
-Quella prostituitasi con la mosca,
quella carpita dal rovo no, Signore;
la nutritasi in fango, no, Signore,
non redimerla, non beatificarla!
Abbi la massima stima del tuo genio,
non farlo sgretolare a tante miserie!
Se bene impiegherai il tuo Sacro Talento
vedrai utilmente restringersi il nostro convegno,
cordiali moniti potremo palleggiarci
tra scranno e scranno del Radioso Paradiso
con te Pantocrate noi degni superstiti.
Attraverso il tuo occhio scruteremo
il rogo delle storiche cataste
in cui è andata dispersa l’onda vitale
quando le moltitudini spronate
a razionale alacrità non seppero
più come conciliare istinto e ragione…-”

 
Normanno (Luigi Romano) nasce a Roma dove studia filosofia e musica, dal 1974 risiedi a Cori (Lt). Ha insegnato Filosofia e Lettere. Ha pubblicato tra il ’58 e il 62’ in riviste specializzate recensioni e studi sulle problematiche di massa. Agli inizi degli anni ’60 ha svolto intensa attività editoriale presso una nota casa editrice romana, redigendo tra le altre cose “storia della musica” enciclopedia per ragazzi. Nel 1962 una sua commedia “Il verde Giorgio” veniva selezionata in un concorso bandito dall’Istituto del Dramma Italiano.
Dalla metà degli anni sessanta si è dedicato alla pittura e fino al 1974 ha esposto in personali e collettive. In poesia ha pubblicato: Sintagma (1963) “Il miracolo intenso della casa” (De Luca 1971) “O Capriccio o il fato” (1973) “Avanguardia della primavera” (1974) “Liminaria” (1983) “Replicare alla sfinge” (Edizione del Leone, 1994) “Mentre uomini ed astri tornano in ciclo “(1995) “Urgenti per la fine alchimia” (Edizioni del Leone 1996) “Ellenica è la ragione” (Fermenti 1998)
“Poeta in Ninive” (Book Bologna, 1999)“Due poemetti: “Confessione fisiologica di Albrecht Durer e Quando Pierre Clastres decisenon più viver”e ( Fermenti 2001) “Da Alchera alla City” (Book Bologna, 2005).Sue poesie sono comparse in varie epoche su varie riviste: Scena illustrata, Arte e Poesia, Prospetti, Galleria, Tempo presente, Forum Italicum ecc). Dal 2008 si è quasi completamente impegnato nella composizione posizione musicale su computer.
 

 

  Angelo Tozzi

Da: Abrasione da rivoluzione" Clepsydra Edition
letture Anila Resuli
The fly
 
Dubbi di ritorno
atterrano sul davanzale
sono
richiami acrobati
tra salti di rane da imitare
io
apro la finestra
ai looney tunes
occhi già sull’asfalto
prima del tonfo
è
il volo di una mosca
che non aspetterà l’inverno.

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Il nido
 
 
 
E di tempo io poi ne avrò abbastanza
per incendiare un lutto ormai elaborato
 
è il suicidio tumulato da fiondate di bisbigli
è la mano tesa a un orizzonte senza nord 
è la notte che arranca sbriciolando gradini
 
saliti dondolando verso la stanza che russa
rantola e silenzia le albe strangolate.
 
Una volta sola nella vita si ascolta un grido
che entra nelle orecchie e rimane lì
a costruire eternamente il proprio nido

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Abrasione da rivoluzione
 
 
Una calma pigra vaga nel cielo hopeful di Las Vegas
oppure
una mamma messicana grida Ayudame! sul ciglio di un tombino
oppure
rarefatto arriva Dio su una mela verde con due piccioli
oppure
 
aspettando la rivoluzione con i polpastrelli abrasi su bolle di sapone.

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Rumore
 
Era ancora estate
una di quelle
da sparare alle cicale
e schiacciare grilli notturni
 
una campana suonava lontana
a sotterrare preghiere afone
quella sera da lutto
attorno a una flebo vuota
 
un rosario di madreperla
toccava terra
e un aereo
passava sulla casa.
 
A sovrapporre rumore
su sospiri sordi.

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Nessuno appartiene al passato
La pioggia di pasqua appassisce tutto
come la povertà che sferraglia su rotaie
sui binari diretti al monte di pietà

gioielli di famiglia declamano ricordi
mobili muffosi taglieggiano i segreti
quadri santi alitano paziente indigenza

su e giù per scale torridamente incenerite
su e giù per le scale torridamente riarse
un fuoco anteriore fa il proprio mestiere

maledetto il quasi sole primaverile
che torna in quella casa svilita
e le ore passano come un rimpianto
senza data di inizio né fine.

C’è sempre un sospetto a cui apparire
buttando uno sguardo all’ultimo specchio.

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Aquiloni
I poeti pellegrini
liberano un aquilone
per ogni parola scritta.

Il cielo
mai
è stato così bello.

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Angelo Tozzi nasce nel 1960 a Latina, dove risiede. Scrive poesie e racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su riviste e antologie. Pubblica il suo primo racconto ‘Lassù nel blu’ sul mensile Ego 2005.  Susseguono poi nel 2006 ‘Il sangue della palude’ inserito nell’antologia Racconto Latina ediz. Egobook, nel 2008 - ‘L’America!’ nell’antologia Il viaggio e l’avventura ediz. Centocinquantalibri e la poesia ‘Insensato eppure’ nell’antologia del concorso Filari in versi. Sempre nel 2008 ottiene la menzione speciale per l’originalità della trama del racconto ‘Mai niente sarebbe bastato’ al concorso Giallolatino ediz. Egobook, finalista e pubblicazione della poesia ‘Respiri/Illusione’ nell’antologia del XX conc. naz. Accademia G.G.Belli e tre racconti nel libro ‘L’età dello scorpione’ ediz. Il caso e il vento. Nel 2009 La poesia ‘Scale’ pubblicata nell’Antologia Letteraria ‘Voci e sguardi’ del Rhymers’ Club.- Tre racconti pubblicati nell’antologia ‘L’età dello scorpione’ ediz. Il caso e il vento2009 - Primo classificato al concorso di poesia “Mille papaveri rossi” dedicato a Fabrizio De Andrè. 2009 - Primo classificato al concorso di poesia “Mille papaveri rossi” dedicato a Fabrizio De Andrè.
.Blog dell’Autore
http://highway.splinder.com/

 

C’era una volta l’editore  ("artigiano del libro e scopritore di talenti")

L’immagine di seguito si trova all’indirizzo www.flickr.com/photos/46089187@N00/3835689859/

  Un bell’articolo di Franco Loi, per la rubrica: “Maestri dell’editoria”, è apparso ieri sull’inserto della Domenica, del Sole 24 ore. L’articolo “ poesia in bicicletta”, ricorda con nostalgia, a dieci anni dalla morte, la figura di Vanni Sheiwiller “Editore di taschinabili, così si definiva lo stesso editore. Un bell’articolo dove tratteggia la figura dell’editore “tipo”, ma anche dell’uomo.

Sembra quasi che Loi, con questo pezzo, volesse riprendere il filo del discorso interrotto dal gesto provocatorio del poeta Michele Caccamo, che in polemica con i suoi Editori ha voluto in questi giorni rendere pubbliche e scaricabili le sue raccolte poetiche. Intanto voglio precisare il mio punto di visto sulla figura dell’editore. Credo che l’Editore sia un mestiere come un altro, e che fare l’editore non vuol dire, per amore dell’arte, fare la Dama di San Vincenzo. O pensiamo che gli editori non abbiano un mutuo da pagare o una famiglia da mantenere? Sto pensando soprattutto ai piccoli editori, quelli che danno spazio all’invendibile poesia e che non possono fare a meno di chiedere un contributo all’autore.

Il nodo della faccenda, secondo il mio punto di vista, è come l’editore svolga il proprio mestiere: se esiste un codice etico nel proprio lavoro, delle regole non scritte per farlo con assoluta coscienza, in nome dell’arte, questo bel mestiere; se pensa a qualche modo per agevolare l’autore bravo e squattrinato da pubblicare. Non credo, sinceramente, nel marasma “di poeti contemporanei”, che tutti, proprio tutti meritino di essere pubblicati. Utopicamente mi piace immaginare che un giorno non esistessero più case  editrici disposte a pubblicare tutto e tutti senza ritegno.
Credo, invece, che il problema principale, una volta che un autore ha verificato che veramente gratis non ti pubblica nessuno, e che il suo lavoro meriti di essere pubblicato, è quello di trovare un editore che possa rispettare le proprie aspettative. Prima di pubblicare bisognerebbe pensare quali sono, però, queste aspettative e verificare  se sono in linea con quelle della casa editrice.
Loi, in "poesia in bicicletta", esalta la figura di un editore serio ed "eticamente" a posto e lo rimpiange:
“ Mi sembra di andare a un tempo molto più lontano, un tempo in cui uomini come lui erano una regola all’interno del mondo della cultura dell’editoria e del giornalismo e voglio citare Giancarlo Vigorelli e poi Fortini, Sereni, Vittorini, Arnoldo Mondadori, Cesare Pavese, Italo Calvino, Davide Lajolo.
Loi, si sofferma a raccontare come lo ha conosciuto e l’impressione che ha avuto dell’uomo, dopo che non sia andato a buon fine il progetto di un suo libro.
…“Qui voglio sottolineare una qualità di questo editore inimitabile oltre la sua onestà intellettuale, l’affetto per gli scrittori e la diligenza artigianale nel suo lavoro, possedeva una dote che Don Lorenzo Milani riteneva fondamentale in un vero uomo: “La coltivazione della memoria”. Anni dopo, lo Sheiwiller quasi scusandosi, invitò a pranzo Loi e subito dopo il progetto andò in porto:
… Racconto questo episodio perché mi sembra simbolico sia per tratteggiare la figura di uomo, sia per rammentare la nobiltà di un mestiere così utile alla diffusione della cultura e alla valorizzazione degli uomini che la praticano. Mi pare anche necessario, oggi, ricordare l’importanza del suo catalogo per la memoria di un’epoca, ma per l’immagine di questo piccolo grande editore che saliva sui treni con la sua valigetta per far arrivare i libri a qualsiasi libreria italiana…Vanni ha sempre inteso il suo lavoro come un atto culturale, e intessuta di cultura e della frequentazione di uomini di cultura è stata tutta la sua vita. Mi disse una volta “ Se fai l’editore, non devi pensare al guadagno… Sì, il necessario per sopravvivere…Ma non oltre l’interesse per l’autore”…
Rammenta di manifestazioni inequivocabili a favore dell’atto di creatività ovunque si manifesti: “Tanti anni prima, a casa sua in via Melzi d’ Eril mi volle mostrare le opere d’arte che nei posti più impensati arricchivano il suo appartamento. Alcune sculture le accarezzava e mi faceva notare la loro finezza come fossero opere sue. Quando ci sedemmo a pranzo non smise mai di parlarmi d’arte e di poesia. Pensai alla sua solitudine e alla sua attività di piccolo gnomo dell’editoria e, in quella sua disordinata e grande casa, mi parve ancora più solo e compresi il senso di quella sua dedizione al lavoro. Tutti ne abbiamo sentito la mancanza, e mi riferisco agli amici, ma certo alla stessa Milano ha sofferto e soffre il vuoto lasciato dalla sua scomparsa”.
Mi domando se sono gli editori (probabilmente non tutti), oggi, ad essere cambiati, o gli uomini della nostra società, autori compresi, con le loro aspettative?
               
                                                                                                                                                                                        Roberto Ceccarini

 

baratto libri, scambio oggetti, swapping, kindergarten, annunci gratis, barter foto da: http://www.zerorelativo.it/blog/tag/scambio/

Quando i libri finiscono 

Forse non ci abbiamo mai pensato, ma se un giorno non si stampassero più libri? Tutti i libri del mondo finissero dentro un buco mangialibri?.Che “duro” mestiere è quello dello scrittore. Ancora più  “duro” poi se sei un poeta (i lettori in Italia sono pochi, in pochi si strapperebbero i capelli).Badate bene, il termine “duro”  qui, in questo intervento, sta per "difficile", “inutile”.Gli editori non trovano problemi a pubblicarti, le case più serie si accontentano di un opera sufficientemente dignitosa, visto che quasi sempre il poeta deve pagare per farsi editare. Poi però, arriva un giorno che i libri finiscono, la tiratura del libro va esaurita e  l’editore non ha interesse a pubblicare la seconda edizione (probabilmente pagando bene sarebbe ancora cosa plausibile). Cosa accadrebbe?.

Il nostro amico poeta Michele Caccamo si è scontrato con questa realtà.
I suoi editori, dopo avere esaurita la prima tiratura di ciascun libro, non  hanno inteso ristampare ( chiediamo lumi a Michele).
Ecco che il nostro poeta ha tagliato la testa al toro e ha reso disponibili tutti i suoi tre libri  nel blog Accademia Palasciana:  http://palasciania.splinder.com/post/21383763.
Noi in nome della “poesia” lo ringraziamo di cuore e dopo un attenta lettura, ci è sembrato doveroso sigillare la qualità cristallina dell’autore dandovi un assaggio dei testi contenuti nelle tre raccolte.
                                                                                                                                                                      Grazie Michele per l’opportunità concessaci!
 
Da: “chi mi spazierà il mare” - Zona Editore
 
ancora nella furia
e di nuovo l’abbondanza di una luna
scritta lì
e sempre illesa
e tanto distante dalla fisica della morte
                            
                                                           pag. 13
 
non sono le reliquie
covate dall’olio
come carne di acciughe
a farmi pregare
ma la storia delle guerre
le menzogne
 
                                                          pag. 77
 
quante luci agili
e così vicine agli uccelli
quanti fari atomici
ci seguono dal medesimo cielo
perché sono la guardia civica
che libera le campane
e ogni rumore
perché avvisano
che ci pianteranno un buco
una grotta nella schiena
 
                                                           pag. 78
   
 
Da: Pomo e MelaLietocolle
 
dimmi amore
e buca una voragine
fermala
poi dammi la disciplina
della tua bocca
il codice le labbra
 
                                                            pag. 14
   
 
Da: La stessa vertigine la stessa bocca ” Manni 
 
le nostre dita sono rami di salice
dal collo alla bufera
                                                            pag. 23
 
 
esco dalla guardia di Dio e muoio
abbassatemi il coperchio
per tutti i secoli
                                                            pag. 27
  
 
Michele Caccamo, nato a Taurianova (RC) il 21.12.1959, è residente a Gioia Tauro. Imprenditore, è stato assistente parlamentare alla Camera dei Deputati. Ha pubblicato: nel 2003 “Incoronato come le rose” (testo teatrale), nel 2005 “La stessa vertigine, la stessa bocca” Manni editori, prefazione di Raffaele La Capria (poesie), nel 2005 “Il segreto delle fragole” (antologia) Lietocolle editore (poesie), nel 2006 “Il pomo e la mela” (con Dona Amati) Lietocolle editore, prefazioni di M. Zizzi e T. Cera Rosco (poesie), nel 2007 “Chi mi spazierà il mare” Editrice Zona, prefazione di Alda Merini, postfazione di Andrea Camilleri.
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