progetto lettura 72 = marmo legge marmo

 

immagine presa dal blog "i colori dell’anima"

Perché i poeti sono poveri?rubrichetta n. 0 su poeti e dintorni -

Vi siete mai chiesti perché i poeti sono poveri? Almeno quelli veri…
Mia moglie non butta mai niente, figuriamo i testi scolastici. Un giorno in un armadio polveroso, mettendo a posto, è spuntato un tomo giallognolo senza copertina. All’interno, di traverso, c’era appuntato nome e cognome di mia moglie, nonchè la classe frequentata (3°E) . Un volume bello vissuto di 1241 pagine. Sfogliando inciampo su un intenso pezzo a pag 795, sempre attualissimo nonostante abbia quarant’anni. Un articolo scritto da Domenico Porzio, ripreso dalla rivista Epoca XXI, 1970, dal titolo: perché i poeti sono poveri? (risposta alla domanda di un ragazzo fatta al giornalista).
Vi invito alla lettura, a riflettere, a pensare perché in Italia le cose non cambiano mai.
 
“Io da ragazzo stavo in una strada dove abitava un poeta povero. Viale Mugello, prima della guerra, era ancora periferia di Milano: un viale largo, spartito in tre vie da due aiole d’erba gracile e da due file di platani; un viale breve, con una scuola gialla e poche case, mozzato ai lati dai un binario della ferrovia.
Lui, il poeta, abitava nella prima casa del viale, in due locali al pianterreno: un appartamento modesto nel quale sbirciavo uno scaffale di libri contro una parete di fiori sbiaditi e in cui a sera si accendeva una lampadina fioca. Usciva dal portone a ore fisse : tutte le volte che potevo, cercavo di trovarmi sui suoi passi per osservarlo da vicino; sapevo chi era, avevo già letto alcune sue poesie e il suo misterioso mestiere mi stupiva. Indossava un abito grigio, sempre lo stesso, liso e pulito, portava quasi sempre una borsa a cartella nella quale forse , nascondeva tra carte e libri, rientrando, qualcosa per la cena; camminava rasente al muro, come un ripetente, con uno sguardo insieme assente ed ironico e con un’ombra di un sorriso sulle labbra sottili. Quando a sera, rincasava, sembrava più allegro: si fermava ad accarezzare la minuscola figlia coi capelli crespi che saltellava nei quadrati del gioco dell’oca, disegnati per terra e sorrideva ad un volto bruno e triste di donna in attesa dietro ai vetri. Certo, lasciava alle spalle un amaro lavoro quotidiano dal quale spremeva l’indispensabile per vivere: aveva finalmente la notte tutta per sé, per i suoi libri e per quelle straordinarie parole che disponeva con pazienza su carta. Dal balcone della mia stanza, al quarto piano dirimpetto, mi accadeva spesso di fissare, fantasticando, la sua finestra al pianterreno, con quella luce nebbiosa dietro le mezze tendine, ed il lento muoversi di una vaga ombra. Forse fu una di quelle sere che la sua mano scrisse i seguenti tre memorabili versi “Ognuno sta solo sul cuor della terra/trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera”.
Il poeta premio Nobel Salvatore Quasimodo fu per tutta la vita un uomo povero: il premio svedese e il riconoscimento mondiale alla sua poesia gli diedero negli ultimi anni una certa agiatezza: ma non ville, né appartamenti , né proprietà terriere. Non ne ha Giuseppe Ungaretti, né Eugenio Montale, né altri che le storie letterarie indicano come i depositari della poesia italiana contemporanea. Costoro hanno pubblicato libri e raccolte di versi, lodati e lacrimati anche dai ricchi e dai potenti, ma nessuno di essi vive della propria poesia. Tutti si sostengono, quando lo hanno, con un secondo mestiere: l’insegnamento, il giornalismo, la collaborazione, alla radio e alla televisione; e talvolta con lavori umili e umilianti. Certo, una ideale società civile dovrebbe mantenere a proprie spese almeno i vecchi e riconosciuti suoi grandi poeti: in altri paesi assolvono lo scopo, anche se parzialmente, Fondazioni e Accademie; a noi abolita l’Accademia fondata nell’era dell’Orbace, nessuno ha sentito il dovere di sostituirla. Il denaro pubblico ha, forse, altri impegni da assolvere. D’altra parte, che pretende la genìa ei poeti? Non sanno che carmina non dant panem? (la poesia non dà a vivere).
In realtà i poeti hanno sempre rappresentato uno scandalo. Platone li riteneva uomini senza senno.
Il giudizio, nei secoli, si è modificato, ma la società colloca i poeti tuttora in un angolo, dietro la lavagna: perché la nascita di un poeta è sempre un attimo di disordine, e questo disordine – ha scritto Quasimodo – genera insofferenza. Sono creature, i poeti, che credono in modo scandaloso e sono sempre innamorati scandalosamente: anche quando sono disperati e non rinnegano mai la vita e dicono parole vive ma talvolta oscure, come voce di un oracolo di cui temiamo il significato.
Il poeta non è, come nella romantica immagine di Shelley, un usignolo che sta al buio e canta per alleviare la propria solitudine. E un irregolare il quale non teme nemmeno la morte, abituale visitatrice dei suoi pensieri: egli è sereno quindi, là dove non ci spaventiamo, ed è violento là dove non ci spaventiamo, ed è violento là dove vorremmo quiete ed acque calme. Il poeta non diventa, ma nasce, e quando è tale, egli è uomo intento a perseguitare senza scampo le omissioni d’amore; diventa un pericolo perché – scrisse Dylan Thomas – vuole bruciare e restituire il mondo. Il suo abbraccio è sempre un atto di violenza.
Sono poveri quindi, dunque, per diritto: perché devono essere liberi se vogliono costruire la storia e la cultura che conta. Se le loro parole decadessero a un semplice prodotto di consumo e divenissero fonte di ricchezza, scomparirebbero le verità dalla terra e con esse la poesia. Brancoleremmo senza bussola in un mondo senza amore e allora, ha scritto Quasimodo, “cacciati i poeti dalla terra come la grande peste, verrà il tempo del silenzio. Così le sabbie ricoprirono molte civiltà”.
 
                                                                                      Domenico Porzio (in Epoca, XXI, 1970, n. 1039)
 

 

Scrittori Precari Reading Tour Italiano 2009
Dal 19 al 26 settembre 2009

Il Collettivo romano Scrittori Precari dal 19 settembre farà tappa in varie città di Italia per una serie di reading incentrati sul precariato inteso nel senso più esteso del termine.

Con la collaborazione di altri autori che hanno aderito all’iniziativa nelle città che saranno toccate, Gianluca Liguori, Simone Ghelli, Angelo Zabaglio, Luca Piccolino e Alex Pietrogiacomi leggeranno opere inedite di poesia e narrativa e brani tratti dalle loro pubblicazioni.

Di seguito il programma
Anteprima “Scrittori precari Reading tour 2009”

17 – Roma, dalle ore 18 alle 24, Associazione culturale Simposio, via dei Latini 11
Maratona letteraria:
Gianluca Liguori, Antonio Romano, Girolamo Grammatico, Ilaria Mazzeo, Simone Ghelli, Cristian Giodice, Dario Falconi, Peppe Fiore, Alex Pietrogiacomi, Roberto Mandracchia, Angelo Zabaglio, Alessandro Hellmann, Luca Piccolino, Luca Moretti, Cristiano Armati, Andrea Coffami, Dario Morgante, Massimiliano Coccia e Vanni Santoni. Inframezzi musicali di Mad. Res. Klern

Tour precario settembre 2009

19 – Napoli, ore 19, Libreria Ubik, via Benedetto Croce, 28
Ospiti Marco Marsullo e Raffaella R. Ferré

22 – Firenze, ore 21.30, Libreria La Cité, Borgo San Frediano 20r
Ospiti Vanni Santoni e Ilaria Giannini

23 – Bologna, ore 19.30, Libreria Zammù, via Saragozza 32a
Ospiti Decimo Cirenaica e Matteo Bortolotti

24 – Milano, ore 19.30, Frida Café, via Antonio Pollaiuolo 3
Ospite Giacomo La Franca

25 – Meldola (FC), ore 21.00, Casa del Cuculo, via Ceppareto 14

26 – Giano dell’Umbria (PG), ore 19:00, Repubblica di Frigolandia, Località La Colonia/Montecerreto
Ospite Barbara Pinchi

Per informazioni
scrittoriprecari@yahoo.it
www.scrittoriprecari.wordpress.com

ufficio stampa
pressscrittoriprecari@gmail.com
347 80.57.496

 

Segnalo delle pubblicazioni su ebook di

Clepsydra Edizioni



Tra gli autori editi anche alcuni nostri amati ospiti: 

Giacomo Cerrai - Antonio Fiori - Pier Maria Galli

-Francesca Pellegrino - Iole Toini - Liliana Zinetti.


 

 Intervento n. 6 di Luigi Di Ruscio

   

Poesia del norvegese Thor Sørheime (1949)
tradotta da Luigi Di Ruscio
 
 
A memoria
 
C’è sempre un tunnel
dall’altra parte della luce, un piccolo buco
sui i nostri tramonti, riflessi e dolori dell’amore
perché il mondo non crolli sulle nostre teste. E noi che viaggiamo
a memoria ricorderemo quella parte della montagna
con le pietre pericolanti sopra di noi
e i più famosi oracoli profetizzeranno sempre giustamente
sino a quando considereremo la nostra vita
con una certa allegria.

 

http://www.anonimascrittori.it/il-bit-dellavvenire-il-regolamento-ufficiale/

 

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Luigi Di Ruscio- "intervista al poeta operaio"


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Commenti

  • redmaltese: Ti ringrazio di cuore caro...
  • normannoluigiromano: Caro Roberto, ho udito via...
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